
Barack Obama alla serata della Niaf (Credits: Ansa/Brendan Smialowski)
L’avevano sempre invitato, per tre anni consecutivi, ma non si era mai presentato prima di ora all’annuale serata di gala della Niaf, la National Italian American Foundation. Non l’aveva mai fatto, nonostante i suoi predecessori - da Bill Clinton a Jimmy Carter, da Ronald Reagan a George W. Bush - fossero stati ospiti fissi del più importante (e istituzionale) ritrovo della comunità italo-americana degli Usa.
Uno snobbismo (?), una disattenzione (?) ai quali Barack Obama ha rinunciato in questa occasione, adesso che le elezioni del 2012 si avvicinano e i sondaggi lo danno sempre più in calo.
I suoi consiglieri politici gli hanno suggerito di affrontare la campagna elettorale cercando il consenso dei vari gruppi etnici e delle comunità. Detto, fatto: un sorridente Obama si è presentato dopo cena in smoking all’Hilton di Washington per tenere un discorso ufficiale davanti alle centinaia di partecipanti all’iniziativa.
Aperto con un Viva l’Italia in italiano, proseguito con un elogio al nostro Paese: “E’uno dei nostri maggiori alleati, Stato fondatore della Nato”; e intercalato da qualche espressione nella nostra lingua, come quando ha detto, rivolgendosi alla platea: “è bello parlare con tanti amici”, il discorso è stato dedicato più alla storia degli italiani d’America che alle relazioni tra i due governi.
Obama ha incentrato un parte del suo intervento alla necessità di collaborazione tra i due Paesi in questo momento di crisi economica internazionale: “Lavoreremo insieme al G20 nell’assumere una serie di decisioni che saranno molto importanti per l’economia globale”, ha detto Barack Obama. Washington guarda con attenzione a quello che succede nella Zona Euro e in particolare a Roma.
Ma aldilà di questi brevi cenni, il suo intervento non ha affrontato altri temi offerti dall’attualità. Non era la sede adatta e lo scopo della partecipazione del presidente alla serata della Niaf era stata decisa per cercare il consenso elettorale degli italo-americani, non per fare il punto della situazione dei rapporti tra Roma e Washington.
Per questo, il suo discorso alla fine è stato un inno all’Italianità, un omaggio al contributo che l’Italia ha dato alla crescita come nazione degli Stati Uniti. Tra una citazione di Leonardo da Vinci e una di Niccolò Macchiavelli, passando per sportici e attori, Barack Obama ha fatto una sorta di storia della contaminazione italiana dell’America.
“Cosa sarebbe stata senza i viaggi di Colombo, Verrazzano e Vespucci? Cosa sarebbero la scienza e la tecnologia senza non solo Da Vinci e Galileo, ma senza Fermi? Cosa sarebbero i film e la musica senza la magia di Capra, Sinatra e Sophia Loren, i miei preferiti? Cosa sarebbero gli sport senza il fegato e la grinta di Di Joe Di Maggio?”, ha scandito Obama
A chi daranno la preferenza gli italo-americani nelle prossime elezioni, è difficile dirlo. Non esiste un voto monolitico da parte di una comunità. Le abitudini elettorali sono diverse e l’appoggio all’uno o all’altro candidato, è trasversale. Lo sa anche Barack Obama, per il quale era comunque importante essere presente al galà della Niaf come segno di attenzione verso l’Italia, ma - soprattutto - verso i milioni di cittadini americani di origine italiana.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 31 Ottobre 2011


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