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- Un commento

(Credits: EPA/Sabri Elmhedwi)
La morte di Gheddafi par aver dato nuovo coraggio ai cinesi, che hanno fatto circolare in rete parecchie vignette che parlano del dittatore e della sua tragica fine. Ma quel che è peggio è che queste immagini hanno stuzzicato la curiosità di molti internauti, che si sono chiesti quale sia stata la reale posizione della Cina nei confronti della Libia negli ultimi nove mesi e non solo…
Che la febbre dei manga avesse invaso la Cina non è certo una novità. Nel 2010 sono stati prodotti 300 cartoni animati, sedici film e decine di programmi televisivi tematici. Il risultato di un investimento di un milione di dollari di investimenti che, a fine 2010, il governo ha deciso saggiamente di raddoppiare. Eppure, Pechino non si sarebbe mai aspettata di veder sfruttare i disegni animati come possibili strumenti di sovversione.
Nella vignetta che è piaciuta di più agli internauti cinesi è stato ritratto un Gheddafi moribondo che chiede disperato di essere ricoverato all’Ospedale Militare 301 di Pechino, quello in cui da sempre vengono curati i leader del partito. Lo ha disegnato Biantai Lajiao, letteralmente “peperone corrotto”, che ha ammesso di aver tratto l’ispirazione per la vignetta dagli scatti della cattura del dittatore.
Il richiamo all’ambiguità della posizione libica nei confronti della Libia è evidente: l’Ospedale 301 è una struttura militare in cui sono stati curati i leader del partito e “tutti i più cari amici stranieri del popolo cinese“. Tra i quali naturalmente avrebbe potuto essere incluso Muammar Gheddafi, visto che Pechino ha mantenuto i legami con il regime libico anche dopo la conquista di Tripoli da parte dei ribelli.
In un’altra vignetta che Biantai Lajiao ha intitolato “una corsa mortale“ si riconoscono l’ex leader libico travolto dalle onde, mentre Kim Jong-il (Corea del Nord) e Bashar al-Assad (Siria) cercando di mettersi in salvo. Ma è il commento del vignettista che ha fatto innervosire Pechino: “Auguri per la caduta di Gheddafi e congratulazioni al popolo libico per questa vittoria storica. E ora quale sarà il prossimo diddatore a cadere dal trono?”. L’immagine potrerebbe a pensare al leader coreano o a quello siriano, ma nessuno può negare che sia il vignettista sia la maggior parte dei cinesi che hanno fatto circolare l’immagine possano aver avuto pensato a qualche elemento del Politburo. Ecco perché nessuno rimarrebbe stupito se in pochi giorni gli schizzi di Biantai Lajiao sparissero dalla rete.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 26 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 26 Ottobre 2011 alle 19:03 indigesto ha scritto:
Quando la satira è mirata ad irridere cupe dittature diventa accettabile, anche se trae spunto da circostanze affatto encomiabili. Lei, gentile Professoressa, lo ha espresso egregiamente, come sempre. Auguri per la nuova Cattedra.
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