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Morte di Gheddafi: dall’entusiasmo in Libia ai commenti della politica. E l’ironia della rete

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  • Tags: facebook, Libia, Muammar Gheddafi, rivolte islam
  • 4 commenti
Festeggiamenti in Libia per la morte di Gheddafi EPA/MOHAMED MESSARA

Festeggiamenti in Libia per la morte di Gheddafi EPA/MOHAMED MESSARA

MUAMMAR GHEDDAFI, fine di un dittatore - LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI

di Anna Mazzone e Marco Morello

La morte di Gheddafi è stata accolta con sollievo da tutti, a cominciare da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ma in molti adesso si interrogano sulle modalità della sua uccisione. Immagini terribili, che mostrano il Colonnello insanguinato e impaurito, circondato da guerriglieri esaltati. Immagini concitate, euforiche e crudeli. I ribelli lo toccano quasi per vedere se è vero, se è realmente lui. Lo strattonano come un oggetto fatto di carne e gridano Allah akbar Allah Akbar. Poi uno sparo e lo sguardo di Gheddafi si spegne. I ribelli hanno dato diverse versioni sulla sua morte. Inizialmente hanno detto che era stato ucciso durante uno scontro a fuoco, dopo aver riportato ferite gravissime. Poi si è sparsa la voce che fosse stato un raid della Nato a far saltare il rifugio sotterraneo dove si nascondeva con i suoi fedelissimi a Sirte. Ma le immagini che tutto il mondo ha visto raccontano un’altra verità, una verità bestiale, un’esecuzione sommaria.

Per questa ragione, il portavoce il portavoce dell’Alto commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Rupert Colville, ha fatto sapere che “c’è bisogno di un’indagine” e che sono “necessari maggiori dettagli per stabilire se Gheddafi è stato ucciso durante una forma o l’altra di scontri o se è stato giustiziato dopo la sua cattura”. Riguardo alle immagini riprese con i cellulari e diffuse dalle televisioni di tutto il mondo, il portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu con sede a Ginevra ha dichiarato che “messe insieme sono inquietanti”, ricordando che le Nazioni Unite hanno già avviato una commissione di inchiesta sulla Libia.

Nicolas Sarkozy abbassa i toni euforici e a chiedere un clima di “perdono e riconciliazione”. Il capo dell’Eliseo ha aggiunto che “Non ci si deve mai rallegrare per la morte di un uomo, qualsiasi cosa abbia fatto” e ha poi di fatto anticipato l’annuncio ufficiale della Nato previsto per oggi pomeriggio sulla fine della guerra: “l’operazione” condotta in Libia “giunge al termine”, ha detto Sarkozy.

Dal Venezuela il presidente Hugo Chavez, amico fraterno di Gheddafi, lo ha definito “un martire”, e ha condannato la caduta del raìs e le modalità della sua uccisione con parole amare : “Lo hanno assassinato. È un oltraggio”, ha detto il caudillo da Caracas. Intanto in Libia continua la festa e - secondo fonti della Bbc - la sepoltura del cadavere di Gheddafi avverrà in segreto per motivi di sicurezza. Insomma, tanto il Colonnello era ingombrante da vivo, quanto il suo corpo da morto continua a creare non pochi problemi e a lasciare aperti molti interrogativi.

LE REAZIONI IN ITALIA - Su quella che sembra una terribile esecuzione sommaria si levano voci anche in Italia. A cominciare da Emma Bonino dei Radicali, che in una lunga intervista a Repubblica dice che “non c’è nulla da festeggiare” e che con la morte di Gheddafi molti suoi segreti verranno sepolti con lui. ”Sulla morte di Gheddafi - dice la Bonino - bisognerà fare chiarezza. In ogni caso ritengo che le esecuzioni e la giustizia sommaria non siano mai da festeggiare, neppure quando riguardano dittatori o tiranni. Dal processo farsa a Saddam Hussein alla morte di Bin Laden, non sono mai state un buon inizio”. L’esponente Radicale avrebbe preferito per Muammar Gheddafi un processo equo, esattamente come il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha dichiarato che “Un processo sarebbe stato un momento ancora più alto per rendere giustizia al popolo libico” e che “Rimane l’amarezza di non aver potuto vedere lui e i suoi figli alla sbarra”, perché “Con un processo si sarebbe data l’impressione che la pagina della nuova Libia iniziasse secondo lo stato di diritto”.

Per la Cei (la Conferenza Episcopale Italiana) non si deve confondere la Giustizia con la vendetta: “La morte di Gheddafi - si legge in una nota pubblicata dall’agenzia Sir - e la sua ostentazione parlano di vendetta. Forse non poteva essere diverso ma noi non siamo d’accordo”.

Da destra a sinistra, da maggioranza a opposizione, sono tanti i personaggi che non hanno apprezzato lo spettacolo e che avrebbero gradito un esito diverso della vicenda. Flavia Perina, deputata di Fli, spiega: “Non mi piace la foto di un leader assassinato in una buca”. E parte all’attacco con la polemica: “Non mi piacciono i ministri italiani che esultano in tv per uno che un anno fa definivano il migliore amico dell’Italia. La piccola Piazzale Loreto mediatica inscenata dal centrodestra sul corpo di Gheddafi fa schifo”.
In verità nel centrodestra c’è chi è d’accordo con la Perina, almeno nello stigmatizzare l’uso che è stato fatto del corpo del colonnello. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, dice che Gheddafi “è stato ucciso in modo barbaro”. E argomenta: “Non sono contento della morte, era meglio un processo. Generalmente quando ci sono queste rivoluzioni le morti dei capi nemici sono quasi inevitabili, ma credo che la democrazia occidentale preveda anche nei confronti del nostro nemico un processo conforme alla nostra società. Noi non ci adattiamo ai livelli di condotta del nemico ma ai livelli di una maggior maturità democratica”.

Di “scena barbara e oscena dell’uccisione e dell’oltraggio al cadavere di Gheddafi» parla il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi. E la definisce «una pagina tragica della storia della Libia. Gheddafi aveva diritto ad un processo equo alla corte internazionale dell’Aja”. Anche perché, come afferma lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini, “un processo, invece della morte cruenta alla quale il colonnello è andato ieri incontro nella sua città natale, sarebbe stato un momento ancora più alto” per rendere giustizia al popolo libico. Infine chiosa: “Si sarebbe data l’impressione che la pagina della nuova Libia inizia secondo lo Stato di diritto”.

Sulla sponda opposta ma sulla stessa linea di pensiero si pone Walter Veltroni, che affida a un post su Facebook le sue considerazioni. Premette: “Non riesco ad accettare che tutto sia normale. Certo, non si può non capire la rabbia di un popolo che ha vissuto sottomesso e oppresso per decenni. Non si può non dire che se Gheddafi invece di resistere avesse accettato una transizione concordata l’esito sarebbe stato diverso. Però restano in me molti interrogativi”. E li espone: “Che il mondo commenti le immagini di Sirte come fossero la naturale e inevitabile conclusione di un regime - osserva l’ex segretario del Pd - a me non sembra normale. Quel corpo martoriato, il balletto col sangue, le fotografie vendute al migliore offerente, l’idea stessa della condanna eseguita da chi per caso si trova a farlo è il contrario del percorso faticoso che da Auschwitz in poi abbiamo fatto, tutti insieme. La violenza efferata sullo sconfitto spesso assomiglia al plauso entusiasta agli orrori praticati dal potente di turno. Non è la vendetta alla base del diritto e della convivenza ma la giustizia”. E conclude: “Il diritto e il rispetto delle garanzie per ogni essere umano non sono una coperta che si può tirare dove si vuole. E il rifiuto della violenza, per essere credibile, non può essere intermittente. Preferisco la grandezza di Nelson Mandela al waterboarding di Guantanamo e la sapienza di Lech Walesa o di Helmut Kohl ai corpi esposti tra grida e telefonini”.

I GIUDIZI E L’IRONIA DELLA RETE - Sollievo, rabbia, orrore ma anche parecchia ironia. Così la rete italiana ha accolto la notizia della morte del colonnello, mettendo da parte i filtri e dando spago all’inventiva. Non appena l’annuncio è diventato ufficiale, è apparso in fretta il gruppo «Gheddafi è passato da “invisibile” a “offline”», giocando sulle analogie degli status della chat del social network per eccellenza.

Altrove sono state riprese sequenze fotografiche un po’ dissacranti, come quella intitolata “Papino”, occhio ad agitare troppo quel ditino» e le immagini con una “x” rossa sopra i ritratti di Saddam Hussein, Bin Laden, lo stesso Gheddafi e poi Berlusconi, quest’ultimo senza la “x”. Tutti e quattro con il dito alzato durante un discorso. Di lì altre divagazioni sempre sulla falsariga della cronaca, con una dichiarazione di Michele Misseri, uno dei protagonisti del caso di Avetrana, che secondo la fantasia degli utenti si sarebbe accusato per l’ennesima volta: “Ho ucciso io Gheddafi. Non voleva prepararmi il kebab e ho dovuto stringere la cinghia per sopravvivere”.

Del tutto diversa l’atmosfera della fan page ufficiosa del leader libico, catalogato come «monarca» e con quasi 2.500 utenti iscritti. Uno di loro, Asso di Cuori, apre una discussione e scrive: “Lo hanno ammazzato peggio di un cane. E questa è democrazia?”. I punti interrogativi che chiudono il post sono in verità una dozzina. Roberto gli risponde: “Macché democrazia, quello era un pazzo sanguinario. Morte ai pazzi sanguinari!”. Torna Asso di Cuori: “Era un uomo con le palle”. E Roberto lo appoggia: “Ha fatto la storia. A 27 anni da tenente dell’esercito ha preso in mano un paese allo sbando rendendolo tra i più rikki (ricchi, ndr) d’Africa”. Il dibattito s’infuoca. Sergio: “E le persone che ha ucciso dove le lasciate? Era un dittatore e doveva morire come un cane”. Antonino: “Quante persone ha ammazzato, dio bono!”. Marco: “Gheddafi, il più occidentale libico della storia. Rip. Chi ci proteggerà ora da questi fanatici?”. E così via, in un lunghissimo botta e risposta.

Sempre su Facebook si sono moltiplicati i gruppi con la foto del cadavere come immagine principale e la possibilità offerta agli utenti di vedere il video della sua uccisione. Uno in particolare obbliga di cliccare sul pulsante “mi piace” e condividere la pagina con gli amici per essere abilitati. Senza poi mostrare effettivamente nulla. Un modo, insomma, per speculare sulla notizia e generare traffico: un classico escamotage associato ai grandi eventi e ai casi di cronaca.

Anche su Google+, il social network rivale di Facebook, il dibattito su Gheddafi è il tema del giorno. Nicola: “Non si dovrebbe augurare la morte a nessuno, ma non riesco a non essere soddisfatto dell’accaduto”. Mara, di rimando: “Credo siano in molti a pensarla in questo modo”. Gabry, invece, va controcorrente rispetto al clima di soddisfazione generale: “Penso che dovremmo vivere tutti in pace, ognuno a casa propria. Ma so che sono utopistica”. E Patrick esprime tutte le sue perplessità con sovrabbondanza di punti sospensivi: “Siamo degli animali… Possibile che succedano cose del genere?!? Insomma, non sono dell’idea che torturare o picchiare (anche se un “mostro” o un dittatore) del genere, possa essere di aiuto…. Io l’avrei processato e fatto marcire in un carcere… non so, sono confuso!”.

Nell’arena degli spazi ristretti di Twitter, la notizia della morte del rais è stata tra le più riprese e linkate tra i cinguettii degli utenti. Doonie definisce “infiniti” i secondi del video che mostrano il corpo del leader libico. E Pepe_chan: “Perché davanti alla morte siamo solo uomini. Non riesco a vedere le foto del suo corpo. È carne morta”, mentre Elia parla di “pornografia della morte”.

Per il resto, di nuovo, tanta ironia. Quella di Luca, per esempio: “Il corpo è già stato mandato sulla luna”. O di SnoopyTheWriter: “Il corpo è in una cella frigorifera di Misurata. Ma dovevano proprio rompere con questa notizia senza neanche dire quant’è al kg?”.

  • redazione
  • Venerdì 21 Ottobre 2011

Vedi anche:

  • Gheddafi sepolto in segreto nel deserto. L'ultima disperata lettera per Silvio Berlusconi
  • La nuova Libia ha ancora bisogno della Nato - L'ANALISI
  • Gheddafi sepolto nel deserto mentre suo figlio Saif medita di consegnarsi alla Corte dell'Aja
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La morte di Gheddafi, un’indegna esecuzione - IL COMMENTO »
« Il dopo Gheddafi? Non sarà un’epoca di pace - L’ANALISI

Commenti

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Il 21 Ottobre 2011 alle 18:24 anna.one ha scritto:

Dopo quaranta anni circa e il piano del “Safari Club”, il gruppo di paesi - Francia, Egitto, Arabia Saudita, il Marocco e l’Iran dello Shah- di de Marenches si realizza anche se non come previsto.

Meglio tardi che mai!

Il 23 Ottobre 2011 alle 14:05 indigesto ha scritto:

Quella che si è macchiata di questo orribile linciaggio (sodomizzazione compresa, leggo altrove) non rappresenta certamente la parte migliore della società libica. Ed è la stessa che non farà progredire quel paese per decenni, se non per secoli; è già successo “altrove”. Così come non è la parte migliore della nostra società quella che ironizza sui fatti. Questione di affinità!

Il 23 Ottobre 2011 alle 19:47 e.fumagalli ha scritto:

Da Asia Times “THE ROVING EYE
A peek at the new Libya
Welcome to the new Libya. Islamist militias will turn the lives of Libyan women into a living hell. Hundreds of thousands of Sub-Saharan Africans - those who could not escape - will be ruthlessly persecuted. Libya’s natural wealth will be plundered. That collection of anti-aircraft missiles appropriated by Islamists will be a supremely convincing reason for the “war on terror” in northern Africa to become eternal. There will be blood. - Pepe Escobar (Oct 21, ‘11)” L’annuncio del presidente provvisorio è che la sharia sarà la base della nuova Libia. Bella prospettiva per le libiche e l’oca starnazza.

Il 24 Ottobre 2011 alle 16:29 anna.one ha scritto:

Sembra che Qaddafi sia stato ucciso da un giovane “irritato” perchè era sotto il controllo di un’altra milizia, una delle 170 circa fazioni…Jalil promette sharia e se tutto va come in Tunisia e Egitto, ci sarà, dopo la rivoluzione, la sottomissione o chaos con petrodollari (una bella combinazione) ma hey, se il MB o i mohammedans vincono, sarà perchè il popolo lo vuole ..democraticamente, dopotutto si ha il governo che ci meritiamo. Eppure il nostro dear leader avrebbe dovuto ricordarsi che cosa successe in Iran con la rivoluzione e in Gaza con Hamas e imparare. Alcuni sono arrivati al punto di dire :”Obama, come possiamo ringraziarti”? /s

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