
(Credits: Ap Photo/Francois Mori)
I corpi di Muammar Gheddafi, di suo figlio Mutassim e del suo ex ministro della Difesa sono stati portati via nottetempo dalla cella frigorifero di Misurata in cui erano stati esposti. Oggi la sepoltura in un luogo segreto nel deserto, per evitare che i lealisti edifichino un tempio sulle loro tombe. Intanto, dalla Francia arriva la notizia che l’ultima lettera del raìs libico per chiedere aiuto è stata indirizzata a Silvio Berlusconi.
“Caro Silvio, ti mando questa lettera attraverso le mani di due tuoi concittadini che hanno a cuore le sorti del popolo libico”. L’ultima missiva di Gheddafi viene pubblicata in esclusiva dal Paris Match. E’ il 5 agosto e il Colonnello chiede al suo “amico” Silvio Berlusconi di mediare con l’Occidente, affinché abbiano fine i raid aerei della Nato sul Paese. Sono le ultime parole di Muammar Gheddafi, che subito dopo si chiuderà in un silenzio rotto solo da sporadici interventi televisivi pre-registrati e mandati in onda tramite il canale siriano al-Rai. La lettera fu consegnata nelle mani del presidente del Consiglio da Alessandro Londero e dalla sua compagna Yvonne, proprietari dell’agenzia Hostessweb in via Veneto, che si era occupata di organizzare i viaggi di Gheddafi a Roma.
Il Colonnello sceglie dunque per le sue ultime parole a Berlusconi la via delle amicizie private e non già quella degli uomini del Sismi, e chiede in modo disperato che l’Italia intervenga, in memoria del Trattato di amicizia tra il popolo libico e quello italiano, firmato nel 2008 proprio da Silvio Berlusconi e da Gheddafi in una tenda beduina a Bengasi. Il raìs chiede a Berlusconi di parlare con gli alleati della Nato per convincerli a fermare le operazioni militari “che stanno uccidendo molte donne e molti bambini libici”, e dice di credere che Berlusconi abbia ancora “la forza e la possibilità di fermare una guerra” alla quale sin dall’inizio si era dichiarato contrario. Da Palazzo Chigi non arrivò mai risposta alla lettera di Gheddafi e i raid della Nato sono continuati fino al giorno della presa di Sirte e all’uccisione del Colonnello.

(Credits: AP Photo/Rodrigo Abd)
E da New York l’ong Human Rights Watch (HRW) ha lanciato l’allarme su “un trend di assassinii, di criminalità e di abusi” che sembra segnare l’operato dei ribelli che hanno combattuto contro Gheddafi. Secondo le testimonianze degli operatori di HRW che si trovano a Sirte, sono stati rinvenuti 53 corpi in stato di decomposizione, probabilmente appartenenti a fedelissimi del Colonnello, per le strade della sua città natale e sembra che abbiano subito esecuzioni sommarie da parte delle forze rivoluzionarie. I cadaveri sono stati scoperti di lato all’hotel Mahari, abbandonato durante i combattimenti che hanno sventrato Sirte. Secondo Peter Bouckaert di HRW, l’hotel era sotto il controllo del Comitato di Transizione Nazionele (Cnt). I 53 corpi sarebbero stati uccisi tra il 15 e il 19 ottobre.
Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che il report di HRW è “estremamente inquietante” e l’ambasciatore Usa in Libia, Gene Cretz, ne avrebbe già parlato con i rappresentanti del Cnt, chiedendogli di aprire un’inchiesta trasparente al riguardo. Inchiesta che Mustafa Abdul Jalil ha già detto di voler condurre anche riguardo alle uccisioni di Gheddafi e di suo figlio Mutassim, sulle quali ormai gira ogni sorta di voci, compresa quella che sarebbero stati freddati dalle loro stesse guardie del corpo.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Martedì 25 Ottobre 2011


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