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Reparti di Al Shabaab pronti al combattimento (Credits: AP Photo/Mohamed Sheikh Nor)
Dopo numerosi sequestri e scorribande di Al Shabaab in Kenya, Nairobi ha deciso di dichiarare guerra agli estremisti somali. Dai villaggi di Liboi e Mandera, colonne di militari a bordo di camion, ed elicotteri e jet dal cielo hanno iniziato quella che dovrebbe essere un’operazione di messa in sicurezza e di creazione di una “zona tampone“. Per non permettere ad Al Shabaab di lanciare attacchi contro il Paese vicino.
Nell’ultimo mese, tre incidenti hanno fatto gridare all’allarme: il rapimento di una donna francese nell’isola di Manda il primo ottobre, di due operatori spagnoli prelevati dal campo di Dadaab il 13 ottobre e, l’11 settembre scorso, l’uccisione di un inglese e il rapimento della moglie dall’oasi turistica di Kiunga. C’è, appunto, di che far scappare le migliaia di stranieri dalle spiagge e far tremare il governo kenyota che ha, nell’industria turistica della costa, uno dei suoi punti di forza.
E così Nairobi ha dichiarato guerra ad Al Shabaab. Nell’ultimo anno, l’esercito kenyota si è rafforzato enormemente. Le spese militari sono state di 27 miliardi si scellini, pari a circa 200 milioni di euro per aerei, mitragliatori pesanti da montare sugli elicotteri e granate e lancia granate. La quarta più alta spesa militare del Continente Nero.
Al Shabaab, da parecchi mesi, compie incurisoni in territorio somalo. La permeabilità dei confini e la facilità con cui piccoli commando hanno rapito e possono rapire bersagli occidentali ha fatto saltare sulla sedia Yusuf Haj, il ministro della difesa kenyota. Il nord del Kenya sta diventando il nuovo soft target per Al Shabaab.
Secondo quando riferito all’agenzia Reuters da un ufficiale kenyota, le truppe di Nairobi si stanno muovendo in accordo con altri grupi armati somali alleati e avrebbero già distrutto le basi operative Shabaab nel distretto di Dhobley. Kismayo, più a nord, rimane una delle roccaforti degli Shabaab, soprattutto dopo la ritirata dalla capitale somala.
Ma che cosa significa questa operazione per l’uno e l’altro fronte? Dal punto di vista kenyota, Nairobi deve ribadire la sua sovranità e la sicurezza dei suoi territori. Un messaggio quindi diretto agli stessi kenyoti. Oltre a lanciare un segnale forte ai Paesi stranieri: risolveremo il problema sicurezza e, cari turisti, venite pure sulle nostre spiagge.
Da punto di vista somalo, la questione è più complessa: ogni volta che un Paese straniero è intervenuto in Somalia, ne è scaturito il caos. Basti pensare al recente intevento etiope. L’operazione kenyota dovrà essere “mordi e fuggi” e non potrà trasformarsi nemmeno temporaneamente in una occupazione di suolo somalo. Farebbe il gioco degli estremisti, come già fecero gli Etiopi appunto. Infine, dal punto di vista di Al Shabaab, Nairobi rischia di diventare un grosso problema. Se e quando il Governo Transitorio, supportato dall’Unione Africana, decidesse di ampliare la sua influenza al di fuori di Mogadiscio, in quelle zone rurali in cui gli estremisti non hanno molto appeal sulla popolazione, Shabaab si troverebbe a combattere su due fronti.
Fonti kenyote riferiscono della preparazione, nelle prossime ore, di una massiccia operazione kenyota verso la città di Afmadow, a 600 chilometri a sud di Mogadiscio. Anche forze governative somale e la Brigata Ras Kamboni (islamisti moderati) si starebbero spostando verso Afmadow. Per Shabaab, che ha già puntato il dito sul Kenya minacciando attacchi terrorisitici, potrebbe essere una battaglia campale.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Mercoledì 19 Ottobre 2011


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