da Parigi, Giorgia Castagnoli
Il presidente Nicolas Sarkozy, reduce dal summit di Bruxelles, ha deciso di entrare nelle case dei francesi, per mezzo di un’intervista televisiva durata più di un’ora, in diretta dall’Eliseo, per “dire la verità ” ai suoi concittadini. Seduto dietro a un grande tavolo di legno dal design moderno, al centro di una di quelle tipiche stanze dagli stucchi bianco e oro, davanti alle due bandiere della Francia e dell’Europa, ha tentato di assumere i toni di un “competente volgarizzatore” dei problemi economici che affliggono il globo, rispondendo alle domande di due celebri giornalisti seduti di fronte a lui.
Ha ripetuto più volte la parola “verità ” e ha cominciato il suo discorso descrivendo a tinte fosche la situazione economica attuale. Ha parlato perfino di “catastrofe” e di un nuovo mondo che si sta aprendo, come è accaduto dopo la crisi americana del 1929 che poi si è ripercossa in tutto l’Occidente. Ha giudicato un errore la decisione, presa ovviamente dai suoi predecessori, di aver fatto entrare la Grecia nella zona Euro, ma ha parlato di solidarietà nel salvarla, “proprio come in una grande famiglia ”, ma sopratutto di “necessità” di ridurre il suo debito per evitare un effetto domino in tutta Europa. Monsieur Sarkozy si è schierato, a più riprese, con la Germania, dichiarando esplicitamente di voler essere dalla sua parte perchè la sua economia “funziona ”, al contrario della nostra e di quella spagnola: forse un realismo politico che manca, ancora una volta, di stile.
Dopo profondi dissensi, e le ultime tre guerre che le hanno duramente contrapposte, sembra ora giunto per la Francia il tempo di allearsi con i tedeschi, tanto da preconizzare perfino un sistema fiscale armonizzato, e un fitto scambio di informazioni con la Merkel, tenuto conto del fatto che “senza la Francia e la Germania, non c’è più l’Europa ”.
Slogan come “spendiamo troppo” e “bisogna lavorare di più e meglio” sembravano poi non tenere conto della diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, del problema della disoccupazione giovanile e della crescita zero rilevata in Francia nell’ultimo semestre. Se alcune frasi del tipo “è tempo di pensare più ai clienti delle banche e meno agli azionari” hanno seminato qualche ambiguità di campo politico, gli attacchi contro la demondializzazione, le 35 ore, l’assistanato e l’aumento dei funzionari pubblici, hanno confermato la linea politica propria dell’UMP.
Alla domanda se sarà candidato alle prossime elezioni Sarkozy ha tentato di non rispondere, dichiarandosi troppo occupato a risolvere gravi questioni economiche e politiche, che necessitano di un certo rigore e rischiano perciò di essere fortemente impopolari. La conseguenza è che, in questo momento in cui i sondaggi gli sono sfavorevoli, alcune considerazioni strategiche inducono a pensare che egli aspetti il momento giusto prima di gettarsi nell’arena politica ed entrare ufficialmente in campagna elettorale…
- Venerdì 28 Ottobre 2011


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