
(Credits: AP Photo/Benjamin Girette)
Ancora scontri e ancora violenza per le strade della Tunisia. La rivolta è scoppiata quando l’Alta commissione per le elezioni ha escluso la lista Petition Populaire, togliendo i seggi in Assemblea costituente ai candidati che se li erano aggiudicati dopo le prime elezioni democratiche dell’epoca post Ben Alì.
La Tunisia non trova pace. Dopo la festa democratica celebrata nel fine settimana, che ha visto un’affluenza record ai seggi per le prime elezione libere nel Paese che è stata la culla della Primavera araba, ci sono stati nuovi scontri e violenze per le strade di molti villaggi dell’entroterra. In migliaia hanno protestato contro la decisione della Commissione elettorale che ha tolto i seggi alla lista Petition Populaire, motivando la decisione con il fatto che molti dei suoi candidati sono stati nei ranghi dell’ex raìs Ben Alì. Le proteste avavno già preso piede a Tunisi, ma in maniera pacifica.
Epicentro della rivolta il villaggio di Sidi Bouzid, nel cuore della Tunisia, dove ieri sera in centinaia sono scesi in piazza. Le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla inferocita, mentre la sede locale di Ennahda, il partito islamico moderato che si è aggiudicato le elezioni con più del 40% dei consensi, è stata assaltata dai manifestanti, che hanno spaccato i vetri dell’edificio e bruciato copertoni di ruote lungo le strade. Insomma, per un momento a tutti è sembrato di essere tornati a dieci mesi fa, quando scoppiarono le prime rivolte che poi crebbero fino a raggiungere Tunisi e a obbligare Ben Alì a fare un passo indietro.

(Credits: Epa/STR)
Rachid Gannouchi, il leader di Ennahda, ha rilasciato immediatamente dichiarazioni distensive, dicendo che “La Tunisia è di tutti” e sottolineando ancora una volta che il partito islamico non imporrà la sharia e prenderà a modello il “laicismo governativo” del fratello turco, l’Akp guidato dal premier Erdogan. Ma le proteste dei sostenitori del partito Popolare per ora non sembrano essersi fermate, anche se dopo una notte di scontri le strade oggi appaiono tranquille.
La miccia delle violenze è esplosa dopo che il leader di Petition Populaire, Hachemi Hamdi, ha rilasciato dichiarazioni al vetriolo contro Gannouchi alla radio francese Express. Hamdi, che è un tycoon, fondatore del canale satellitare Al Mustakilla, vive a Londra, da dove ha seguito la campagna elettorale, e ha rivelato che nel luglio del 2008 proprio Gannouchi aveva chiesto il suo aiuto per mediare con Ben Alì. Hachemi Hamdi è la vera sorpresa di queste elezioni tunisine, perché, nonostante la sua vicinanza al regime di Ben Alì e nonostante la sua assenza dalla Tunisia, è riuscito comunque a raggiungere un buon risultato elettorale e ora non ci sta a vederselo negare dalla Commissione elettorale.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
- Venerdì 28 Ottobre 2011


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Commenti
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Il 28 Ottobre 2011 alle 17:17 anna.one ha scritto:
Sii, il fratello turco, il moderato, quello che disse:
Parlando al programma Arena Kanal D TV, Erdogan ha commentato il termine “Islam moderato”, spesso utilizzato in Occidente per descrivere l’AKP e disse: “Questa descrizione è molto brutta, è offensiva e un insulto alla nostra religione. Non esiste un moderato Islam o un Islam radicale solo Islam “[Fonte: Milliyet, 21 agosto 2007].
Il 29 Ottobre 2011 alle 9:49 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] Ancora scontri e ancora violenza per le strade della Tunisia. La rivolta è scoppiata quando l’Alta commissione per le elezioni ha escluso la lista Petition Populaire, togliendo i seggi in Assemblea costituente ai candidati che se li erano aggiudicati dopo le prime elezioni democratiche dell’epoca post Ben Alì. La Tunisia non trova pace. Dopo la festa democratica celebrata nel fine settimana, che ha visto un’affluenza record ai seggi per le prime elezione libere nel Paese che è stata la culla della Primavera araba, ci sono stati nuovi scontri e violenze per le strade di molti villaggi dell’entroterra. In migliaia hanno protestato contro la decisione della Commissione elettorale che ha tolto i seggi alla lista Petition Populaire, motivando la decisione con il fatto che molti dei suoi candidati sono stati nei ranghi dell’ex raìs Ben Alì. Le proteste avavno già preso piede a Tunisi, ma in maniera pacifica. [...]
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