dal nostro inviato a Il Cairo Matteo Colombo
“Non abbiamo fatto la rivoluzione per diventare l’Afghanistan“. La frase del mio amico Mohammad descrive l’atmosfera di venerdì scorso meglio di una fotografia. Il luogo simbolo della protesta egiziana è occupato da una folla di uomini con la barba lunga, ragazze con i veli colorati e donne con i niqab neri. Le bandiere della Fratellanza Islamica sono quasi più numerose di quelle egiziane. Gli Islamisti sono qui per impedire che il futuro dell’Egitto sia deciso dai militari.
Sembrano passati secoli da quanto i carri armati erano accolti in piazza Tahrir da una folla festante. Ora islamisti, cristiani, liberali e socialisti non vogliono che a decidere il futuro dell’Egitto siano i soldati. Nei giorni scorsi l’esercito ha chiesto che la Costituzione definisca le forze armate “guardiane della rivoluzione” e riservi loro il diritto di intervenire, in casi eccezionali, per destituire un governo eletto dal popolo.
In piazza la polizia e l’esercito non si vedono. Si sono disposti a poche centinaia di metri, vicino al museo egizio. “È una novità”, mi spiega Maha, “hanno deciso di cambiare tattica”. L’atmosfera è tranquilla e nel primo pomeriggio la monotonia della piazza è rotta dal rumoroso ingresso dei ragazzi del movimento 6 aprile, la coalizione che riunisce le forze liberali. Sembrano studenti fuori corso più che l’espressione di uno dei movimenti più importanti dell’Egitto post-rivoluzionario. Si uniscono agli islamisti per scandire slogan contro l’esercito. Non ci sono scontri, solo qualche discussione amichevole, come quelle tra i tifosi di opposte squadre di calcio. Ahmed esulta: “Sembra di essere tornati al periodo della rivoluzione” in cui Islamisti e liberali protestavano insieme per chiedere le dimissioni di Mubarak.
La tranquillità della piazza è rotta il giorno successivo. Alcuni ragazzi scelgono di accamparsi in piazza e di rimanere a Tahrir per protestare contro la giunta militare. La polizia decide di sgomberarli. La gente reagisce, alcuni lanciano delle pietre. Intervengono i mezzi pesanti. Un ragazzo muore e centinaia di manifestanti vengono feriti. Le camionette della polizia si dispongono nella piazza per qualche ora, poi ritornano nelle caserme, lasciando ancora una volta la piazza libera.
Domenica mi dirigo verso Tahrir in tarda mattinata. C’è una piccola folla di persone che si copre il naso e la bocca. L’aria è pesante e le pietre sul terreno raccontano della battaglia della sera prima. L’attenzione della folla è tutta rivolta alla mia destra, verso la zona dei ministeri. Nelle vie laterali c’è chi si avvicina alla polizia, spesso con dei bastoni, e chi si allontana, ferito negli scontri. Molti hanno le bende agli occhi, altri sono feriti sulla fronte. I soldati non si vedono ma sono a pochi metri. L’atmosfera è tesa e scandita dal rumore dei tamburi. Le famiglie di venerdì hanno lasciato il posto a gruppi di ragazzi che corrono avanti e indietro, coprendosi il volto.
Nel pomeriggio la polizia entra in Tahrir. Le camionette penetrano nella piazza da tutti i lati e i ragazzi che protestano rimangono intrappolati. Non c’è via di uscita dalla piazza, ad eccezione della metropolitana. I poliziotti sparano proiettili di gomma contro la folla. Alcuni poliziotti colpiscono i manifestanti con i bastoni. La gente ha paura e cerca riparo nelle vie laterali. I negozi chiudono. I corpi dei ragazzi uccisi sono lasciati sui marciapiedi. Poi, in serata, torna la calma. Chiama il mio amico Ahmed e mi dice che arriveranno molti ragazzi, stanotte, per dormire nella piazza. Oggi si ricomincerà.
Qui potete trovare il video (molto violento) degli scontri di ieri.
—
Matteo Colombo vive tra Ankara e Il Cairo per studiare arabo e turco. Collabora con diversi siti di politica internazionale. Le sue grandi passioni sono l’Egitto, La Siria e la Turchia
- Lunedì 21 Novembre 2011


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.