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Barack Obama: “L’Italia non è come la Grecia e può far fronte al proprio debito”

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  • Tags: Barack Obama, China Investment Corp, Christine Lagarde, crisi europea, Dmitri-Medvedev, fiducia, FMI, fondi sovrani, grecia, Hu-Jintao, Italia, mercati, world news
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(Credits: Ap Photo/Susan Walsh)

(Credits: Ap Photo/Susan Walsh)

Anna Mazzone

“Non è troppo tardi ma bisogna muoversi in modo aggressivo“, così il presidente americano Barack Obama sprona le cancellerie europee ad assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, affinché venga raggiunto un accordo con la Grecia e, allo stesso tempo, ai mercati arrivi un segnale chiaro di fiducia che sostenga l’Italia. In ogni caso, Roma non è Atene, ha specificato il capo della Casa Bianca.

Un Obama a tutto tondo sulla crisi del debito sovrano in Europa e sull’Italia, recentemente incensata durante il Columbus Day e oggi più che mai bisognosa di aiuto. “L’Italia non è la Grecia, è un Paese grande, è un Paese ricco” ha detto perentoriamente il presidente Usa. “Atene ha realmente un problema di solvenza, il vostro, invece, è più di liquidità”, ha poi aggiunto durante un incontro con l’Ansa e i media di lingua spagnola alla Casa Bianca. Secondo Barack Obama, “L’Italia può far fronte al proprio debito a patto che i mercati non abbiano una crisi di fiducia sulla vostra volontà politica”. Ma è anche necessario “che l’Ue invii un segnale chiaro ai mercati” e che “faccia la sua parte accertandosi che l’Italia superi la crisi”. Insomma, il presidente Usa bacchetta Bruxelles per la sua reattività lenta nel mandare segnali di fiducia ai mercati che negli ultimi giorni sono letteralmente impazziti.

Washington teme che l’estensione del contagio dell’Italia possa ripercuotersi anche sugli Stati Uniti. Le parole di Obama sono da leggere in quest’ottica, come un’iniezione di fiducia a Wall Street, mentre proprio stamattina l’agenzia di rating Moody’s dichiara che l’economia Usa potrebbe subire delle ripercussioni dal peggioramento della crisi del debito europeo, sul modello del contagio finanziario scatenato dal crack della Lehman, e questo accadrà qualora si troveranno coinvolti anche Paesi europei importanti come l’Italia. Secondo Steven Hess, capo analista di Moody’s per gli Usa, “Un eventuale contagio da quello che sta accadendo in Europa avverrebbe in primo luogo attraverso il sistema bancario”.

Per questa ragione Obama ha parlato e le sue intenzioni sono chiarissime: salvare l’Italia dalle sabbie mobili della sfiducia dei mercati. Per questo, rispondendo a una domanda dell’Ansa sulla crisi italiana, il presidente Usa ha detto: ”Io farei una distinzione tra un Paese come la Grecia e l’Italia. Il primo ha realmente un problema di solvenza, ha un grosso debito, e deve intraprendere decisioni molto dure, e a lunga scadenza, se vuole rimanere in Europa. E ciò vale anche se esce dall’Europa, se intende veramente riuscire a risolvere questo problema”. “L’Italia, invece - ha proseguito Obama - ha più un problema di liquidità, è un Paese grande e ricco, è la terza economia europea, l’ottava al mondo, dove ci sono molte persone ricche. Un Paese che può far fronte al proprio debito, a patto che i mercati non abbiano una crisi di fiducia sulla volontà politica e la capacità di non perdere il controllo del sistema”.

Infine, il capo della Casa Bianca ha lanciato un messaggio alle cancellerie europee, e in particolare a Berlino e Parigi, considerate le più influenti: “‘Quello che stiamo provando a chiedere a tutta l’Europa, in primis Francia e Germania che hanno maggiore influenza - ha detto Obama - è raggiungere un accordo con la Grecia in modo serio. E credo che ci stanno provando. Poi, rispetto all’Italia, - ha concluso il presidente Usa - è necessario che l’Europa invii un segnale chiaro ai mercati che lei stessa farà la sua parte, accertandosi così che l’Italia superi questa crisi di liquidità. Sinora l’Europa non ha messo in essere le strutture che possano assicurare ai mercati questa fiducia. Non è troppo tardi, ma bisogna muoversi in modo aggressivo”.

(Credits: Ap Photo/Berthold Stadler)

(Credits: Ap Photo/Berthold Stadler)

E mentre il capo della Casa Bianca dava un sostegno a Roma, Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) viaggiava dalla Russia alla Cina, per visitare per la prima volta i due Paesi (motivazione ufficiale), o meglio per chiedere sia a Mosca che a Pechino di entrare in partita nella crisi europea e di versare fondi che in questo momento tornerebbero utilissimi per far riprendere un po’ di fiato al Vecchio Continente. Sull’Italia e sulla Grecia la Lagarde è stata inflessibile. Accomunandole sotto lo stesso destino, ha ribadito che “la chiarezza politica” è la prima cosa necessaria tanto ad Atene quanto a Roma. E, d’altronde, le sue parole erano state molto dirette anche quando aveva recentemente sostenuto che i conti dell’Italia verranno sottoposti “al test della realtà“. Fatto sta che la realtà indica una crisi europea che potrebbe far implodere l’intero Club dei 27, con effetti drammatici anche sull’economia americana. Per questo Christine Lagarde si è recata a Mosca, dove ha esordito con le parole del drammaturgo Cecov, pur di arrivare al cuore del presidente Dmitri Medvedev.

“I rapporti umani si sono intrecciati in un modo cosi incomprensibile che solo al pensarci il cuore si ferma per l’orrore”, ha detto il direttore del Fmi con l’intenzione di sottolineare il ruolo cruciale che la Russia potrebbe giocare per aiutare l’Europa a uscire dalla crisi. Durante il G20 di Cannes Medvedev era stato netto: “L’Europa si deve aiutare da sola“, aveva detto il capo del Cremlino, sbarrando di fatto la strada a possibili iniziezioni di liquidità a mezzo rubli. Adesso, però, sembra che Mosca sia itenzionata ad aumentare il suo contributo al Fmi, un modo indiretto per aiutare l’Ue e permettergli di tornare in forze per poi far esplodere la domanda di gas russo. La recente inaugurazione del gasdotto NordStream è da leggere anche in quest’ottica qui.

(Credits: Ap Photo/Markus Schreiber)

(Credits: Ap Photo/Markus Schreiber)

E pure la Cina non resta a guardare. Pechino confida nel fatto che l’Europa superi le “temporanee difficoltà”, si fa sapere dal ministero degli Esteri cinese, perché la Cina “vuole che l’eurozona ritrovi la stabilità“, come ha recentemente detto il presidente Hu Jintao. Insomma, le posizioni cinesi vanno a braccetto con quelle russe. Anche Pechino come Mosca potrebbe dunque aumentare il contributo destinato al Fmi, e non a caso Christine Lagarde subito dopo la tappa moscovita si è recata a Pechino, dove ha tessuto le lodi dell’economia dell’impero Celeste. Ma sul fronte dei fondi sovrani qualcosa scricchiola. Jin Liqun, ex ministro delle Finanze cinese e presidente del China Investment Corp (che con 400 miliardi di dollari è il maggiore fondo sovrano di Pechino) ha puntato il dito contro il sistema europeo, dichiarando che il Vecchio continente deve prima risolvere da solo i suoi problemi e poi provare ad attrarre investimenti dall’estero per tamponare la sua crisi di liquidità. Jin Liqun ha accusato l’Europa di “indolenza” e ha ribadito che ogni investimento da parte della Cina sarà basato unicamente su un “ritorno finanziario” per i propri investitori. Parole inequivocabili, che lasciano Bruxelles in balia delle proprie responsabilità, prima di procedere a qualsiasi operazione di “evidente” salvataggio, anche se dietro le quinte sia Pechino che Mosca si stanno già muovendo per non fare affondare la barca dei Ventisette.

—

Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.

  • anna.mazzone
  • Giovedì 10 Novembre 2011

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Commenti

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Il 10 Novembre 2011 alle 19:50 indigesto ha scritto:

Obama sa perfettamente che l’Italia è comunque solvibile, gentile Professoressa. Saprà pure che oltre ad essere, quella che stiamo patendo, una studiata aggressione dei mercati, è anche una manovra dai risvolti politici. Vero è che, nonostante il grosso debito pubblico, abbiamo voluto imitare gli States dandoci strutture e sovrastrutture politiche, che hanno determinato solo corruzione ed immobilismo. Qualcosa i governi hanno tentato di fare ma sono stati presi nella morsa dei veti di tanti partitucoli, interessati alla “bella vita” che consente il potere, oltretutto ostentata! Con queste premesse la ripresa non sarà mai possibile, ed i volponi che guidano queste manovre alla fine hanno avuto buon gioco. Si sa, è il loro mestiere, ed hanno in queste cose esperienze secolari!

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