
Daniel Ortega (Credits: UN Photo/Marco Castro)
Il Nicaragua ha riconfermato alla presidenza l’ex guerrigliero sandinista Daniel Ortega. Questo il responso del voto di ieri che, con oltre il 66% delle preferenze, dà un bonus di altri 5 anni al discusso leader che si ispira a Marx ma è ben visto dalla Chiesa cattolica per le sue posizioni molto conservatrici sul fronte, per esempio, dell’aborto.
Di sinistra Ortega, soprattutto sul fronte internazionale, lo è sempre stato e continua a esserlo. Su Gheddafi e sull’intervento Nato in Libia, ad esempio, il presidente riconfermato ha tenuto la stessa posizione di Fidel Castro, anche perché uno dei principali consiglieri di Ortega è Mohamed Lashtar, 51enne cugino del Colonnello. Stessa cosa dicasi sulla questione palestinese-israeliana mentre, qualche mese fa, il leader sandinista aveva addirittura proposto un referendum per chiedere danni milionari a Washington per la vicenda dei Contras.
Altrettanto certamente, i denari per finanziare i suoi progetti socioassistenziali come Fame zero e le Case per il popolo, o per regalare bestiame ai contadini, Ortega li prende dal suo generoso amico Hugo Chávez che, in meno di 5 anni, gli ha versato cash oltre due miliardi di dollari, un’enormità per un piccolo Paese come il Nicaragua.
Il successo di Ortega, tuttavia, si spiega anche e soprattutto con il suo grande pragmatismo: alla fine, infatti, il referendum anti-Usa non l’ha fatto e, anzi, mantiene rapporti solidi sia con gli Stati Uniti che con il Fondo Monetario Internazionale e, addirittura, con Taiwan, lo spauracchio della Cina, il Paese emergente ma anche comunista più potente al mondo.
Sul fronte interno, poi, Ortega ha pragmaticamente presentato come suo vice l’ex comandante dell’Esercito Omar Halleslevens, molto popolare, facendo alleare il suo Fronte sandinista con chiunque fosse disposto a governare con lui, a prescindere dall’ideologia. Per questo è starto appoggiato da una miriade di gruppi dissidenti liberali e conservatori, il partito democristiano, uno evangelico e persino una frazione degli ex Contras.
Altro elemento decisivo per la sua riconferma l’alleanza di Ortega con la Chiesa cattolica locale. E, per questo, non ha sorpreso nessuno che lo scorso 3 novembre il Cardinale nicaraguense Miguel Obando abbia chiesto a tutti durante una messa di votare per un Ortega sempre più allineato alle posizioni del Vaticano.
Al punto che sua moglie, la poetessa Rosario Murillo, ha definito in campagna elettorale “un miracolo” il figlio messo alla luce qualche giorno fa da una bimba di 12 anni che era rimasta incinta in seguito a una violenza e a cui, nonostante rischiasse la vita, la legge promulgata in materia da Ortega ha vietato di abortire. Il Nicaragua del sandinista Ortega è infatti oggi il Paese con le leggi antiabortiste più dure al mondo, con pene che arrivano fino a 6 anni di carcere per le donne che interrompono la gravidanza, e fino a 8 per i medici che le aiutano. L’ex guerrigliero marxista ha addirittura proibito l’aborto terapeutico nei casi di rischio di morte della madre, una pratica possibile oggi nel 98% dei Paesi al mondo.
Daniel Ortega si è dunque riconfermato al potere, nonostante la Costituzione vietasse espressamente i due mandati presidenziali consecutivi. Nell’ottobre del 2009 però i giudici della Corte Suprema di Giustizia - tutti sandinisti - gli aprirono le porte alla ricandidatura, dichiarando incredibilmente “non applicabile” quella parte di Costituzione.
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Paolo Manzo, giornalista free-lance, vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Parla 6 lingue, laurea alla Bocconi, master all’ICE e scrive, tra gli altri, per CartaCapital, Le Monde Magazine, The News, La Stampa e Il Secolo XIX. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri
- Lunedì 7 Novembre 2011

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