
Michele Bachmann (Credits: LaPresse/Chris Carlson)
Come una delicata madre di famiglia (cinque figli naturali, ventitre affidati) possa essere definita la “Regina della Rabbia” (vedi la copertina d’agosto di Newsweek) lo spiegano i Tempi (politici) in cui vivono gli Stati Uniti e in sé, la biografia - passata e presente - dell‘appassionata (nonché unica) figura femminile che corre per la Casa Bianca: Michele Bachmann.
Donna che suscita grandi emozioni (o la ami o la odi), personaggio che grazie alle sue uscite (per molti, controverse) è da parecchio tempo sotto i riflettori dei media nazionali, la rappresentante del Minnesota (prima repubblicana dopo decenni di democratici) ha vissuto una stagione di grandi aspettative appena ha annunciato la sua decisione di candidarsi per il posto di presidente degli Stati Uniti.
Per giorni (settimane) è stata Bachmania. Michele nei cuori (e nei sogni) dell’elettorato che fa riferimento al Tea Party ha preso presto il posto del’amica - rivale Sarah (Palin). Ma, con il passare del tempo, i sondaggi non l’hanno premiata. Sul fronte populista - conservatore, Rick Perry le ha rubato la scena, prima che, a sua volta, venisse soppiantato da Herman Cain.
Allo stato attuale, le possibilità che possa ottenere la nomination sono pochissime, quasi nulle, ma la sua presenza nell’arena repubblicana ha il senso di portare avanti le istanze del movimento politico che rappresenta: la forte critica, quasi avversione contro il governo e le tasse federali; la rivendicazione di incarnare i veri valori americani; la fede religiosa, profondamente cristiana, come fonte d’ispirazione per l’azione in politica.
Michele Marie Amble (Bachmann è il cognome del marito), nasce il 6 aprile del 1956, a Waterloo, in Iowa, da una famiglia luterana di origine norvegese e di tradizione democratica. Dopo la separazione dei genitori, viene cresciuta dalla madre, Jean, impiegata della First National Bank. Figlia del Midwest, dopo aver terminato le scuole superiori e prima di andare all’università per studiare legge, Michele passa un breve periodo in un kibbutz in Israele.
Tornata a casa, prosegue gli studi. nel 1978, uno dei suoi professori è John Eidsmoe, autore di un libro dal titolo Christianity and the Constitution, basato sulla teoria che gli Usa sono stati fondati sulla base di una teocrazia cristiana e che dovranno tornare alle loro origini. “Ha ispirato il mio cammino”, dirà poi nel 2011, la candidata repubblicana.
Quando incontra Eidsmoe, Michele Bachmann ha già lasciato il partito democratico. “Stavo leggendo Burr, il libro di Gore Vidal e pensai,dopo aver visto che l’autore attaccava i Padri Fondatori degli Usa: io non sono una democratica, io sono repubblicana” rivelerà anni più tardi in una intervista. Insieme al fidanzato (presto marito) Marcus Bachmann da tempo è una militante Pro - Life. E, se nel 1976 fa campagna per Jimmy Carter, quattro anni più tardi, invece, sarà una tra i tanti attivisti che contribuiranno a portare alla Casa Bianca Ronald Reagan.
Nel frattempo inizia la sua carriera di avvocato. La porterà avanti fino al quarto figlio. Da allora e per alcuni anni, Michele Bachmann farà la mamma a tempo pieno. Con una passione, la politica, vissuta quasi come missione religiosa. Nei primi anni’90 scriverà dei testi per criticare il sistema educativo del Minnesota. Un’attivismo che nel 2000 sfocerà nella candidatura al senato dello stato e nel 2006 nell’elezione al Congresso di Washington, alla Camera dei Rappresentanti.
Il suo nome sarà conosciuto a livello nazionale un anno dopo, quando, durante un’intervista televisiva, Michele Bachmann dirà che (l’allora candidato alla presidenza) Barack Obama ha”dei valori anti americani”. Per uno che si doveva poi sedere alla scrivania dello Studio Ovale non era certo una bordata di poco conto.
Con questa uscita, la repubblicana anticipava i tempi rispetto ai toni accesi e alle critiche radicali che buona parte dell’elettorato conservatore avrà poi nei confronti di Obama dopo la sua elezione a presidente. In questo senso, Michele Bachmann è quindi da considerarsi uno dei precursori del movimento dei Tea Party e delle posizioni politiche che assumerà poi il GOP.
Dopo la conferma nelle elezioni del 2010, sarà lei una delle fondatrici del gruppo parlamentare del Tea Party. Una posizione e una fama che poi l’indurranno a decidere di tentare la corsa per la Casa Bianca.
La sua è tutta una politica d’attacco. Incurante delle critiche, indifferente al sarcasmo, pronta a replicare a ogni reazione con cui a volte vengono accolte le sue uscite (basti pensare le polemiche delle associazioni per i diritti civili per le sua frasi sull’omosessualità), Michele Bachmann è amata dai suoi elettori anche e soprattutto perché in lei si specchiano i loro modi di pensare e di vedere il mondo.
Certo, non tutti arriverebbero a dire che “Dio ha mandato il terremoto a Washington e l’uragano Irina a New York per punire il governo federale” come ha fatto la Bachmann, ma è evidente che sulla concezione del ruolo che deve avere l’amministrazione centrale, le tasse, l’aborto, l’educazione, il Creazionismo, le parole di Michele rispecchiano quelle di milioni di americani.
Il seguito e il consenso che ha la sua figura di donna appassionata in politica sono figli dei tempi (politici) degli Usa, una nazione divisa soprattutto su di un nodo che le prossime elezioni presidenziali dovrà sciogliere: la giusta interpretazione della funzione che deve avere il governo federale. Se quella “interventista” di Barack Obama, o quella che propone il GOP.
Michele Bachmann ha già indicato quale è la strada, secondo lei.
Nome : Michele Marie Bachmann
Età: 55 anni
Luogo e data di Nascita: 6 aprile 1956, Waterloo, Iowa, Stati Uniti
Famiglia: sposata con Marcus, ha cinque figli
Attuale occupazione: Deputata del Congresso
FRASI CELEBRI
Sull’aborto: “la vita è la cosa più importante. Io sono a favore della vita al 100%, fin dal concepimento” (Giugno 2011)
Sull’economia: “La Federal Reserve non deve fare prestini ai governi stranieri” (Settembre 2011).
Sui diritti civili: “I bambini hanno bisogno di una madre e di un padre nel matrimonio. Ma fate pure decidere ai singoli stati” (Giugno 2011).
Sull’educazione: “E’meglio quando è a cura delle famiglie e non del governo federale” (Settembre 2001).
Sull’immigrazione: “Costruiamo una barriera per sbarrare tutto il confine degli Usa” (Settembre 2011).
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 9 Novembre 2011


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