
Mitt Romney (Credits: LaPresse/Stephan Savoia)
Per l’Uomo che ha Saputo Aspettare, sembra che il momento sia arrivato. Ora Mitt Romney è il “candidato inevitabile”. La lunga corsa per la nomination termina in estate, ma l’ex governatore del Massachusetts è il FrontRunner e i suoi avversari - ora che cadono (nei consensi) uno a uno, dibattito dopo dibattito - non sembrano essere in grado di toglierli lo scettro.
“Non faremo come Hillary Clinton nel 2008, quando tutti la davano come vincitrice e poi arrivò un certo Barack Obama”, dicono i consiglieri di Romney. L’uomo che ha Saputo Aspettare è anche un uomo che impara le lezioni. In politica.
Perché Mitt Romney potrebbe ottenere la nomination del GOP? Perché ne incarna tutte le anime. E nessuna. Perchè grazie al suo flessibile pragmatismo carico di valori conservatori, alla sua figura di politico e businessman di successo e, infine, grazie alla sua discreta, mai troppo sbandierata (anche se spesso, da altri, indagata, perché mormone), fede di uomo religioso, è in grado di soddisfare (chi più, chi meno) tutti i vari segmenti dell’elettorato del Partito Repubblicano e, in più, catturare il consenso degli indipendenti, ora delusi da Barack Obama.
La sua biografia parla per lui. E ci racconta che Mitt ha seguito per tutta la vita le orme del padre, che idolatrava e che ora, se dovesse ottenere la nomina a candidato e poi addirittura l’elezione a presidente, potrebbe “sorpassare” come uomo di successo. Perché lui, il padre, tentò di arrivare allo Studio Ovale, ma non ci riuscì.
George W. Romney era già una personaggio affermato quando nel 1947, a Detroit, sua moglie Lenore, dava alla luce il loro ultimo figlio, Mitt. Il nome fu scelto perché apparteneva a un parente, stella della squadra di football dei Chicago Bears.
Quando Mitt aveva cinque anni, suo padre divenne il Numero Uno dell’American Motors e la salvò dal fallimento. Quest’opera, lo rese famoso a livello nazionale e gli spianò la strada per la corsa a governatore del Michigan, carica a cui venne eletto nel 1963 e che mantenne fino al 1969. Un anno prima, George cercò di ottenere la nomination repubblicana per la presidenza, ma venne battuto da Richard Nixon. Il quale poi lo chiamò a Washington e gli affidò l’incarico di Ministro dell’Urbanistica. Mitt lavorò con il padre quando era governatore: fu il suo battesimo del fuoco in politica.
Mitt Romney ha modellato la sua carriera su quella di George. Dopo gli studi a Stanford e a Harvard, parte come missionario della Chiesa dei Santi alla volta della Francia. Lì rimarrà per più di un anno per predicare la sua fede mormone. Un’esperienza - che anche il padre aveva fatto - che gli permette di parlare un fluente francese (caso raro per un politico americano).
Quando torna in patria, inizia la sua carriera nel mondo degli affari. E’ il manager della Bain & Company, società a cui fa guadagnare molte posizioni nelle speciale classifica delle più floride corporation degli Stati Uniti. Anche grazie a questo successo tenta la scalata di Capitol Hill. Nel 1994 corre per la poltrona di senatore del Massachuetts, ma quello è il feudo di Ted Kennedy, che infatti lo batte.
Tornato al mondo del business, a Mitt Romney viene chiesto di prendere in mano le sorti (allora, cupe) del Comitato Olimpico di Salt Lake 2002. E’ il 1999, e il missionario in Europa, riesce a dare la più convincente prova come manager: i giochi saranno un successo e il ritorno economico per la capitale dei Mormoni è importante. Come il padre aveva “resuscitato” l’American Motors, il figlio riesce nel compito di portare a termine un’impresa che secondo molti era disperata.
Questo successo gli permette di tornare ancora una volta all’altra passione della famiglia: la politica. Nel 2002 corre e viene eletto come governatore del Massachusetts. Carica che terrà per un solo mandato. E’ durante la sua amministrazione che viene varata la riforma sanitaria dello stato, in alcuni aspetti abbastanza simile a quella voluta poi da Barack Obama. E’allora che Romney cambia posizione su alcuni temi, come per esempio, l’aborto. In un primo tempo, tiepidamente non contrario, diventa ora un assoluto seguace del Pro - Life.
Visto il calo dei consensi, decide di non ripresentarsi. Tenterà, nel 2008, la corsa alla Casa Bianca. Ma, nonostante sia appoggiato dall’establishment di Wall Street, la sua mancanza di carisma lo mette in secondo piano rispetto a John McCain. Mitt Romney torna dunque nell’ombra, in attesa del suo momento.
Che ora sembra arrivato. Le grandi corporation sembrano credere in lui. Così come fanno gli elettori indipendenti. La destra religiosa non lo ama perché in passato non ha mai fatto grandi campagne sui temi “morali”: aborto, omosessualità famiglia. La sua sua fede comunque lo porta naturalmente a credere in alcuni valori. E il fatto che sia un mormone, al di là di qualche polemica di un paio di sostenitori di Rick Perry, non sembra essere un problema.
Lui affronta la campagna elettorale come ha sempre fatto: un poco da missionario, un poco da manager. Sognando di diventare presidente. In nome del padre.
Nome : Willard Mitt Romney
Età: 64 anni
Luogo e data di Nascita: 12 marzo 1947, Detroit, Michigan, Stati Uniti
Famiglia: sposato con Ann, ha cinque figli
Attuale occupazione: conferenziere, raccoglitore di fondi per il Partito Repubblicano
FRASI CELEBRI
Sull’aborto: “Ero favorevole alla scelta della donna, ora sono orgogliosamente Pro - Life” (Dicembre 2007).
Sull’economia: “La politica economica di Barack Obama può far male ai ceti medi. Pensiamo a loro prima di tutto” (Settembre 2011).
Sui diritti civili: “Il matrimonio è una istituzione sacra, un’unione tra un uomo e una donna” (Gennaio 2007).
Sulle corporations: “L’America ha bisogno di un businessman conservatore per rilanciare l’economia” (Settebre 2011).
Sull’educazione: “La scuola dovrebbe insegnare i tradizionali valori della famiglia, ma non la religione o le preghiere” (Gennaio 1994).
Sulla politica estera: “Liberiamo Cuba e liberiamoci da tutti gli altri pericoli come Hugo Chavez” (Dicembre 2007).
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 19 Ottobre 2011


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Il 30 Dicembre 2011 alle 18:45 [Elezioni Usa 2012] Sarà l’anno di Mitt Romney? | Vivi Capena ha scritto:
[...] tappeto i suoi avversari e mettere una seria ipoteca sulla vittoria finale. Questo è il momento di Mitt Romney. Potrebbe vincere nei caucus in Iowa il 3 gennaio, mentre è quasi sicura una sua affermazione [...]
Il 4 Gennaio 2012 alle 11:45 [Elezioni Usa 2012] In Iowa Romney vince di otto voti su Santorum, terzo Paul | Vivi Capena ha scritto:
[...] un’incredibile gara al fotofinish, Mitt Romney si è aggiudicato i caucus in Iowa, battendo di soli otto voti la grande sorpresa di questo primo [...]
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