Nicolas Sarkozy, con Angela Merkel nel ruolo di spalla, irridono pubblicamente l’Italia e il suo governo svicolando con poche distratte parole di giustificazione alle un po’ blande reazioni delle nostre istituzioni. Più incisiva e forse anche più efficace, almeno sul piano mediatico, risulta forse la reazione del generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica e in precedenza responsabile delle operazioni aeree alleate durante la guerra in Kosovo del 1999 e poi consigliere militare di tre diversi presidenti del Consiglio: D’Alema, Amato e Berlusconi.
Con un gesto significativo e plateale Tricarico, oggi esponente di spicco del think-tank di studi strategici ICSA, ha dimostrato l’indignazione per l’atteggiamento ingiurioso nei confronti del nostro Paese restituendo alla Francia la Legion d’Onore, decorazione istituita da Napoleone Bonaparte, che tricarico ricevette dall’Eliseo nel 2001. Questa la lettera consegnata, insieme alla decorazione, all’ambasciatore francese a Roma.
“Nel giugno 2001 il Suo predecessore, l’ambasciatore Jacques Blot, mi consegnò, a nome del Presidente Jacques Chirac, l’onorificenza della Legion d’Onore, la stessa della quale sono oggi costretto a privarmi con rammarico e dispiacere di fronte al comportamento irriguardoso dell’attuale Presidente francese nei confronti dell’Italia. Con la concessione di quella onorificenza la Francia aveva voluto premiare, come dice la motivazione, lo spirito di collaborazione che nel 1999 aveva caratterizzato i 78 giorni di militanza comune nella campagna del Kosovo, portando ad un rapido successo della comunità internazionale, nel segno dell’armonia e del confronto - talvolta anche acceso ma sempre leale - tra i Paesi partecipanti.
In particolare la Francia riconosceva, nel Vice-Comandante della forza aerea multinazionale impegnata nel conflitto, quale allora io ero, l’appoggio fornito dall’Italia ai reparti dell’Armée de l’Air rischierati sulla base aerea di Istrana (TV) ed impiegati nelle quotidiane operazioni su Belgrado. Ad oltre dieci anni da allora, debbo confessare che sin dalle prime battute della più recente controversia armata con la Libia di Gheddafi ho provato un certo disagio nel continuare a fregiarmi della Legion d’Onore.
I comportamenti dell’attuale Presidente francese - comportamenti che tra l’altro hanno inferto un duro colpo alle speranze di una identità europea di difesa, fatto tanto più grave se si considera il ripetuto invito statunitense a prendere in mano le sorti del nostro destino comune in campo di difesa e sicurezza — hanno infatti completamente stravolto le motivazioni che a suo tempo avevano determinato la concessione dell’onorificenza alla mia persona.
Sei mesi fa riuscii però a metabolizzare l’atteggiamento scomposto del Presidente francese, attribuendolo a una circostanza specifica in materie a lui forse non familiari. In questo momento non riesco però a trovare alcuna giustificazione per l’irrisione, l’ammiccamento irriguardoso e la gestualità ridicolizzante usati a Bruxelles l’altro ieri nei confronti del Presidente del Consiglio italiano, e quindi degli Italiani tutti, ma soprattutto nei confronti di un alleato in difficoltà per motivi di politica interna.
Motivi, mi sia consentito sottolineare, certo meno cinici e biechi di quelli che hanno determinato la posizione francese nelle operazioni in Libia. È proprio questo il motivo che ha fatto tramutare il mio personale disagio nell’impossibilità a continuare a considerare alla stregua di onorificenza l’attestato a suo tempo attribuitomi dal Suo Paese, sempre che l’attuale Presidente interpreti correttamente i sentimenti dei suoi cittadini. Le restituisco. pertanto, in nome dello spirito di amicizia del 1999 e per il giuramento di fedeltà all’Italia che mi impegna da oltre mezzo secolo, l’onorificenza della Legion d’Onore allegata a questa lettera.”
Un coup de théâtre, come si direbbe a Parigi, ma dopo i toni ufficiali Tricarico si è concesso anche una battuta da pilota di caccia richiamando, nel post scriptum, un fatto storico a molti sconosciuto.
“P.S. Il 25 novembre 1916 il nostro leggendario aviatore, il capitano Francesco Baracca, abbatté il ricognitore austro-ungarico del tenente Kalman Sarkozy, che fu preso prigioniero. Pur essendo incerto il legame di parentela di quell’aviatore ungherese con l’attuale Presidente, l’episodio indica che gli Italiani - affrancati dalle peculiarità di un sistema che tarpa loro le ali - sanno vincere le loro battaglie. Anche quando di fronte abbiano un Sarkozy.”
Forse all’Eliseo nessuno sarà saltato sulla sedia per il gesto del generale e del resto, come ha ricordato dettagliatamente Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore, Sarkozy ha molti problemi seri da risolvere di questi tempi. Di certo, però, ben riassume lo sdegno per l’atteggiamento poco istituzionale e maleducato del presidente francese. Molti italiani, inclusi militari e civili, sono stati decorati con la Legion d’Onore, chissà se nei prossimi giorni altre decorazioni di questo tipo torneranno al mittente…..
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Gianandrea Gaiani, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Mercoledì 26 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 27 Ottobre 2011 alle 16:33 giovannibaracca ha scritto:
Comandante,
sono entusiasta che persone come Lei siano Italiane.
Grazie
Avv. Giovanni Baracca
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