
Joseph Kabila con la moglie Olive a Kinshasa (Credits: AP Photo/John Bompengo)
Nonostante le quotidiane rassicurazioni della Commissione Elettorale Indipendente (Ceni), esiste la possibilità, piuttosto concreta, che il voto in Repubblica Democratica del Congo slitti. Previsto per il 28 novembre, è minacciato dalle mille difficoltà logistiche.
Jacques Djoli, vicepresidente della Ceni, ha detto a Bruxelles che si potrebbe eventualmente far slittare la data, per esempio ai primi di dicembre. Ha parlato di “enorme scommessa” il numero due della commissione, svelando insomma che il re è nudo. D’altronde far arrivare le tonnellate di materiale elettorale e distribuirlo nel vastissimo territorio nazionale non è cosa da poco.
Il tempo stringe, le violenze si susseguono, i richiami anche violenti di alcuni candidati non mancano. Étienne Tshisekedi, (UDPS), il principale rivale di Kabila, per esempio, nei gioni scorsi ci è ricascato: e con toni da consumato rivoluzionario ha invitato i suoi sostenitori a distruggere le prigioni per liberare i supporter ingiustamente imprigionati. I richiami alla violenza preoccupano gli osservatori internazionali e l’Onu presente nel Paese.
A chi giova un clima come questo? Fondamentalmente allo status quo. Kabila ha recentemente modificato la costituzione per potersi ripresentare con ottime possibilità di essere rieletto. La frammentazione dell’opposizione e il meccanismo che prevede un turno solo a maggioranza semplice rendono assai facile la rielezione del Presidente uscente. E dunque? Perché Tshisekedi continua nella sua campagna dai toni apocalittici?
Come spesso accade, creare tensione, far vedere che si è capaci di incidere sulla società (e sugli elettori) ha i suoi effetti. Le arringhe di Tshisekedi, i suoi ultimatum sono un modo per lanciare messaggi a Kabila, evidentemente. Ora, l’ex primo ministro durante l’era Mobutu, sanguigno 78enne, è in tour nell’est del Paese, a Goma, centro nevralgico del paese. Boicottò le elezioni del 2006 denunciando irregolarità. Ora, da giorni, si dice certo che il 7 dicembre lui sarà Presidente e “vedrete il Paese cambierà” ha tuonato.
Molto più ragionevolmente, come spesso accade in Congo, si mostrano i muscoli, si alza la posta e si ottiene qualcosa in cambio della pace. Staremo a vedere, a partire dal 28 novembre. Sempre che si voti quel giorno.
Intanto però si schiera la musica. Papa Wemba e altri musicisti sponsorizzati dall’Onu hanno inciso un pezzo della durata di 10 minuti (un amico congolese mi spiegò che, se una canzone dura meno, non viene apprezzata) che invita i giovani a votare pacificamente senza abbandonarsi alla violenza.
Allo stesso tempo, come segnala Jason Stearns, lo stesso Papa Wemba e un’altra decina di musicisti hanno deciso di appoggiare Kabila. I musicisti in Congo sono degli opinion leader formidabili e capaci di incidere fortemente sulla società. Chissà se grazie alla musica, stavolta la musica cambierà.
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Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”
- Martedì 15 Novembre 2011


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Il 15 Novembre 2011 alle 18:26 Elezioni in Congo: il voto potrebbe slittare. | .: Twende :. ha scritto:
[...] [FONTE] [...]
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