(aggiornato il 26 novembre ore 12,40)
A quanto ammonta il riscatto pagato lo faranno sapere forse i pirati somali, ma ieri mattina il mercantile Rosalia D’Amato, sequestrato il 21 aprile in pieno Oceano Indiano (a 320 miglia a sud dell’Oman e a 300 a est dell’isola di Socotra) è stato liberato con l’equipaggio di 16 filippini e 6 italiani.
La notizia ha trovato conferme solo nel tardo pomeriggio di ieri ma era stata anticipata da diverse fonti vicine all’intelligence, e di Libero Reporter, che ha potuto parlare al telefono satellitare con il comandante Orazio Lanza, mentre fonti dell’associazione degli armatori Confitarma hanno fatto sapere che l’equipaggio è in buona salute. Degli italiani 4 sono campani: Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina, entrambi di Procida, Giuseppe Maresca, secondo ufficiale di coperta di Vico Equense, Pasquale Massa primo ufficiale di coperta di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio.
Gli altri due sono siciliani: uno di Messina, il comandante Orazio Lanza, e l’altro di Mazara del Vallo, il direttore di macchina Antonio Di Girolamo. La liberazione della nave, di proprietà della società Perseveranza di Navigazione, consentirà di chiarire le indiscrezioni circa i casi di tubercolosi che si sarebbero registrati a bordo durante sette mesi di prigionia. Un tempo lunghissimo per gli standard dei sequestri di navi occidentali determinato a quanto sembra da estenuanti trattative circa l’ammontare del riscatto che potrebbe essere superiore ai dieci milioni di dollari.
Come sempre accade in caso di sequestro tutti negano di aver pagato. “Da parte nostra non è stato pagato nessun riscatto” ha dichiarato Carlo Miccio, responsabile della sicurezza della società armatrice ma non si può escludere che altri (servizi segreti, ambienti diplomatici, intermediari…) abbiano gestito la delicata trattativa finanziaria anche perchè nessuna nave è mai stata liberata dai pirati somali senza pagamento di un riscatto.
Secondo quanto riferito da Massimo Alberizzi, corrispondente del Corriere della Sera, pacchi di denaro sarebbero stati lanciati sul ponte della Rosalia D’Amato da un aereo decollato dal Kenya appartenente a una compagnia privata specializzata in questo tipo di operazioni per il pagamento dei riscatti ai pirati: la Tropic Air La Rosalia D’Amato è stata poi raggiunta da una bettolina proveniente da Mombasa inviata dall’armatore per fornire carburante mentre nella notte anche il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria ha raggiunto l’area. A bordo del mercantile è salito un nucleo sanitario militare e un team di fanti di marina del Reggimento San Marco.
Poche ore prima del rilascio della Rosalia D’Amato il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Bruno Branciforte, aveva dichiarato che “per eliminare il fenomeno esiste un’esigenza di una sinergia tra le misure che stiamo prendendo e quelle che la comunità internazionale dovrà intraprendere nei confronti della Somalia”. Nessuna notizia, invece, circa la petroliera Savina Caylyn, catturata dai pirati quasi dieci mesi or sono, l’8 febbraio, con a bordo 5 italiani e 17 indiani.
A fine ottobre si era diffusa la notizia che anche per la petroliera della compagnia Fratelli D’Amato fosse imminente la fine del sequestro, prevista entro novembre, ma a quanto pare l’accordo sul riscatto non è ancora stato trovato a fronte di una richiesta dei pirati di 16 milioni di dollari. Fonti ben informate hanno riferito che la Rosalia d’Amato verrà scortata nelle prossime ore dal cacciatorpediniere lanciamissili italiano Andrea Doria, impegnato in quell’area nelle operazioni anti-pirateria della Nato, fuori dall’area a rischio pirateria verso un porto sicuro.
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Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Venerdì 25 Novembre 2011


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