Quasi 5 milioni di elettori decideranno domenica 6 novembre chi sarà il prossimo presidente del Guatemala. Il favorito, l’ex generale Otto Pérez Molina, del Partido Popular di destra, è accreditato del 55% delle preferenze secondo gli ultimi sondaggi. Tuttavia è bene prendere con le pinze le previsioni demoscopiche guatemalteche dal momento che già avevano dato vincitore Molina al primo turno con oltre il 50% dei suffragi.
Un errore grossolano se è vero che tra qualche ora l’ex generale dovrà vedersela con Manuel Baldizón, imprenditore del partito Lider (Libertad Democrática Renovada), fermo al 45% delle intenzioni di voto. Ma chi sono i due candidati che domenica si giocano la presidenza del Guatemala domenica?
Originario di Petén, la provincia del nord dove alla fine di marzo furono rinvenuti 27 cadaveri decapitati, il 41enne Baldizón è un mito che fa sognare molti. Populista a livelli tragicomici, questo imprenditore che si autodefinisce “liberale” ha condotto una campagna elettorale assolutamente al di sopra delle righe, promettendo non si sa bene su che basi, in caso di sua elezione “la qualificazione ai Mondiali di calcio della nazionale del Guatemala, per la prima volta nella sua storia” e garantendo che, una volta presidente, introdurrà “la pena di morte, trasmettendo tutte le esecuzioni capitali in diretta tv“.
In un Paese che ha dovuto seppellire 200 mila morti durante le dittature e la guerra civile che l’hanno sconvolto tra 1960 e 1996 - oltre ai 40 mila desaparecidos di cui non si sa più nulla - potrebbe sembrare una bestemmia, eppure la trasmissione live in televisione delle esecuzioni capitali sembra avergli portato non pochi voti al primo turno. Al secondo vedremo.
Di certo, altrettanto incredibilmente, Baldizón per il ballottaggio ha ottenuto l’appoggio dell’UNE, l’Unione Nazionale della Speranza, il partito di centro-sinistra dell’uscente Alvaro Colom che non è riuscito a candidare nessuno per la ferrea (e stupida) volontà di volere candidare l’allora first lady Sandra Torres a tutti i costi, contrariando i dettami della costituzione guatemalteca che vieta ai parenti dei presidenti di candidarsi.
In questo scenario paradossale accade allora che il 61enne Pérez Molina appaia come un campione di moderazione ed equilibrio. E questo nonostante sia un “torturatore” e “genocida” secondo tre attivisti statunitensi che assieme a Waqib Kej - l’associazione in difesa dei diritti degli indigeni discendenti dei Maya, in Guatemala circa 4 milioni - lo scorso 5 luglio lo hanno denunciato alle Nazioni Unite per questi crimini infamanti, consegnando una lettera dettagliata a Juan Méndez, il responsabile Onu sulla tortura.
Pérez Molina ha speso una fortuna per convincere l’elettorato che non è più quello del 2007, quando si era guadagnato sul campo il soprannome di el mano dura e alle accuse di essere coinvolto nelle “pratiche sistematiche di torture e genocidio” durante la dittatura, ha risposto con calma, ricordando di essere stato l’artefice dei negoziati che portarono la democrazia in Guatemala nel 1996.
“Sono il generale della pace, altro che torture” e per rafforzare questa sua “purezza”, ha dismesso la sua vecchia divisa per percorrere il Paese indossando sempre una “camicia bianca”, il suo marchio distintivo di “moderazione”. Staremo a vedere, domenica sera, se avrà convinto la maggioranza degli elettori del Guatemala, il paese più povero e violento dell’America latina.
—
Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Venerdì 4 Novembre 2011

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Commenti
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Il 5 Novembre 2011 alle 2:18 jimmie01 ha scritto:
Scusa la mia ignoranza senza limiti, Manzo, ma il Guatemala ( Centro America ) e’ considerato far parte della America Latina? Quanto alla guerra civile e alle morti e torture, c’e n’e’ per tutti. Basti ricordare che con gli accordi di pace si stabili’ anche che i terroristi avessero la immunita’ per tutti icrimini commessi, al contrario degli altri che avrebbero potuto essere perseguiti. Basti ricordare che ultimamente alcuni Generali e politici del periodo della guerra civile sono andati aprocesso per le stragi di civili per la maggior parte indigeni. Al contrario, nessuno si e’ mai premurato ( ma, gia’ a che scopo, viste le condizioni del trattato di pace ? ) di ” agarrare ” i criminali rivoluzionari. Sulla ” Prensa Libre ” di inizio settimana c’era un articolo che riportata la sepoltura delle ossa ritrovate in una fossa comune di sei indigeni di Huehuetenango massacrati dai ribelli perche’ sospettati di aver collaborato colle autorita’ militari. Crimini furono commessi da ambo le parti. Ma come al solito i crimini commessi dai socialisti non sono perseguiti. Mi chiedo dove sono i guitti dell’ ONU in casi come questo. Saluti.
P.S. Quanto credi dovro’ aspettare prima di veder pubblicato questo commento, Manzo? Ammesso che venga mai pubblicato.
Il 8 Novembre 2011 alle 10:30 paolo.manzo ha scritto:
Carissimo Jimmie, come vedi l’uomo dello sblocco ha detto sì … battute a parte sì, l’AMLAT va dal Messico alla Terra del fuoco e, quindi, pure il Guatemala ne fa parte.
In percentuale abitanti/morti+desaparecidos quello guatemalteco è di proporzioni enormi vs gli altri
L’ONU sulla denuncia fatta da tre attivisti USA centra nulla, ha ricevuto la denuncia, non poteva fare altrimenti
ciao
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