
Hillary Clinton in partenza per il Myanmar (Credits: AP Photo, Saul Loeb, Pool)
La visita del segretario di stato americano Hillary Clinton in Myanmar è certamente un fatto storico sia per gli Stati Uniti che per la nuova giunta birmana, che giorno dopo giorno dimostra di essere sempre più determinata a far compiere al paese una svolta epocale.
Dopo cinquant’anni di isolamento, i militari al potere hanno deciso di cambiare il Myanmar. Dopo le elezioni di fine 2010 tanti avevano immaginato che la nuova linea tanto decantata dal neo-presidente Thien Sein si sarebbe presto trasformata in un nulla di fatto. E invece l’ex generale che oggi guida la Birmania ha avuto non solo il coraggio ma anche la forza di portare avanti una vera e propria transizione democratica. Ha iniziato a dialogare con la paladina della libertà Aung San Suu Kyi, arrivando addirittura a permetterle di partecipare, entro la fine dell’anno, a un’elezione parlamentare suppletiva grazie alla quale potrebbe ottenere legalmente un seggio. Non solo: Thien Sein ha anche iniziato a organizzare nella capitale Naypyidaw regolari conferenze stampa per “informare la popolazione a proposito delle nuove iniziative promosse dal governo”, e ha liberato 6.359 prigionieri, incluso un corposo gruppo di detenuti politici colpevoli di aver “attentato alla stabilità e all’integrità della nazione”. Infine, Thien Sein ha avuto il coraggio di sospendere la costruzione della diga di Myitsone, voluta e finanziata dai cinesi, ufficialmente per le proteste degli ambientalisti, ma in realtà sicuramente per motivi di ordine strategico.
Questa scelta della nuova giunta, se da un lato ha infastidito Pechino, che ha interpretato la scelta di Thien Sein come un tentativo birmano di svincolarsi almeno in parte dalla dipendenza cinese, dall’altro ha offerto a New Delhi l’opportunità di proporsi come alleato alternativo, e agli Stati Uniti l’occasione per organizzare la visita del segretario di stato per valutare da vicino in che direzione si sta muovendo il Myanmar.
L’obiettivo della Clinton è capire che tipo di riforme politiche ed economiche la giunta vuole impegnarsi ad approvare. Anche perché, se l’allontanamento progressivo dalla Repubblica popolare continuasse, Washington potrebbe addirittura decidere di rivedere la sua posizione sulle sanzioni. La Cina però non è disposta a farsi mettere da parte, anche perché il Myanmar è per lei un alleato molto importante al confine tra Sudest asiatico e Asia del Sud. Ecco perché c’è da aspettarsi che anche da Pechino arrivino presto nuove proposte di collaborazione.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 30 Novembre 2011


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Il 2 Dicembre 2011 alle 11:43 Birmania, Aung San Suu Kyi incontra Hillary Clinton: “Presa la strada della democrazia” | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] quello è che un momento storico per la Birmania, con un segretario di stato americano in visita ufficiale al Paese per la prima volta dal 1955, si è vissuto un incontro altrettanto significativo. Hillary [...]
Il 2 Dicembre 2011 alle 11:46 - Vivi Capena ha scritto:
[...] quello è che un momento storico per la Birmania, con un segretario di stato americano in visita ufficiale al Paese per la prima volta dal 1955, si è vissuto un incontro altrettanto significativo. Hillary [...]
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