
(Credits: AP Photo/Aliosha Marquez)
951 città, 82 Paesi nel mondo. I numeri parlano chiaro e gli organizzatori delle manifestazioni del 15 Ottobre esprimono la loro gioia per la riuscita del fine settimana di proteste (foto qui). Twitter, Facebook, YouTube: sui social network si riversa la massa degli indignados di tutto il pianeta per commentare ed esaltare il loro “sabato del villaggio” (globale).
Ma, dopo i titoloni di domenica i grandi media internazionali scelgono il low profile sulle proteste di sabato. Così il Guardian mette in homepage, anche se in seconda battuta, la notizia che le tende dei manifestanti ancora occupano la piazza antistante la Cattedrale di Saint Paul e pubblica tra le centinaia di foto del weekend di proteste nella capitale inglese quella emblematico di un ragazzo poco più che ventenne con un minaccioso tazebao appeso al collo che recita: “Ricchi attenti, avete i giorni contati“.
Il Telegraph (quotidiano conservatore), pubblica laconico la notizia dell’occupazione della Borsa di Londra, soffermandosi sulla posizione del sacerdote della cattedrale che ha chiesto ai poliziotti di lasciare la piazza antistante Saint Paul, invitando i manifestanti a unirsi ai fedeli per le celebrazioni della domenica. Il Pais (quotidiano progressista spagnolo che segue sin dall’inizio il movimento degli indignados, ribattezzato 15-M, dalla data del 15 ottobre) dà notizia che i manifestanti hanno occupato un edificio a Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, offrendo rifugio a famiglie senza casa. E così anche a Barcellona.

(Credits: AP Photo/Ricardo Arduengo)
Stesso understatement anche sul New York Times, che pubblica un articolo in cui dà notizia che gli occupanti di Wall Street stanno dibattendo sulle “richieste (se ce ne sono) da fare”. Stessa cosa su Al Jazeera, che dedica un ampio servizio video-fotografico alle manifestazioni simultanee del 15 ottobre ma oggi gli nega i titoli di apertura. E allora il popolo del 15 ottobre impazza sulla rete.
Fioccano commenti e racconti su Facebook e Twitter. Centinaia i video postati su YouTube. E’ il sito United for Global Change che detta i tempi e consiglia cosa cliccare. In pole position la pagina Facebook “Reflections on a Revolution” che dedica l’ultimo post all’inferno di Roma e scrive: “Mentre i gas lacrimogfeni e le bombe carta volano da un’antica città all’altra (da Atene a Roma ndr), ancora una volta viene messa in discussione la sostenibilità sociale del nostro movimento politico ed economico”. “L’esplosione della violenza a Roma - continua Roarmag su Facebook - come a Londra e prima ancora ad Atene - è sintomo di una malattia molto più profonda: la crisi del capitalismo finanziario globale e la profonda crisi di legittimazione delle nostre democrazie rappresentative. La domanda dunque non è se ci sarà di nuovo violenza, ma dove e quando accadrà”.
Su Twitter @revolutions_info ricorda che da oggi (lunedì 17 ottobre) inizia una nuova “settimana di passione” per la Grecia e informa i suoi lettori che tramite il suo sito web è possibile seguire l’evoluzione delle diverse “rivoluzioni” in tutto il mondo. Stesso atteggiamento segue WikiLeaks, il cui fondatore, Julian Assange, sabato si è unito ai manifestanti di Londra ed è stato fermato dalla polizia.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Lunedì 17 Ottobre 2011


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