
Somalia. Militari dell'Unione Africana morti vicino Mogadiscio (Credits: AP Photo)
Prosegue la massiccia offensiva kenyota in territorio somalo. Circa 1.600 uomini, oltre a mezzi aerei, stanno dando la caccia alle milizie somale ritenute responsabili di rapimenti e razzie nel nord del Kenya. Intensi i bombardamenti.
Le truppe di terra avrebbero poi preso il controllo della città di Qooqani, per preparare l’assalto ad Afmadow, in gran parte controllata dalle milizie degli Shabaab. Secondo gli analisti l’obiettivo principale dell’offensiva somalo-keniana sarebbe quello di stanare i miliziani di Kismayo, una delle roccaforti degli Shabaab, 120 km a sud est di Afmadow.
E poi ci sono voci contrastanti di un presunto bombardamento da parti di navi da guerra francesi su Kuday, vicino Kismayo, immediatamente smentite. Le aveva riportate un portavoce militare kenyota. Fra l’altro, la città dovrebbe essere sotto il controllo di bande di pirati e non di Al Shabaab.
E intanto si è riaperto il fronte a Mogadiscio. Nella parte nord-occidentale della città, una delle zone ancora in mano agli Shabaab, si è combattuto violentemente nei giorni scorsi. E proprio gli Shabaab hanno mostrato ai cronisti somali a Elasha Biya, a 20 km da Mogadiscio, i corpi di 76 militari, affermando che si tratta di peacekeeper dell’Unione Africana. Una violenta dimostrazione di forza.
Al momento c’è un doppio fronte per Shabaab, interno e dal Kenya. Ma l’Unione Africana ha “bocciato” l’intervento kenyota. Per bocca di Noureddine Mezni, portavoce dell’UA, che ha detto: ”Comprendiamo le motivazioni dell’intervento militare per mettere fine alle violenze di Al Shabaab”. Ma anche aggiunto di non appoggiare l’intervento unilaterale di Nairobi. Così come il presidente del Governo Transitorio Somalo Sheik Sharif Ahmed, che ha fatto capire che l’intervento kenyota non è stato coordinato: “Il governo somalo e il suo popolo non permetteranno a delle truppe di entrare nel loro territorio senza previo accordo”. Troppo tardi.
E intanto si alza il livello di guardia nella capitale kenyota dopo l’attentato che ha colpito Nairobi. Da alcuni giorni la polizia aveva intensificato i controlli nel centro e nell’aeroporto, mentre telecamere posizionate nei punti strategici della città controllavano veicoli e persone. L’allerta era massima ed erano già avvenuti alcuni arresti.
Non è bastato a fermare un piccolo commando che he lanciato una granata contro un bus in una stazione dell’est della città. Un morto e 8 feriti, il bilancio. Solo per un errore nel lancio della bomba non è stato molto più grave.
Una grossa comunità somala è presente nella capitale kenyota. L’ambasciata statunitense a Nairobi è in stato di massima allerta.
Ma torniamo a uno dei motivi scatenanti dell’offensiva kenyota: i rapimenti e le scorribande in Kenya, nelle località turisitiche. Ora i rapitori della francese Marie Dedieu, prelevata nel nord del Kenya da una banda di somali, e morta durante la prigionia, starebbero tentando di vendere la salma. Lo ha detto nei giorni scorsi il ministro della Difesa francese, Gérard Longuet, definendo il gesto il “massimo dell’abiezione”.
La donna francese di 66 anni era stata sequestrata nell’arcipelago di Lamu, nel nord-est del Kenya, dove si era trasferita 15 anni fa. Dedieu era su una sedia a rotelle a seguito di un incidente e malata. La morte, era stato riferito dal governo francese, è stato causata probabilmente dall’assenza dei medicinali di cui la donna aveva bisogno.
Oramai da mesi le località turistiche del nord del Kenya soffrono di questa crisi. Benchè il ministero del turismo kenyota continui a dire che la minaccia estremista non toccherà una delle sue più grandi industrie, c’è preoccupazione. L’industria del turismo fattura in Kenya ogni 740 milioni di dollari.
Infine, resta il Fattore X Dadaab: il campo profughi al confine tra Kenya e Somalia, accoglie al momento circa 400 mila rifugiati per lo più somali. Difficile controllarli, difficile monitorarli.
La situazione è caotica e ad altissimo rischio. Sappiamo che cosa comporta l’ingresso di truppe straniere in Somalia. La voce del bombardamento francese è grave. La presenza americana nella zona è massiccia. Che qualcuno voglia approfittare del caos per chiudere un po’ di vecchie partite?
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Martedì 25 Ottobre 2011


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