- Tags: Eunavfor, guerre di pace, pirati, Somalia, Taiwan
- Un commento
Gente dura i pescatori asiatici, abituati a trascorrere mesi negli oceani a bordo di pescherecci d’altura. I pirati somali che il 5 novembre avevano hanno sequestrato il peschereccio Wen Yi Chin, battente bandiera di Taiwan, a 260 miglia dalle isole Seychelles devono aver sottovalutato il coraggio e la caparbietà dei 28 membri dell’equipaggio: nove cinesi, otto filippini, cinque indonesiani e sei vietnamiti.
Fino a quel giorno ai criminali del mare era sempre andata bene. Il giorno prima avevano incassato 3,5 milioni di dollari di riscatto per liberare un cargo algerino con 25 membri dell’equipaggio mentre le navi da guerra delle flotte internazionali non sono autorizzate ad aprire il fuoco e spesso sono costrette a liberare anche i pochi pirati catturati in mare. Una pacchia per i pirati somali che solo in qualche occasione hanno subito perdite per il fuoco preciso delle guardie private che presidiano alcuni mercantili.
Ma certo non c’erano vigilantes su un peschereccio taiwanese e infatti i sei pirati saliti a bordo non avevano avuto difficoltà a prendere il controllo del cargo utile per essere reimpiegato come nave-madre per i barchini veloci d’assalto. Qualcosa però non ha funzionato o forse i pirati si sono rilassati troppo credendo la ciurma di pescatori inoffensiva. Pochi i dettagli resi noti della vicenda ma due giorni dopo l’arrembaggio i membri dell’equipaggio sono riusciti a riprendere il controllo della loro nave. Secondo fonti del ministero degli Esteri di Taipei, i 28 marinai hanno sopraffatto i sei assalitori, malgrado questi fossero armati.
E’ la prima volta, per quanto se ne sa, che le vittime di un abbordaggio hanno avuto la meglio sui predoni del mare. Probabilmente negli spazi ristretti della piccola nave l’equipaggio ha potuto avventarsi con coraggio sui pirati impedendo loro di utilizzare il vantaggio di disporre di armi da fuoco. Nel corso della violenta colluttazione tre marittimi sono rimasti feriti in modo lieve mentre i pirati sarebbero “caduti in mare”.
Ovviamente ignota la loro sorte ma appare probabile che i rudi pescatori cinesi abbiano spiegato chiaramente ai pirati che queste cose proprio non si fanno prima di lasciarli andare affinché tornassero in Somalia…. A nuoto. Al di là delle battute resta l’unicità di una vicenda che rende ancor più ridicolo il ruolo delle forze navali internazionali fino a oggi impossibilitate a usare la forza contro i criminali somali. Per i pirati è più rischioso avere a che fare con i pescherecci taiwanesi che con i gruppi navali da combattimento della Nato o dell’Unione europea.
—
Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Venerdì 11 Novembre 2011


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 13 Novembre 2011 alle 8:00 sgarikka68 ha scritto:
bravi dobbiamo premiarli gli scrocconi armati a bordo non li vogliamo
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.