
(Credits: Epa/Khaled Elfiqi)
08.40 In un comunicato diffuso tramite Facebook il Consiglio Supremo delle Forze Armate si scusa per i morti degli ultimi 6 giorni a Piazza Tahrir, riferendosi a loro come a dei “martiri”.
05.05 Si diffonde la notizia che la giornalista egizio americana, Mona Eltahawy è stata arrestata in Piazza Tahrir. Immediatamente parte la campagna su Twitter per richiedere il suo rilascio (#Freemona).
01.20 La polizia interrompe il cessate il fuoco e comincia a caricare la folla in piazza Tahrir. Le forze dell’ordine lanciano gas lacrimogeni e, secondo la denuncia di ong presenti sul luogo, utilizzano proiettili veri per sparare contro i manifestanti. Migliaia i feriti e si contanbo i morti. E’ un massacro.
18.30 Calma apparente a piazza Tahrir, mentre centinaia di persone continuano ad arrivare nel cuore del Cairo dove da sei giorni in migliaia protrestano per chiedere all’esecutivo militare di andare via.
17:34 - La dura denuncia del premio Nobel per la Pace, Mohamed ElBaradei, che ha parlato di un “massacro in corso” e ha puntato il dito contro l’uso di “lacrimogeni con agenti nervini” per disperdere i dimostranti.
16:57 - La polizia smetta di “sparare sul petto degli egiziani” e le due parti cessino le violenze. E’ l’appello lanciato questa sera in un discorso alla nazione dal gran Imam di al Azhar el Tayeb.
16:11 - ”Senza un voto democratico la voce del popolo non sarà ascoltata. Per questo riteniamo sia urgente che le diverse forze in campo, dai militari ai manifestanti ai partiti e movimenti di opposizione, facciano di tutto per assicurare il corretto svolgimento delle elezioni”. Lo ha affermato monsignor Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto, interpellato dall’agenzia Misna sugli avvenimenti degli ultimi giorni.
Piazza Tahrir non accenna a svuotarsi. In migliaia continuano a riempire la Piazza simbolo della rivoluzione egiziana, nel cuore del Cairo. A nulla sono servite le dimissioni del premier e l’annuncio dei militari di voler fissare la data delle elezioni presidenziali a giugno del 2012. Il popolo di Piazza Tahrir ha rifiutato le concessioni del Consiglio supremo delle Forze Aramate.
Si sa che ci sono almeno duemila feriti e il numero dei morti oscilla tra i 30 e i 60. Queste sono le uniche, poche certezze dall’Egitto, a quattro giorni dall’apertura delle urne per la prima fase elettorale, il prossimo 28 novembre. In migliaia continuano ad affollare Piazza Tahrir e a chiedere ad Hussein Tantawi, il capo delle forze militari che governano il Paese, di fare un passo indietro. La massa teme che il Consiglio supremo dell’esercito rappresenti un altro volto della dittatura di Hosni Mubarak e non si fida dell’annuncio dato ieri in diretta televisiva dallo stesso Tantawi, che per la prima volta ha ipotizzato una data per le elezioni presidenziali.
A giudicare dalle immagini che ci arrivano dal Cairo e dalle altre città, tra cui Alessandria, la maggior parte degli egiziani ha rigettato la bozza costituzionale scritta dai militari e chiede una vera democrazia, da far partire subito su basi trasparenti e senza la paura di fantasmi del passato dietro l’angolo. Ecco perché dalle piazze egiziane si continua a levare lo stesso grido che si poteva ascoltare mentre Mubarak era ancora in carica: “Via! Via!“. Le parole di Tantawi si sono praticamente disperse nel vento, compresa l’offerta di un possibile referendum sul ruolo del Consiglio supremo che, nel caso fosse sfavorevole ai militari li riporterebbe nelle loro basi e fuori dai palazzi del potere. “Vogliamo elezioni giuste - ha detto il leader dei militari - Stiamo facendo il nostro lavoro in un momento davvero speciale”, e ha poi aggiunto: “Non ci interessa chi si candiderà o chi sarà eletto presidente e, nonostante ciò, veniamo accusati dal popolo”.

(Credits: Epa/Mohamed Omar)
La luna di miele tra gli egiziani e i militari che per anni avevano rappresentato lo scudo armato dell’ultimo faraone Hosni Mubarak, sembra essere già terminata. Troppi i morti e le violenze perpetrate proprio a Piazza Tahrir dai soldati e dalle forze di sicurezza. Come ha sottolineato il quotidiano Al Azhar nella sua mappa della Primavera Araba, l’uso della violenza contro cittadini pacifici delegittima l’autorità al potere e fa terminare la sua ragion d’essere. Anche tra i militari e la Piazza d’Egitto è finita così. E quello cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni è il peggior momento al Cairo da quando i manifestnti hanno festeggiato l’uscita di scena di Mubarak.
Anche se sin da allora in molti avevano espresso dubbi e sospetti sul governo transitorio dei militari, in un Paese in cui i militari stessi governano, anche se indirettamente, sin dal colpo di Stato del 1952, che ha rovesciato la monarchia. Due dei tre presidenti che hanno governato l’Egitto sono stati nominati tra i ranghi delle forze armate e praticamente quasi tutti i governatori egiziani sono generali in pensione. Insomma, la luna di miele sarà pure temrinata, ma non è affatto facile divorziare dalle Forze armate, che non lasceranno la scena come ha fatto in febbraio Mubarak e che rappresentano in ogni caso l’esercito più numeroso e attrezzato dell’intera area mediorientale.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso
- Mercoledì 23 Novembre 2011

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Commenti
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Il 23 Novembre 2011 alle 12:49 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] Piazza Tahrir non accenna a svuotarsi. In migliaia continuano a riempire la Piazza simbolo della rivoluzione egiziana, nel cuore del Cairo. A nulla sono servite le dimissioni del premier e l’annuncio dei militari di voler fissare la data delle elezioni presidenziali a giugno del 2012. Il popolo di Piazza Tahrir ha rifiutato le concessioni del Consiglio supremo delle Forze Aramate. Si sa che ci sono almeno duemila feriti e il numero dei morti oscilla tra i 30 e i 60. Queste sono le uniche, poche certezze dall’Egitto, a quattro giorni dall’apertura delle urne per la prima fase elettorale, il prossimo 28 novembre. In migliaia continuano ad affollare Piazza Tahrir e a chiedere ad Hussein Tantawi, il capo delle forze militari che governano il Paese, di fare un passo indietro. [...]
Il 23 Novembre 2011 alle 12:53 ilgrandecolibri ha scritto:
“Noi, queer e donne, siamo in prima linea, dietro le barricate, davanti alle videocamere e agli occhi di chi guarda e alle pistole di chi spara. Siamo qui anche se a volte il ‘movimento più grande’ ci respinge, e continueremo ad essere qui”: sono queste le parole di Leil-Zahra Mortada, femminista egiziana, che ispirano un progetto talmente rivoluzionario (organizzare un Gay Pride nella piazza degli scontri) da apparire visionario. La consapevolezza politica in Egitto raggiunge livelli impressionanti: “La lotta per i nostri diritti sarà sanguinosa e alcune vite andranno perse” scrive, ad esempio, una blogger (Gay Pride in piazza Tahrir?).
Il 23 Novembre 2011 alle 14:31 Egitto: fine della luna di miele con i militari. E l’occupazione di Piazza Tahrir continua | Notizie Più ha scritto:
[...] post: Egitto: fine della luna di miele con i militari. E l’occupazione di Piazza Tahrir continua Segnala presso: Articoli CorrelatiEgitto ancora nel caos: Piazza Tahrir in fiamme, scontri tra [...]
Il 24 Novembre 2011 alle 5:55 anna.one ha scritto:
Be careful what you wish for [fai attenzione a quello che desideri]…senza i militari con un certo potere rischiano questo:
http://www.thememriblog.org/bl...../41264.htm
Nel frattempo l’Egitto si avvia al collasso economico e la crisi economica si espande dalla Libya alla Turchia che è di fronte at un economico setback. Nessun impero neo-Ottomano, nessun centro di potere, nessun riorientamento, nessuna Primavera Araba, solo crollo catastrofico sociale, disordini civili, disperazione e violenza e, se come molti prevedono, carestia in Egitto, la violenza aumenterà. E se all’Iran sarà permesso di ottenere armi nucleari, le userà.
Tempi interessanti!
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