
2010, François Hollande rifiuta l'incarico di primo presidente della Corte dei Conti (Credits: Ansa/Epa/Caroline Blumberg)
Un braccio di ferro durato sei mesi si è concluso ieri con un accordo “minimalista” tra il Parti Socialiste ed Europe-Ecologie-Les Verts (EELV). Si tratta di una sorta di difficile alleanza che ha la sua ragion d’essere nella campagna presidenziale per battere la destra e nel peso che gli ecologisti riusciranno ad ottenere, in caso di vittoria della sinistra, nelle elezioni legislative, dato che in Francia vige il sistema maggioritario.
Dopo lunghe e serrate negoziazioni, rese più aspre con la vittoria di François Hollande alle primarie, i due partiti politici hanno deciso di firmare un accordo che prevede la formazione di un gruppo parlamentare di almeno 15 deputati del partito degli ecologisti nella ripartizione dell’Assemblea Nationale, contro un appoggio elettorale.
Ma nessun ministero è per ora in gioco, anche perchè vi sono profonde divergenze su una questione fondamentale che riguarda tanto l’ambiente quanto la politica economica ed energetica tout court. Se infatti Europe Ecologie-Les Verts milita per la fine del nucleare in Francia, (seguendo il sistema tedesco che prevede una sua riduzione graduale, coordinata con una serie di investimenti sulle energie alternative, per permettere la chiusura definitiva di tutte le centrali), François Hollande appare molto più cauto al riguardo. Egli intende diminuire la percentuale energetica proveniente dal nucleare dall’attuale 75% al 50% entro il 2025 e per questo ha firmato l’accordo che prevede la chiusura di 24 reattori nucleari di vecchia generazione, ma si è mostrato deciso a far continuare la costruzione di un nuovo reattore a Flamanville, progetto fortemente osteggiato dai Verdi.
Privo delle convinzioni ideologiche degli ecologisti, Hollande sembra proccuparsi sopratutto delle ricadute economiche, in particolare il possibile aumento del prezzo dell’energia e la perdita di posti di lavoro nelle centrali, che la riduzione del nucleare può provocare a breve termine, sopratutto se non viene bilanciata da un investimento su altri tipi di energie. La borsa non ha tardato a reagire ed EDF, la principale società francese produttrice di energia , ha perso il 4 % subito dopo la firma dell’accordo tra i due attori politici dell’ala sinistra.
In una situazione di forte tensione dei mercati, di preoccupazione per l’avvenire, di piani di rigore da 7 miliardi di euro e di forti licenziamenti previsti perfino da società come PSA Pegout Citröen et Société Génerale, puntare sull’innovazione è una decisione che richiede un raro coraggio politico…
- Mercoledì 16 Novembre 2011

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