
(Credits: AP Photo/Oded Balilty)
I giornali di tutto il mondo aprono sulla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit. Le foto del ragazzo tornato in libertà dopo 5 anni nelle mani di Hamas lo mostrano dimagrito ma in buona salute. Anche le famiglie dei palestinesi scambiati per Shalit sono in festa e attendono con trepidazione il ritorno a casa dei loro cari.
Alla fine l’accordo è andato a buon fine e Gilad sta tornandoo a casa. Il mondo tira un sospiro di sollievo e in Israele e nei Territori esplode la festa. Sono 477 i palestinesi liberati dal governo israeliano. I primi di un totale di 1.027, che saranno tutti rilasciati entro i prossimi due mesi. Dalla Francia (il padre di Gilad, Noam Shalit, ha origini francesi) i due maggiori quotidiani, Le Monde e Le Figaro, sottolineano l’importanza dell’intervento del presidente Nicolas Sarkozy in favore della liberazione del soldato israeliano.
Le Monde titola sulle parole di Abbas, il presidente dell’Autorità Palestinese, che sottolinea gli “sforzi considerevoli” del capo dell’Eliseo per arrivare alla liberazione. Il quotidiano progressista pubblica inoltre una lista (con ritratti) dei palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Così pure Le Figaro, più vicino alle posizioni del presidente francese, che apre la sua edizione online con la foto di Gilad Shalit libero e sottolinea che il ragazzo è “in buona salute“, riportando le dichiarazioni del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, che ha subito espresso il suo “immenso sollievo” per la notizia della liberazione.
Anche i media americani aprono sulla liberazione, sottolineando che Gilad appare in buona salute e che ha parlato in televisione prima di mettersi in viaggio per raggiungere la sua famiglia che lo aspetta presso la base militare di Tel Nof. “Hamas mi ha trattato bene“, ha dichiarato il venticinquenne davanti alle telecamere e un attimo dopo è corso al telefono per parlare con la mamma Aviva e il papà Noam. “Il ritorno di Shalit è un segno di speranza“, titola nella sua homepage la Cnn, facendo riferimento alle ripercussioni positive sul processo di pace dell’accordo andato a buon fine tra Israele e Hamas . E a giudicare dalle reazioni dai Territori per la prima volta sembra che la gioia e la festa sia condivisa anche dalla parte palestinese.

(Credits: Epa/Atef Safadi)
Il quotidiano arabo in lingua inglese, ArabNews, dedica un editoriale alla vicenda, dal titolo: “Lo scambio di prigionieri provoca gioia e rabbia”, e punta l’obiettivo sui famigliari dei primi 477 palestinesi liberati, che attendono di poter riabbracciare i loro cari dopo aver temuto di non rivederli mai più: “Dovremmo pregare che venga il giorno in cui né gli israeliani né i palestinesi sentano la necessità di imprigionari i reciproci figli“, recita l’editoriale nel suo incipit e continua: “Ci sono migliaia di mamme palestinesi e padri, mogli e figli che oggi attendono sui carboni ardenti l’arrivo dei loro amati, che in molti casi credevano di aver perso per sempre nei meandri delle prigioni israeliane”. L’editoriale aggiunge polemicamente che “Israele e i suoi alleati sono convinti di aver catturato molti terroristi, ma per la gente palestinese sono invece dei patrioti che combattono per la libertà e che sono stati capaci di sacrificare le loro vite e la loro libertà per una giusta causa”. Al Jazeera, la televisione del Qatar, dedica un’ampia copertura alla vicenda e si chiede se adesso che più di mille prigionieri palestinesi saranno liberati, l’attenzione si sposterà anche su quelli che sono ancora detenuti nelle carceri dello Stato ebraico.
Dei 477 palestinesi rilasciati non tutti torneranno a casa. 39 saranno deportati e “smistati” tra Turchia, Siria e Qatar. Il quotidiano turco Hurriyet pubblica in esclusiva la lista dei 39 che saranno deportati, e che sono considerati “i più pericolosi” da parte del governo israeliano. Su 33 dei 39 pende una condanna all’ergastolo per gli atti terroristici compiuti. I deportati saranno presi in carico dall’Egitto, che poi provvederà a inviarli nei tre Paesi che hanno dato disponibilità ad accoglierli. Non si conosce ancora la ripartizione, ma sembra che alla Turchia ne toccheranno 10.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Martedì 18 Ottobre 2011


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