Il 2014 resta la data ultima per il ritiro delle truppe internazionali che presidiano l’Afghanistan (al momento 140 mila militari alleati dei quali oltre 90 mila statunitensi) ma Washington sta trattando con Kabul la permanenza di forze militari fino al 2024. Un negoziato difficile, ostacolato anche dai sempre più frequenti atteggiamenti anti-americani del presidente afghano, Hamid Karzai, in questi giorni all’esame della Loya Jirgha l’assemblea che raccoglie 2 mila notabili e leaders tribali.
I talebani hanno già minacciato di morte chi voterà a favore del cosiddetto Patto di cooperazione strategica tra Afghanistan e Stati Uniti, che copre i dieci anni successivi alla conclusione del processo di transizione e al ritiro delle truppe della Nato. “Sulla base dei documenti a disposizione, l’accordo avrà validità fino fino al 2024“, ha detto Safia Siddiqi, portavoce della Loya Jirga.
Il governo afghano ha infatti proposto alla Loya Jirga di estendere fino al 2024 la presenza delle truppe Usa assegnando loro basi permanenti, probabilmente le più importanti tra quelle già oggi in uso a Bagram, Kandahar, Khost, Jalalabad, Helmand, Shindand, Delaram e in altre aree del Paese. Nell’agosto scorso, quando trapelarono le prime indiscrezioni circa l’accordo, emerse la volontà comune di lasciare in Afghanistan alcune migliaia di soldati statunitensi, non solo istruttori militari per le forze armate e la polizia afghane ma anche unità delle forze speciali, elicotteri e forze aeree per continuare la lotta ad Al Qaeda e ai talebani.
Gli Stati Uniti non vogliono però che i dettagli e le condizioni da loro poste per la firma dell’accordo vengano resi di pubblico dominio. Una richiesta di segretezza che costituisce una prassi da parte di Washington negli accordi militari bilaterali, applicata per esempio fin dagli anni ‘50 anche all’intesa con Roma per l’utilizzo delle basi in Italia. Siddiqui ha precisato che agli oltre 2.000 partecipanti alla Loya Jirga “non è stata fornita alcuna informazione sulla posizione degli americani”.
La portavoce ha aggiunto che le parti intendono arrivare a un accordo della durata di dieci anni e che le osservazioni e i rilievi formulati dai delegati della Jirga serviranno a completare il dossier che sarà esaminato dal Parlamento che, come prescrive la Costituzione, dovrà approvarlo o respingerlo. A consigliare le autorità afghane ad approvare l’accordo con Washington contribuiscono anche le dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno afghano, Hanif Atmar secondo il quale un completo ritiro delle truppe alleate alla fine del 2014 comporterebbe il rischio di una guerra civile. In una conferenza al Centro per la sicurezza e gli studi internazionali di Washington, Atmar ha sottolineato che se non vi fossero più militari stranieri nel Paese fra tre anni, lo Stato afghano si disintegrerebbe e le forze di sicurezza si frantumerebbero in molteplici fazioni.
“Sarebbe uno scenario perfetto per una guerra indiretta fra le potenze regionali, comprese Pakistan e Iran, sul territorio afghano”‘. L’ex ministro ha indicato in almeno 30 mila il numero di militari stranieri che dovrebbero restare in Afghanistan per eliminare un simile rischio.
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Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Venerdì 18 Novembre 2011


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