
(AP Photo/Amine Landoulsi)
Come da pronostico Ennahda ha vinto le elezioni in Tunisia. Il partito islamico guidato da Rachid Gannouchi si è aggiudicato più del 40% dei consensi. Una vittoria importante dopo elezioni dal sapore storico. Ma anche una vittoria non a valanga, e questo rassicura gli osservatori che temevano lo strapotere di gruppi islamici a rischio di radicalizzazione.
I numeri parlano chiaro: le elezioni a Tunisi, seguite da tutto il mondo, sono state una festa per la democrazia. Per la prima volta dall’inizio della Primavera araba si sono aperte le urne nel Paese da dove è nato il movimento “trasversale” e transnazionale, che ha poi contagiato l’Egitto e tutti gli altri Paesi dell’aerea mediorientale. Gli elettori hanno votato per eleggere i 217 membri dell’Assemblea Costituente e il primo ministro, che non sarà Rachid Gannouchi, il leader del partito islamico moderato Ennahda. Al suo posto guiderà il nuovo governo tunisino il numero due del partito, Hamadi Jebali, un ingegnere di 62 anni e un ex giornalista. Gannouchi ha annunciato che il nuovo governo sarà operativo entro un mese.
Jebali è stato un fermo oppositore di Zine el ABidine Ben Alì e ha trascorso 16 anni in prigione, dei quali dieci in isolamento, a causa della sua attività politica. Insomma, agli occhi della maggior parte del popolo tunisino è un eroe, uscito indenne dai duri anni del regime che ha sempre combattuto. Eppure, non tutti hanno festeggiato la vittoria di Ennahda. In centinaia hanno riempito le piazze di Tunisi per protestare contro il risultato delle elezioni e, sostanzialmente, contro un governo a guida islamica. Dov’è il mio voto?. Questo uno degli slogan più gettonato tra i secolaristi, che hanno voluto echeggiare la battaglia dell’Onda Verde iraniana quando Mahmoud Ahmadinejad si aggiudicò il suo secondo mandato da presidente.
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Ma il rischio di una deriva islamica esiste davvero in Tunisia? Sembrerebbe di no, almeno a giudicare dalle parole che i vincitori di Ennahda stanno spendendo in queste ore, per rasserenare non solo i laici interni, ma anche la comunità internazionale. In sostanza, nessuno dirà “no al bikini“, ha dichiarato il premier in pectore Hamadi Jebali. “Il settore del turismo è tra quei successi consolidati che non possiamo toccare - ha detto Jebali - e secondo voi è logico tarpare le ali a un settore strategico come il turismo proibendo la vendita di alcolici o impedendo di indossare i costumi da bagno?”, ha concluso l’esponente del partito islamico moderato, sottolineando che “queste sono paure che non hanno alcun senso“.
E le banche islamiche? Anche su questo Jebali è stato prodigo di immediate rassicurazioni: “Non verranno istituite banche islamiche in Tunisia“, ha detto, aggiungendo che “il sistema bancario del Paese non verrà modificato e l’attività degli imprenditori non avrà dei limiti. Al contrario, gli uomini di affari saranno sostenuti nel cercare di attrarre capitali arabi e stranieri”. Insomma, la nuova Tunisia dovrebbe ricalcare il modello turco del partito di Recep Tayyip Erdogan: islamici sì, ma “tranquilli”, come ha detto Rachid Gannouchi. Il che equivale a dire che il Paese continuerà a perseguire politiche laiche e liberali, senza adottare la sharia, la legge coranica. E che la Turchia sia la stella polare di Ennahda si evince da tutte le dichiarazioni del gotha del partito, che ogni tre per due nominano l’Akp (il partito islamico moderato di Ankara) come esempio da seguire.
D’altronde, a differenza dell’Akp di Erdogan, Ennahda non potrà governare da solo. Ha vinto ma non ha stravinto e quindi sono già in piedi abboccamenti e negoziati per stringere un patto con un’altra formazione politica che possa garantire la governabilità del Paese. In pole position ci sono i laici di sinistra. Il più grande partito “secolarizzato” di Tunisi, Congress for the Republic (CPR), ha già fatto sapere che non considera Ennahda “il diavolo”, né lo ritiene un movimento “talebano”. E così Mustafa Ben Jafar, il leader di Ettakatol, un altro partito di centro-sinistra, ha reso noto che gli incontri per la formazione di una coalizione di governo sono già stati avviati. Insomma, oltre alla bandiera la Tunisia si appresta a emulare anche nell’architettura politica e istituzionale la Turchia, benedetta dallo stesso Erdogan che qui aveva iniziato il suo tour mediorientale solo poche settimane fa.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Giovedì 27 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 27 Ottobre 2011 alle 21:01 anna.one ha scritto:
Taqiyya? Jebali, un’altro con la zebibah, certo un’altro moderato.. “l’aumento della pratica religiosa tra tunisini, visibile per la maggior parte nel numero delle donne che indossano hiiab è senza dubbio preoccupante…”
2006. Diplomatico David Ballard, meeting con Jebali:
http://english.al-akhbar.com/w.....ism-future
Il 28 Ottobre 2011 alle 9:53 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] Come da pronostico Ennahda ha vinto le elezioni in Tunisia. Il partito islamico guidato da Rachid Gannouchi si è aggiudicato più del 40% dei consensi. Una vittoria importante dopo elezioni dal sapore storico. Ma anche una vittoria non a valanga, e questo rassicura gli osservatori che temevano lo strapotere di gruppi islamici a rischio di radicalizzazione. I numeri parlano chiaro: le elezioni a Tunisi, seguite da tutto il mondo, sono state una festa per la democrazia. Per la prima volta dall’inizio della Primavera araba si sono aperte le urne nel Paese da dove è nato il movimento “trasversale” e transnazionale, che ha poi contagiato l’Egitto e tutti gli altri Paesi dell’aerea mediorientale. Gli elettori hanno votato per eleggere i 217 membri dell’Assemblea Costituente e il primo ministro, che non sarà Rachid Gannouchi, il leader del partito islamico moderato Ennahda. Al suo posto guiderà il nuovo governo tunisino il numero due del partito, Hamadi Jebali, un ingegnere di 62 anni e un ex giornalista. Gannouchi ha annunciato che il nuovo governo sarà operativo entro un mese. [...]
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