Dopo mesi di dimostrazioni e repressioni costate la vita a 3.500 persone, e dopo le sanzioni già decise dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ieri in un incontro che si è tenuto al Cairo la Lega Araba ha approvato con 19 voti favorevoli (con l’astensione di Libano e Iraq) le sanzioni alla Siria.
La mossa della Lega Araba è di per sé rivoluzionaria perché la Siria è tra i Paesi fondatori di questa organizzazione internazionale politica di ventidue Stati del Nord Africa, del Corno d’Africa e del Medio Oriente nata nel 1945. E va compresa tenendo presente il ruolo attualmente preponderante dell’Arabia Saudita (che difende i sunniti in piazza e ce l’ha con la dinastia alawita - e quindi sunnita - degli al-Assad anche, ma non solo, in chiave anti-iraniana) e del Qatar (a capo della commissione incaricata di indagare sulla violenza in Siria attraverso quattromila osservatori sul territorio siriano).
Le sanzioni prevedono - come ha precisato appunto il ministro degli Esteri del Qatar Sheikh Hamad bin Jassim al-Thani - di tagliare le transazioni con la Banca centrale siriana, interrompere i finanziamenti dei governi arabi per progetti in Siria, il divieto rivolto agli alti funzionari siriani di recarsi in altri Paesi arabi, e il congelamento dei beni legati al governo del presidente Bashar al-Assad. La dichiarazione della Lega Araba prevede anche che le banche centrali degli altri Paesi arabi debbano monitorare i trasferimenti di denaro in Siria, fatta eccezione per le rimesse degli immigrati. E prevede l’embargo ai voli commerciali tra la Siria e gli altri Paesi della Lega araba, embargo che entrerà in vigore in una data di cui si discuterà la prossima settimana.
Come reagisce Damasco? Condannando le sanzioni, perché “tradiscono la solidarietà araba” e colpiscono la popolazione civile. Eppoi il ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem ha accusato la Lega di cercare di “internazionalizzare” il conflitto e di essere uno strumento dell’Occidente perché “la Siria è nemico di Israele”.
Intanto l’Iraq rifiuta di mettere in atto le sanzioni, anche perché con 6,78 miliardi di dollari è il secondo partner commerciale della Siria, mentre il Libano - a lungo legato a filo doppio con il regime di Damasco - si è “dissociato”.
La Turchia? Non è un Paese arabo e ha partecipato all’incontro del Cairo della Lega Araba come osservatore, accettando di agire in accordo con le sanzioni decise al Cairo.
Il problema è che la Siria dipende dai suoi vicini arabi per la metà delle sue esportazioni e per un quarto delle importazioni. Le sanzioni mettono quindi sotto pressione il regime di Damasco, isolandolo ancor più. Soprattutto ora che la Turchia ha preso posizione a fianco della Lega Araba.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Lunedì 28 Novembre 2011


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