
Rick Perry (Credits: La Presse/Isaac Brekken)
Lui dice che la sua vera palestra nella vita è stato fare il piazzista: “Quando prima ti trovi davanti una porta chiusa e poi, alla fine riesci a vendere il tuo prodotto, quello è il momento in cui riesci a capire quanto puoi valere”. Una prova quotidiana di autostima, un allenamento day by day per superare la frustrazione dell’essere rifiutato che potrebbe essere utile a Rick Perry, ora che la porta che conduce alla nomination per la Casa Bianca, in un primo momento semi aperta, adesso sembra essere (definitivamente?) chiusa.
La parabola della sua candidatura è scesa nel giro di un paio di mesi. Sono bastate due brutte performance nei dibattiti televisivi, un paio di infelici uscite pubbliche e la contemporanea ascesa del candidato dell’establishment Mitt Romney e della sorpresa Herman Cain per ricondurre Rick Perry a un fenomeno politico (per ora) marginale, a rimandarlo verso Austin nel momento in cui, invece, sembrava essere partito per Washington.
A lui, guardano (e rimangono fedeli) il Tea Party e la destra religiosa, bacini elettorali “naturali” per il governatore del Texas, ma insufficienti per puntare con forza verso la Casa Bianca.
Sangue texano da cinque generazioni, statunitense dalla nascita della nazione, americano (nativo) da secoli (un suo antenato era un Choctaw, popolazione originaria del sud degli Usa), James Richard Perry è nato a Paint Creek, vicino ad Abilene, il 4 marzo 1950.
Figlio di una coppia di agricoltori, Rick è cresciuto in una casa di” frontiera” in cui non esisteva neppure un impianto idraulico (che verrà costruito qualche anno più tardi), eretta in una località che il padre definiva “il grande vuoto”. Attivista democratico (che voleva dire nel Texas degli anni’50 essere ben lontani, quasi agli antipodi del pensiero liberal), Ray, il padre di Rick, introdusse il figlio alla politica portandolo al funerale di un politico locale.
La sua passione nacque lì, accanto al feretro di uno dei potenti della zona. Frequentate le scuole superiori, Rick fu il primo rampollo della famiglia Perry ad iscriversi all’università. Ottimo quarterback della squadra di football, confessò anni dopo di non essere stato uno studente modello: “Sono arrivato decimo in graduatoria… Su tredici..!”.
Finiti gli studi, Rick si arruola nell’aviazione e diventa pilota militare. Prima di venire congedato con il grado di capitano, farà in tempo a volare nei cieli d’America, Europa e Medio Oriente. Torna a casa e affianca i genitori nella gestione degli affari. Nel frattempo, sposa la moglie, Anita, conosciuta durante una recita alle scuole elementari e con la quale si era fidanzato a 16 anni, quando era ancora un boy scout, esperienza che formò Perry, tanto da indurlo a scrivere un libro dal titolo Sul mio onore. Perché vale la pena combattere per i valori americani dei boy scout.
Nel 1985, il primo incarico in politica. Viene eletto alla Camera dei Rappresentanti dello Stato del Texas tra le file dei democratici. Ma, come il padre, il suo tratto è conservatore. Non è un caso che cinque anni prima, nonostante l’appartenenza al partito, nelle elezioni per la presidenza avesse votato per Ronald Reagan e non per Jimmy Carter. La sua infatuazione per il GOP lo porterà qualche anno dopo, nel 1989, ad abbandonare i democratici e ad abbracciare i repubblicani. Per lui, la naturale conclusione di un’evoluzione politica.
Diventerà il primo vice governatore eletto del partito repubblicano fin dall’epoca della Ricostruzione, dopo la Guerra Civile. Poi, quando George W. Bush lascerà il suo incarico per andare a Washington, Rick Perry ne erediterà la carica che ha mantenuto fino a ora, veleggiando attraverso tre vittoriose elezioni.
Fu Karl Rove, l’architetto delle affermazioni di Bush, a credere per primo in quel personaggio che arrivava dai democratici e che aveva fatto campagna per Al Gore nel 1988. Fu una scommessa vinta. Rick Perry gode di grande prestigio e consenso nel suo stato, così “texano” tra i texani. Metodista, si autodefinisce un “Uomo di Fede”, ha organizzato una preghiera pubblica per l’America alla quale hanno preso parte 30.000 persone poco dopo il suo annuncio di discesa in campo per la nomination. Fervido difensore del diritto a portare armi da fuoco, come governatore, Perry non ha concesso grazia ai condannati a morte.
In questa campagna per le primarie, Rick Perry rivendica gli obiettivi raggiunti in economia. Da quando ha iniziato a governare il Texas, è riuscito a creare più di un milione di posti di lavoro nel suo Stato. Grazie alla deregulation del mercato del lavoro, a posti sempre più precari e sottopagati, dicono i suoi critici. Ai quali lui risponde con un semplice concetto: “E’ un modo per sconfiggere la disoccupazione”.
Nel 2010, Rick Perry ha pubblicato il suo secondo libro: Fed up. Un’esortazione, un grido (di battaglia) contro lo strapotere del governo federale e dei politici di Washington. Un manifesto che ora lo rende molto vicino al movimento del Tea Party.
Ma, allo stato attuale, sembra essere proprio questo il limite di Rick Perry. Le sue posizioni politiche, le sue uscite populiste, possono affascinare una parte dell’elettorato, il più profondamente conservatore, ma non attirano le simpatie (anzi, sembra respingerle) degli elettori indipendenti, dell’establishment (anche se Perry ha raccolto milioni e milioni di dollari di finanziamenti) e dei repubblicani moderati.
Questi segmenti dell’elettorato sembrano credere di più a un self made man come Herman Cain che a una figura che appare periferica come quella di Rick Perry.
Nonostante il calo dei consensi, il governatore vuole vendere cara la pelle. Ha presentato il suo piano fiscale e spera che questo possa rilanciarlo nella corsa alla nomination. Rick Perry è uno che non si arrende e promette battaglia. Parola di Boy Scout. D’acciaio.
Nome : James Richard Perry
Età: 61 anni
Luogo e data di Nascita: 4 marzo 1950, Paint Creek, Texas, Stati Uniti
Famiglia: sposato con Anita, ha due figli
Attuale occupazione: Governatore del Texas
FRASI CELEBRI
Sull’economia: “Usare la Federal Reserve per obiettivi politici è un tradimento” (Settembre 2011).
Sui diritti civili: “L’omosessualità è un modello sbagliato per gli adolescenti” (Febbraio 2008).
Sulle corporations: “Il Texas è la terra della libertà per le aziende perché non abbiamo troppe regole” (Settembre 2011).
Sul crimine: “Ci vorrebbe la pena di morte per gli stupratori” (Novembre 2010).
“Sull’educazione: “Le nuove scoperte rendono meno plausibile la teoria evoluzionista” (Febbraio 2006).
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 28 Ottobre 2011


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