
Manifestante lancia pietre (Ansa/EPA/Mohamed Omar)
L’Egitto si prepara a una nuova giornata di sangue e scontri mentre il premier fa un passo indietro, a una settimana dalle elezioni. Gli attivisti egiziani hanno sollecitato nuove e più incisive proteste per oggi per porre fine al governo dei militari. In ventimila sono scesi in piazza Tahrir al Cairo nella notte nonostante da sabato scorso siano morte almeno 24 persone nelle proteste, secondo il bilancio ufficiale delle vittime; stando ad altre fonti i morti sarebbero almeno 33, mentre i feriti si contano a centinaia.
I Fratelli Musulmani d’Egitto, la forza politica meglio organizzata del Paese, hanno però annunciato che non parteciperanno alla manifestazione prevista oggi a piazza Tahrir al Cairo contro il potere militare.
Il Partito della libertà e della giustizia, espressione dei Fratelli Musulmani, secondo un comunicato pubblicato ieri sera sul suo sito internet, riferisce che la decisione scaturisce dalla “preoccupazione di non trascinare il popolo verso nuovi scontri sanguinosi con le parti che cercano ulteriori tensioni”.
LA GALLERY DEGLI SCONTRI DI PIAZZA TAHRIR
Il clima è teso anche se siamo lontani dalla partecipazione di massa che lo scorso febbraio ha visto riversarsi nelle strade centinaia di migliaia di persone per chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. “La gente vuole la caduta del maresciallo” hanno scandito i manifestanti ieri, facendo riferimento a Mohamed Hussein Tantawi, ministro della Difesa di Mubarak per vent’anni. “Questa terra appartiene agli egiziani. Non è in vendita e non ha bisogno di alcun guardiano”, si leggeva su uno striscione.
Il primo ministro Essam Sharaf, alla guida del Paese dal gennaio scorso, e il suo governo intanto hanno presentato le dimissioni, rimettendo il proprio mandato a disposizione del Consiglio Supremo delle Forze Armate che, però, non ha ancora preso una decisione chiara, sta valutando se accettarle o meno e ha invitato le forze politiche a un “dialogo urgente” per esaminare la crisi.

Piazza Tahrir, tra i manifestanti un ferito soccorso (AP Photo/Khalil Hamra)
Quello che è certo, invece, è che le elezioni parlamentari si terranno secondo il calendario previsto, a partire dal 28 novembre, indipendentemente dalle sorti del governo Sharaf, come ha precisato il vice premier Ali el Selmi.
Dopo una giornata con pochi incidenti tra manifestanti e forze di polizia, in serata di ieri ci sono stati nuovi scontri e i manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del ministero dell’Interno, presidiato da carri armati e agenti in tenuta antisommossa che hanno respinto i giovani sparando lacrimogeni.
Sempre in serata, ad Alessandria, un poliziotto è morto, mentre cinque manifestanti e altri sei agenti della polizia sono rimasti feriti in scontri.
In Piazza Tahrir nella serata centinaia di migliaia di persone, se non un milione, si sono assiepate in modo inverosimile, dopo che nel pomeriggio si era temuto il peggio per l’approssimarsi dei carri armati destinati - è stato poi chiarito - solo a proteggere il ministero dell’interno, meta di numerose spedizioni dei manifestanti andate a vuoto. Si erano subito alzate barricate metalliche nelle strade interessate ed erano stati incendiati copertoni, in falò spenti poco dopo.
“È la seconda rivoluzione”, dice una parola d’ordine raccolta sui blog in internet, “dopo il tentativo di militari e governo di far fallire la prima”. Di questo fallimento verso la democratizzazione del paese ed il rispetto dei diritti umani i militari sono stati accusati anche in un rapporto diffuso da Amnesty International: “I governanti militari hanno schiacciato le speranze dei manifestanti del 25 gennaio”. E la denuncia non sembra infondata, specie dopo la proposta nei giorni scorsi del viceprimo ministro, Ali Selmi, per una modifica alla costituzione che aveva irritato tutte le forze politiche, specie i Fratelli Musulmani, candidati a raccogliere ampi consensi nelle elezioni legislative. La proposta, che prevede di dare una speciale immunità ai militari e di sottrarre i loro bilanci ai controlli del parlamento, aveva provocato il grande raduno di venerdì scorso, il venerdì “per la protezione della democrazia”, come al solito nell’arcinota piazza Tahrir.
- Martedì 22 Novembre 2011

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