Termina l’era Zapatero. Per combattere la crisi la Spagna si affida ai popolari.
Sull’orlo del precipizio del debito, sotto l’attacco della speculazione, con un esercito di 5 milioni di disoccupati, il paese ieri ha voltato pagina con un trionfo storico - già scritto - del leader del centrodestra Mariano Rajoy, e la maggioranza assoluta in parlamento, e una debacle altrettanto storica per i socialisti guidati da Alfredo Rubalcaba.
Sette anni dopo che la miopia di Aznar, nell’accusare l’Eta dell’attentato alla stazione madrilena di Atocha dell’11 marzo 2004 (e non al Qaeda), gli fece perdere 3 giorni dopo le elezioni, Rajoy si prende la rivincita. Alle elezioni politiche non solo ha trionfato sui rivali socialisti, al loro minimo storico con il 28,68 e 110 seggi (59 in meno del 2008) ma umilia il suo mentore facendo meglio di lui: 186 seggi su 350 contro i 183 conquistati da Aznar nel 2000, con il 44,58% e la garanzia della maggioranza assoluta per portare avanti il suo piano di austerity per salvare la Spagna dalla crisi in cui è sprofondata dal 2008.
Il Pp ha ottenuto il suo migliore risultato dalla fine del franchismo. Il Psoe con Alfredo Rubalcaba, erede di José Luis Zapatero, che non si ripresentava, esce umiliato dalla giornata elettorale con il peggiore risultato di sempre.
Il Pp nella nuova legislatura avrà un potere quasi assoluto. Controlla già quasi tutte le regioni, le città più importanti meno Barcellona, e con la maggioranza assoluta in parlamento può governare da solo, senza negoziare appoggi. Rubalcaba, nominato candidato premier in luglio, non è riuscito a salvare i socialisti da una pesantissima sconfitta, impiombato dalla pesante eredità economica lasciata da José Luis Zapatero.
La grande emorragia dei voti dei delusi del zapaterismo che hanno abbandonato il Psoe - 5 milioni di elettori in meno rispetto al 2008 - ha portato linfa nuova e seggi oltre che nel Pp nei partiti minori. A sinistra Izquierda Unida, passa, da 2 a 11 deputati, i nazionalisti catalani di Ciu da 10 a 16, il partito centrista Upyd esplode da uno a 5 deputati. Nei Paesi Baschi, dopo la rinuncia alla violenza da parte dell’Eta, trionfa la sinistra radicale indipendentista - vietata alle politiche del 2008 - che con Amauir entra in parlamento con 7 deputati, e diventa la quinta forza parlamentare spagnola.
Dopo lo tsunami elettorale Rajoy sostituirà formalmente Zapatero alla Moncloa solo fra quattro settimane, a causa dei tempi tecnici per la formazione del nuovo parlamento.
Avrà il difficile compito di cercare di ripristinare la fiducia dei mercati nell’economia del paese, allontanare lo spettro di un pericoloso salvataggio internazionale. Negli ultimi giorni ha garantito che il suo governo rispetterà tutti gli impegni presi da Zapatero con l’Ue. Rajoy ha dichiarato “guerra alla crisi” e ha annunciato una politica di austerità lacrime e sangue e “tempi non facili”, “tagli ovunque meno che per le pensioni”, riforme strutturali per risanare le finanze del paese e allontanarlo dalle secche della crisi del debito. Dopo la vittoria ha detto che vuole “restituire agli spagnoli il loro orgoglio”, ha chiamato tutti al “lavoro” per salvare il paese, perché, ha avvertito, “non ci saranno miracoli”.
Ha annunciato che inizierà a lavorare per il paese già oggi. Potrebbe subito indicare il nome del suo ministro dell’economia, istituire un ‘pre-governo’ che avvii la transizione con il governo del premier Zapatero e intensificare i contatti già presi con Berlino e Parigi: Sarkozy è stato il primo a chiamarlo dopo la vittoria. Poi è stata la volta del britannico David Cameron.
Ex-icona del socialismo europeo, José Luis Zapatero, a 51 anni, si ritirerà dalla politica attiva. È il quinto capo di governo dei paesi periferici dell’Eurozona - i Piigs - a cadere dall’inizio dell’anno vittima dei mercati dopo l’irlandese Brian Cowen, il portoghese José’ Socrates, il greco Iorgos Papandreu e, ultimo, in Italia Silvio Berlusconi.
- Lunedì 21 Novembre 2011


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