
Ribelle libico con lanciarazzi rpg (Credits: ZUMA Press/Lapresse)
A quanto pare, una parte delle tonnellate di armi uscite dagli arsenali libici durante la rivoluzione, è finita proprio nelle mani di Al Qaeda nel Maghreb (AQMI), il ramo nordafricano dell’organizzazione terroristica.
Lo avrebbe detto Mokhtar Belmokhtar, algerino, uno dei leader di AQMI, in un’intervista rilasciata all’agenzia mauritana Agence Nouakchott Informations (ANI). “I combattenti di AQMI sono stati i più grandi beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo”, ha detto. “Ed è stato naturale in tale situazione averle”.
Nelle sue dichiarazioni, Belmokhtar si è spinto oltre suggerendo agli Shabaab libici, i giovani rivoluzionari, di non deporre le armi, che sono lo strumento per realizzare un regime islamico in Libia. Nell’intervista telefonica il leader di AQMI non ha spiegato nei dettagli quante e quali armi siano entrate in possesso dei suoi miliziani.
Gli analisti americani temono soprattutto i 200 mila lanciarazzi “a spalla” presenti negli arsenali libici, che potrebbero costituire una seria minaccia per gli aerei.
Però, nell’intervista, un altro particolare interessante è emerso: pur riconoscendo di non aver combattuto sul campo, Belmokhtar sostiene vi siano analogie ideologiche fra la sua organizzazione e i rivoluzionari libici.
Discorso furbo: insomma, se non ci si può mettere il cappello sulla rivoluzione libica per “meriti sul campo”, proviamo a mettercelo con l’ideologia e l’affinità. Prosegue così la campagna di “nobilitazione politica” e jadhista di Al Qaeda nel Maghreb, un’organizzazione che è soprattutto una macchina per fare soldi, che traffica in armi e droga e che compie sequestri di occidentali.
Avere un volto “meno malavitoso”, con una forte ispirazione ideologica consente di lavorare meglio, avere migliori rapporti con le popolazioni, reclutare più facilmente.
Non è un caso che ancora una volta il dirigente di AQMI abbia citato l’Afganistan.
I 4 ostaggi prelevati i Niger il 16 settembre 2010 sono la ritorsione per la presenza delle truppe francesi sul suolo afgano. Saranno liberati quando la Francia lascerà l’Afganistan, ha concluso Belmokhtar. Che non ha mancato di lanciare strali contro Parigi, ricordando che la lotta che fa la Mauritania contro AQMI è una battaglia per procura. Voluta da Sarkozy.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Venerdì 11 Novembre 2011


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