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Cristina, Ellen, Dilma e le altre: sempre più donne al potere nel mondo

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  • Tags: Angela Merkel, Aung San Suu Kyi, Cristina-Fernandez-de-Kirchner, Dilma-Rousseff, donne al potere, Ellen Johnson Sirleaf, world news
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(Credits: Epa/Michael Reynolds)

(Credits: Epa/Michael Reynolds)

Anna MazzoneIl potere è rosa? Ultimamente sembra che le redini del mondo siano tenute dalle donne. Donne presidenta, come l’argentina Cristina Fernandez de Kirchner o la liberiana Ellen Johnson Sirleaf, che ha recentemente ricevuto (assieme ad altre due donne) il Nobel per la Pace. E poi l’inossidabile Cancelliera di Germania, Angela Merkel, ma anche la premier thailandese, Yingluck Shinawatra, quella delle Bermuda, Paula A. Cox, e quella australiana, Julia Gillard. Insomma, sembra proprio che le “streghe” siano tornate.

Cristina Fernandez de Kirchner (58 anni) se la ride dopo aver temuto il peggio. Ha conquistato il suo secondo mandato da presidenta dell’Argentina con il 53% delle preferenze, sbaragliando l’opposizione, e si è mostrata felice ai primi festeggiamenti per le strade di Buenos Aires, mentre teneva stretta sul petto la foto del defunto (e amato) marito Nestor. Tutt’altra pasta rispetto ad Angela Merkel (57 anni), la Cancelliera di ferro a capo della Germania dal 2005 e leader indiscusso della CDU. Nel suo curriculum la Merkel vanta anche due presidenze: nel 2007 ha guidato il consiglio europeo ed è poi stata presidente del G8. In Europa non si muove foglia che lei non voglia, mentre lei tuba col presidente francese Nicolas Sarkozy, con il quale condivide un’intesa idilliaca e la medesima idea dell’Europa, fondo di stabilità a parte.

Una forte liason politica la vive anche Dilma Rousseff (63 anni), primo presidente donna del Brasile, con il mecenate Luiz Inacio Lula da Silva, che l’ha scelta come sua delfina e che l’ha praticamente portata alla vittoria nel 2010. La sua elezione non è stata una sorpresa, nonostante il ballottaggio con il candidato conservatore. Ora Dilma combatte per scrollarsi di dosso il mantello del suo mentore e per dimostrare di essere un presidente vero per la prima economia dell’America Latina, e non solo l’ombra di Lula al potere.

Altro Paese, stessa storia. In Liberia regna un’altra donna, Ellen Johnson Sirleaf (73 anni). E’ la prima donna nera nel mondo a essere diventata presidente di uno Stato ed è anche la prima donna eletta presidente in Africa. Soprannominata “Lady di Ferro” come Margaret Thatcher, Ellen Johnsonb Sirleaf è una politica di lungo corso, che si è sempre battuta per i diritti delle donne e la loro piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace in un Paese straziato da anni di guerra civile. Recentemente ha vinto il Nobel per la Pace assieme ad altre due donne, ma il premio dell’accademia svedese non le è bastato per aggiudicarsi le presidenziali al primo colpo. La Liberia tornerà al ballottaggio l’8 novembre ed Ellen Johnson Sirleaf per la prima volta teme di uscire sconfitta da questa partita elettorale.

Pratibha Patil (77 anni) è invece la prima donna alla testa della più grande democrazia del mondo. Tra il 2004 e il 2007 è stata governatrice del ricco Stato indiano del Rajastan e poi, candidata per l’alleanza dei partiti di sinistra, ha conquistato la poltrona di presidente dell’India.

Dall’altra parte del pianeta, Laura Chinchilla Miranda (52 anni), è il primo presidente donna della Repubblica di Costa Rica. Ha studiato legge nella prestigiosa università americana di Georgetown ed è in politica dal 1990. Prima di diventare presidente è stata ministro degli Interni e responsabile della sicurezza pubblica.

Roza Otunbayeva (61 anni), è presidente del Kyrgzstan da luglio del 2010, sulla scia delle rivolte dello scorso anno, durante le quali si distinse come leader dell’opposizione. E’ la prima donna presidente di una repubblica dell’ex Unione Sovietica. Il suo principale obiettivo è combattere la corruzione dilagante nel Paese e recuperare il senso di fiducia tra gli elettori.

Sempre guardando ad Est, Dalia Grybauskaité è presidente della Lituania dal 2009, ma prima è stata ministro delle Finanze e vice ministro degli Esteri. Nel 2004 venne nominata Commissario europeo per la programmazione finanziaria, incarico attraverso il quale si è spesa per avvicinare l’Europa ai Paesi dell’Est, con l’intento di aiutarli a crescere in un nuovo clima di competitività, ricerca e sviluppo.

(Credits: Epa/Andrew Meares)
(Credits: Epa/Olivier Hoslet)
(Credits: Epa/Lucas Dolega)
(Credits: Epa/Cezaro De Luca)

(Credits: Epa/Valda Kalnina)
(Credits: Epa/Cezaro De Luca)
(Credits: Epa/Roberto Stuckert Filho)
(Credits: Epa/Michael Reynolds)

(Credits: Epa/Julien Warnand)
(Credits: ANSA)
(Credits: Epa/Jeffrey Arguedas)
(Credits: Epa/Olivier Hoslet)

(Credits: Epa/Michael Reynolds)
(Credits: Epa/Mufti Munir)
(Credits: Epa/Mak Remissa)
(Credits: Marcel Bieri)

(Credits: Epa/Michael Reynolds)

Non solo presidenti, ma anche premier. La schiera delle donne al potere conta sulla brillantezza discreta di Julia Gillard (50 anni), che nel 2010 è  diventata la prima donna premier in Australia. Ha sconfitto all’interno del partito Laburista il potente Kevin Rudd, che, resosi conto che le primarie volgevano in suo sfavore, gettò la spugna, aprendo la strada alla vittoria di Julia. Nata in Galles e poi emigrata in Australia da bambina, la Gillard è molto amata in Inghilterra, soprattutto per la sua sobrietà british.

Dall’Australia all’Asia il passo sembra essere breve. Yingluck Shinawatra (44 anni) è la prima donna premier in Thailandia ed è anche una “figlia d’arte”, o meglio una “sorella d’arte”, visto che suo fratello maggiore è l’ex premier Takhsin Shinawatra. Yingluck è l’emblema della vittoria del movimento delle Camicie Rosse, che hanno fatto cadere il governo di Bangkok e hanno chiesto il rientro in patria dell’esiliato Takhsin, e ora si godono un’altra rappresentante della dinastia Shinawatra al potere.

Nessun “triabgolo” pericoloso invece per Paula A. Cox, avvocato e laburista, che sulla scia di un consenso popolare molto forte è stata eletta premier delle Bermuda. Paula Cox ha vinto le elezioni a ottobre del 2010, e oltre a quella in legge ha anche altre due lauree, in Belle Arti e Scienze Politiche. Suo padre fu deputato negli anni Settanta e lei ha seguito il suo esempio, entrando in politica giovanissima e diventando ministro delle Finanze. Si definisce umilmente “un ingranaggio della ruota” e recentemente è stata messa nel mirino dell’opposizione per le sue scelte impopolari, prima fra tutte la decisione di alzare le tasse.

Dal sapore caraibico anche il successo tra le montagne del nord America di Michäelle Jean (54 anni), attuale Governatore generale del Canada. Creola, di origini haitiana, prima di essere eletta governatrice è stata una giornalista e una produttrice televisiva molto nota in Quebec. Parla cinque lingue ed è da sempre un’attivsta per i diritti delle donne e dei bambini.

Così come attivista e da sempre impegnata in politica è Sheikh Hasina Wajad (64 anni), un’autentica pasionaria, eletta premier del Bangladesh nel 2009, dopo una vita segnata dall’impegno civile, sia nel suo Paese che all’estero come esiliata. Sheikh Hasina Wajad è a capo dell’Awami League, partito di centrosinistra più vicino alle posizioni pakistane che non a quelle indiane, Durante il colpo di Stato del 1975 furono assassinati 17 membri della sua famiglia, incluso suo figlio, i tre fratelli e i suoi genitori. Subito dopo la tragedia, Sheikh Hasina volò all’estero dove si salvò da una granata che uccise 20 persone.

Una vita meno turbolenta è invece quella di Iveta Radicova (55 anni), premier della Slovacchia dal 2010. E’ la prima donna a guidare il Paese. L’Economist l’ha definita “La Tigre Solitaria“, per il suo isolamento sia a casa che fuori. Liberale convinta, vuole abbattere le lungaggini della burocrazia che ostacolano lo  sviluppo della Slovacchia, ma intanto i morsi della crisi si fanno sentire e i suoi elettori l’accusano di non fare niente per recuperare il potere d’acquisto dei salari e per combattere la corruzione che tiene in ostaggio il Paese dell’Est.

Infine, anche se non ricopre cariche pubbliche, è impossibile non contare nella schiera delle donne al potere anche Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana, liberata nel novembre del 2010 e vincitrice del Nobel per la Pace nel 1991. Nel suo primo discorso dopo la liberazione, per la quale si è mosso il mondo intero, Aung San Suu Kyi ha detto di credere ancora nella “speranza” di un cambiamento, e ha promesso di continuare a impegnarsi su questa strada. E probabilmente ha ancora una volta ragione, visto che si respira un’aria diversa anche nel Myanmar.

  • anna.mazzone
  • Martedì 25 Ottobre 2011

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