Quanto è verosimile un bombardamento di Teheran da parte di Israele e degli Stati Uniti? Per ragionare su questo tema, la stampa iraniana si affida - in parte - ai giornali dello Stato ebraico. E infatti sulla homepage di Presstv.ir, l’emittente televisiva della Repubblica islamica in lingua inglese, si legge un articolo con le dichiarazioni (e la fotografia) dell’ex capo del Mossad Ephraim Halevy, secondo cui “un attacco all’Iran avrebbe un impatto sull’intera regione per i prossimi cento anni“. E in ogni caso, aggiunge Halevy, l’Iran “è lontano dal posare una minaccia esistenziale a Israele“.
Le dichiarazioni, si legge su Press.tv, arrivano dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro alla Difesa Ehud Barak hanno cercato di persuadere il loro governo ad attaccare militarmente l’Iran con il pretesto del programma nucleare. Ma, spiega l’articolo, il ministro israeliano delle Finanze Yuval Steinitz, il ministro per gli Affari Strategici Moshe Ya’alon, il ministro degli Interni Eli Yishal, il ministro dell’Intelligence e dell’Energia atomica Dan Meridor e il ministro senza portafoglio Benny Begin “restano fermamente contrari a qualsiasi azione contro l’Iran”. Che, da parte sua, nega di avere un programma nucleare a scopo militare.
I ministri citati nell’articolo credono che “Israele debba continuare i suoi sforzi per incoraggiare l’Occidente a esercitare maggiore pressione economica e politica sull’Iran”. Ed “enfatizzano come ogni azione militare contro l’Iran debba essere portata avanti in pieno coordinamento con gli Stati Uniti“.
Interessanti anche i commenti all’articolo: c’è chi dice che “Israele non ha soldi a sufficienza per intraprendere una campagna militare contro l’Iran”, e chi afferma che potrebbe essere “l’occasione giusta per i palestinesi per ribellarsi e farsi forza dell’aiuto degli egiziani e degli Hezbollah libanesi”.
Quali sono le nostre riflessioni? Quello israeliano potrebbe essere un bluff, come in passato. Minacciare un attacco all’Iran serve al ministero della Difesa di Gerusalemme per ottenere maggiori fondi, per fare pressioni su Washington affinché consegni velocemente le forniture militari richieste, e (come ha rivelato WikiLeaks e riportato dall’analista Trita Parsi) per fare in modo che la comunità internazionale inasprisca le sanzioni contro Teheran. Anche se Russia e Cina sono riluttanti.
Nonostante quanto dichiarato dall’ex capo del Mossad, Israele potrebbe davvero intraprendere quest’avventura pericolosa. Molto dipenderà dal documento sul programma nucleare iraniano che l’Energia internazionale per l’Energia atomica renderà noto questa settimana e che, secondo diverse fonti, dovrebbe dare agli israeliani il pretesto per lanciare un attacco unilaterale contro Teheran.
In questa avventura pericolosa gli israeliani potrebbero non essere soli. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, Londra e Washington sarebbero solidali, e già pronti a rilocalizzare le navi e i sottomarini equipaggiati con missili Tomahawk. Secondo il Telegraph “bisognerebbe agire velocemente, perché l’Iran sta spostano la tecnologia per l’arricchimento dell’uranio in un impianto situato in grande profondità, vicino alla città santa di Qum”.
Da parte sua, il presidente statunitense Barack Obama, non muore dalla voglia di imbarcarsi in un’altra avventura militare: i guai in ambito economico non gli mancano, e tra l’altro ci sono da preparare le elezioni presidenziali del prossimo novembre. Giocare la carta della guerra all’Iran potrebbe costargli caro.
Molto dipenderà comunque, anche questa volta, dalle posizioni che prenderà la stampa. Non ultima quella israeliana, cui quella di Teheran fa spesso eco.
Nel frattempo, che cosa si racconta a Teheran? A quelle latitudini ormai si parla poco di programma nucleare perché…. sarebbe stato messo KO dal virus informatico Stuxnet e dal misterioso assassinio di diversi scienziati nucleari. Operazioni, si dice, frutto di una proficua collaborazione tra l’intelligence statunitense e il Mossad, che sembrano aver centrato l’obiettivo: ritardare di dieci anni il programma nucleare iraniano.
Ancora qualche osservazione:
1) Per attaccare l’Iran, Israele dovrebbe avere il consenso di Washington: la leadership israeliana sfida - da anni - l’amministrazione Obama sulla questione degli insediamenti, ma bombardare Teheran ha un altro peso in una relazione diplomatica che vale (per Israele) almeno 3 miliardi di dollari in aiuti. Se qualcosa andasse storto, i guerrafondai israeliani pagherebbero caro il loro ardire.
2) Il prezzo del petrolio andrebbe alle stelle, a quota 150-200 dollari a barile, colpendo le economie occidentali già fragili, e quindi l’opinione pubblica (soprattutto europea) si scatenerebbe contro questa decisione volta a “contenere” l’Iran che però - a conti fatti - non ha contese aperte, tantomeno per motivi territoriali, né con Israele né con Londra o Washington.
3) Se Israele attaccasse la Repubblica islamica, ai minimi storici in fatto di legittimità popolare (soprattutto dopo la primavera araba), rischierebbe di fare un favore ad ayatollah e pasdaran perché - di fronte all’aggressione esterna - l’opinione pubblica iraniana se la prenderebbe con l’Occidente (percepito come complice dello Stato ebraico) e si compatterebbe attorno ai vertici di Teheran.
4) Se Israele attaccasse Teheran, il budget dei militari iraniani aumenterebbe e la bomba atomica diventerebbe una priorità, anche dal punto di vista formale (ora non lo è, anzi in una fatwa l’Ayatollah Khamenei ha dichiarato illegittima l’atomica), e non mancherebbero le ripercussioni in termini di attacchi a obiettivi strategici occidentali.
5) A fare le spese di un’aggressione militare sarebbero probabilmente anche i dissidenti, molti di quali già in carcere per aver fomentato una “rivoluzione di velluto” prima, durante e dopo le contestate elezioni presidenziali del giugno 2009.
6) Infine, l’attacco all’Iran sarebbe preso a pretesto da numerose frange integraliste (che nulla hanno in comune con l’Iran sciita) per attaccare obiettivi occidentali o filo-occidentali: le petroliere in transito del Golfo Persico e le installazioni dell’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti. E pure le truppe americane in paesi come l’Iraq e l’Afghanistan, dove ancora stazionano.
Insomma, attaccare l’Iran sarebbe una pessima idea. Da tanti punti di vista.
—
Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Lunedì 7 Novembre 2011


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Commenti
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Il 8 Novembre 2011 alle 6:26 anna.one ha scritto:
@ Quanto è verosimile un bombardamento di Teheran da parte di Israele e degli Stati Uniti?
Ma chi mai ha minacciato un bombardamento di Theran? Mah!
@… in una fatwa l’Ayatollah Khamenei ha dichiarato illegittima l’atomica.
E, certo, una delle migliaia, questa era una bella scusa data durante un meeting dell’IAEA a Vienna nel 2005.
Forse detonando un “pacifico esplosivo nucleare” dimostreranno che non violano la fatwa, purtroppo la credibilità dell’ayatollah va a farsi benedire perchè tutti sanno che il Quar’an permette l’inganno in questioni militari, si trova pure sull’enciclopedia della jihad!
Ma, ma che ne pensa Mahmoud Ahmeinejad?
Se ci sarà un’operazione sarà condotta a Fordo- Qom, Parchin e altre località che i mullahs credono siano segrete.
Dopotutto Israele ha già avuto due bei successi nel 1981 con la distruzione del complesso nucleare di Saddam in Osirak e nel 2007 con l’Operation Orchard distrussero quell’altro “segreto” della Syria ad al-Kibar nella regione Deir ez-Zar e nessuna “guerra” fu iniziata. Saddam e Assad si misero il codino tra le gambe.
Certamente si stà applicando un ragionamento razionale sul comportamento di un regime irrazionale che non è preoccupato con l’auto-difesa visto che il loro programma, strombazzato ai quattro venti, usando anche il photoshop, è esclusivamente per scopi di offesa.
Questo credo sia il punto cruciale della faccenda e per questo si è cercato di convincerli con la diplomazia e sanzioni varie che come al solito non hanno nessun effetto.
Una cosa in più dovrebbero fare in Iran gli israeliani, quella di distruggere gli arsenali degli IBM’s, il sistema di “consegna” delle testate nucleari con le quali possono essere rapidamente attrezzati.
Ancora una volta, comunque, si da dei “guerrafondai” agli Israeliani che di guerre non ne hanno mai iniziate, ma agiscono solo in difesa dopo essere continuamente provocati e certamente non vogliono che il desiderio dei persiani di eliminare dalla faccia della terra Israele, diventi realtà.
Il 8 Novembre 2011 alle 18:40 anna.one ha scritto:
Giocheranno a cowboys e iranians?
http://www.niacouncil.org/site.....iv_ctrl=-1
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