
(Credits: AP Photo/Petros Giannakouris)
Secondo giorno di tensione in Grecia. Atene si prepara al peggio. Prosegue lo sciopero generale di 48 ore che sta mettendo a ferro e fuoco il Paese ellenico. I manifestanti riempiono le piazze per gridare il loro “no” al nuovo pacchetto di austerity in discussione questa settimana al Parlamento. La protesta esplode in tutte le maggiori città greche, da Patrasso all’isola di Creta.
Scontri, feriti, incendi. Atene è un campo di battaglia dove si fronteggiano poliziotti in tenuta anti sommossa e manifestanti che appartengono alle categorie più toccate dalla crisi, quelle dei lavoratori pubblici. Tra loro anche dei giovani incappucciati e sono proprio questi ultimi che hanno ingaggiato una vera e propria guerriglia con le forze dell’ordine, tra bombe carta e lancio di molotov. La tensione in Grecia è alle stelle. Sul piatto ci sono ulteriori tagli “disperati”, per evitare il fallimento del Paese. Nonostante ormai in molti siano convinti che la situazione è talmente drammatica che il default sia inevitabile.
“Stiamo agonizzando ma questa è una lotta necessaria per cercare di evitare l’epilogo più drammatico di questa crisi”. Così Evangelos Venizelos, il ministro delle Finanze che ha guidato in questi ultimi mesi la complessa architettura di rapporti diplomatici con l’Unione euroepa. L’occhio del ministro è chiaramente puntato a questo fine settimana, quando Bruxelles dovrebbe decidere per l’erogazione dell’ultima tranche del fondo pe rla Grecia. “Ma chi stanno cercando di prendere in giro? Non ci salveranno. Con queste misure i poveri diventeranno più poveri e i ricchi più ricchi. Quindi io dico: no grazie. Non voglio essere salvato”. Parla in maniera concitata alle telecamere di Al Jazeera il cinquantenne Akis Papadoupolos, mestiere dipendente pubblico. “Non c’è lavoro. Non c’è niente qui“, è invece l’amara testimonianza raccolta dal quotidiano turco Hurriyet tra i giovani che stanno assediando il Parlamento di Atene. “Non abbiamo un futuro qui - dice Anastasia Kolokotsa, di soli 17 anni - Tutti i giovani desiderano andare all’estero e fanno bene”.

(Credits: AP Photo/Lefteris Pitarakis)
La lista delle nuove misure di austerity è articolata, ma sono sette i punti “caldi” che stanno alimentando le proteste e la rabbia e che hanno portato al quinto sciopero generale degli ultimi mesi. I più toccati sono i dipendenti pubblici. Per tutti i 700 mila impiegati del settore verrà ribilanciato il sistema di pagamenti e di promozioni. Ulteriori tagli andranno a toccare gli stipendi e i bonus. A 30 mila lavoratori pubblici verrà decurtato lo stipendio del 60%, preludio al licenziamento entro un anno da oggi. Le trattative con i sindacati sui salari sono sospese. Le pensioni che superano i mille euro mensili saranno tagliate del 20% sopra la soglia. Verranno poi effettuati altri tagli a pensioni e trattamenti di fine rapporto. Infine scenderà a 5 mila euro da 8 mila la soglia dei redditi esentasse.
“Uno Stato di ingiustizia“, così lo definisce Alexis Papachelas sulla versione online del quotidiano Ekathimerini. “Ho visto medici e infermieri sfilare lungo Vassilissis Sofias Avenue, nel cuore di Atene”, scrive l’editorialista greco. “Sembravano molto arrabbiati e molto stanchi. Erano infermiere e dottori degli ospedali pubblici e avevano ancora addosso i loro camici”. “Mentre li guardavo - prosegue Papachelas - pensavo che nessun politico dei diversi partiti in Grecia avrebbe qualcosa da offrire per convincere queste persone”. L’attacco al premier Georgos Papandreou è feroce. Ad Atene in molti sono convinti che sin dall’inizio della crisi il governo guidato da Papandreu abbia optato per l’opzione più semplice, ossia quella di imporre tagli a carico di specifiche categorie di lavoratori pubblici. Il risultato è che “Se il govenro non cambierà i toni - scrive Papachelas - l’intero apparato dello Stato crollerà” e “presto i poliziotti antisommossa che custodiscono il Parlamento molleranno i loro scudi e se ne andranno, perché non saranno più in grado di tollerare la pressione della povertà e di una tensione senza fine”.
Una previsione apocalittica, che però non si allontana poi tanto dall’orizzonte che si prospetta di fronte alla Grecia e che è a un tiro di schioppo, quando dal cilindro del vertice di Bruxelles nel fine settimana salterà fuori una risposta. Atene si prepara al peggio, mentre le proteste vanno avanti senza soluzione di continuità.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 20 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 20 Ottobre 2011 alle 11:22 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
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