
Joseph Kony, a sinistra, e il suo vice Vincent Otti nel 2006 a Ri-Kwamba in Sud Sudan (Credits: AP Photo/Stuart Price, Pool)
A caccia dei ribelli dell’LRA, il Lord’s Resistance Army, uno dei gruppi armati più sanguinari del mondo. Cento uomini delle forze speciali statunitensi affiancheranno i soldati ugandesi che da anni inseguono Joseph Kony e i suoi seguaci tra le foreste e i territori di quattro Paesi: Uganda, Congo, Centrafrica e Sud Sudan.
La decisione è del 14 ottobre 2011 e, in una comunicazione al Congresso, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la sua decisione di schierare un piccolo numero di forze speciali per eliminare “dal campo di battaglia” la minaccia di Joseph Kony.
L’LRA di Joseph Kony conta oramai poche centinaia di membri. Ma grazie alla sua ferocia e all’abilità di spostamento è in grado di tenere in scacco gli eserciti di vari Paesi. I 40 milioni di dollari provenienti dagli Usa non sono bastati alle forze ugandesi per sconfiggere definitivamente uno dei fattori di destabilizzazione dell’intera regione. Bastano manipoli di 15 uomini per mettere a ferro e fuoco interi villaggi, rifornirsi di provviste, schiavi e nuovi giovani militari. E scappare nella foresta.
Stupri di massa, saccheggi, uccisioni sommarie, arruolamento di bambini soldato: negli ultimi tre anni l’LRA sarebbe stato responsabile di tremila morti, quasi tutti in Repubblica Democratica del Congo.
Ma anche in Repubblica Centrafricana, dove i confini con Congo e Sudan sono dei colabrodo. E dove le FACA, le Forze armate centrafricane, controllano confini di 400 chilometri con 40 uomini, due jeep scassate e un camion.
E ora? Ora gli Usa vogliono scrivere la parola fine a tutto ciò. Perché proprio ora? Perché aprire un nuovo fronte africano?
L’Uganda aveva offerto a Kony l’amnistia (è ricercato dal 2005 anche dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità) in cambio di una resa totale, ma il leader ribelle ha sempre rifiutato. Mentre negli anni ‘80, LRA aveva come obiettivo il rovesciamento del regime di Kampala, ora mira alla pura sopravvivenza. Banditi più che ribelli. Ma pericolosissimi.
Finora gli sforzi, anche congiunti di Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Repubblica Centrafricana e sud Sudan di prendere Kony, si sono risolti in buchi nell’acqua. L’inafferrabile Kony rese l’operazione Lightning Thunder a fine 2008 un fallimento su tutta la linea.
I 100 soldati americani staranno un Uganda il tempo necessario per eliminarlo. Leggi: lo cattureranno o lo uccideranno. Anche se il Dipartimento di stato ha precisato che il ruolo sarà di consiglieri e useranno le armi solo per autodifesa. Insomma, informazioni, intelligence, logistica. Anche a crederci, faranno un gran favore a Kampala e a tutta la regione.
L’Uganda è strategico per una innumerevole serie di motivi: è vicino al Congo e alle sue miniere, è dotato di giacimenti petroliferi. Fa il “lavoro sporco” in Somalia da anni, con la missione Amisom combattendo gli estremisti in un Paese in cui gli Usa non mettono piede (almeno ufficialmente, la realtà è un po’ diversa) dalla fallimentare Restore Hope.
Secondo The Christian Science Monitor, la decisione è stata fortemente voluta e auspicata da Hillary Clinton, preoccupata di porre fine alle violenze soprattutto sulle donne nelle remote regioni africane. In generale, la cattura di un ricercato come Kony sarebbe un gran colpo per la reputazione e i sempre più importanti interessi statunitensi nell’Africa Centrale.
Da pacificatori, da coloro che finalmente hanno preso il fantasma Kony, sedersi al tavolo dell’economia con i grati alleati africani sarà più facile.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Mercoledì 2 Novembre 2011


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