
(Credits: Epa/Kerim Okten)
La Gran Bretagna si ferma per 24 ore. Maxi sciopero generale in tutto il Paese per protestare contro il piano di austerity di George Osborne e la riforma del sistema pensionistico. Gli impiegati del settore pubblico si ribellano al congelamento degli stipendi nei prossimi due anni. Chiusi aeroporti, stazioni, scuole, tribunali, ospedali e biblioteche. In 2 milioni incrociano le braccia.
Lacrime e sangue sì, ma non troppo. Il nuovo piano di austerity presentato ai Comuni dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, non è piaciuto ai sudditi di Sua Maestà. Lo sciopero generale organizzato dai sindacati confederati del TUC (Trade Unions Congress) ha ricevuto un’adesione altissima. Era da 30 anni che la Gran Bretagna non assisteva a uno sciopero così massiccio. Mille sono le manifestazioni e le marce di protesta previste in tutto il Regno Unito. Laconica la risposta da Downing Street: “Non otterranno nulla“, fanno sapere dalla cerchia del premier David Cameron. Ma il messaggio arriva forte e chiaro al governo in britannico, che mai come in questo momento vede i suoi consensi calare vistosamente.
Colpa della crisi e delle ricette del “tesoriere” del Regno, George Osborne, che ieri ai Comuni ha annunciato il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici che non aumentaranno più dell’1% nei prossimi due anni. Sul fronte delle pensioni, nel 2026 i cittadini britannici potranno ritirarsi dal posto di lavoro a 67 anni. Per questo in molti aderiscono all’appello del TUC di scendere in piazza e proprio i sindacati prevedono numeri storici. Secondo le stime, lo sciopero di oggi batterà quello del lontano 1979, quando manifestarono 1 milione e mezzo di persone. Oggi, più di 21.700 scuole (il 58%) resteranno chiuse. E anche il sindacato delle forze di Polizia ha annunciato di aderire alla giornata di blocco.
L’intervento “autunnale” di George Osborne ai Comuni ieri non è piaciuto alla maggior parte dei britannici. Il ministro dell’Economia ha ammesso che il governo dovrà prendere in prestito 111 miliardi di sterline più del previsto entro il 2016, a causa della mancata crescita economica. Il prossimo anno si stima che il numero dei disoccupati toccherà 2.8 milioni di persone. Un picco che fa tremare molti, giovani e meno giovani, in un sistema come quello britannico che ha sempre garantito una circolazione dei posti di lavoro per ogni fascia di età.
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L’ufficio che si occupa del controllo sul budget del Regno Unito (OBR - Office for Budget Responsibility) ha ridotto le previsioni di crescita per quest’anno allo 0,9% dall’1,7% ipotizzato solo qualche mese fa. Più duri i numeri del 2012, quando, sempre secondo l’istituto indipendente, la crescita non supererà lo 0.7%. Insomma, Osborne è stato costretto ad avvertire i britannici che all’orizzonte si prospettano altri sei anni di lacrime e sangue (come minimo) e che il debito del Regno non potrà essere sotto controllo prima della prossima tornata elettorale. Per questo, il Cancelliere ha annunciato ulteriori tagli alla spesa pubblica per un totale di 15 miliardi di sterline in più rispetto a quelli già decisi. In termini politici, ciò significa che le elezioni del 2015 si svolgeranno con sullo sfondo l’agenda economica di una nuova austerity, e questo certo non aiuta il partito dei Tories.
Sulla tempesta che sta attraverso l’intero Vecchio Continente, Osborne ha promesso di proteggere la Gran Bretagna dalla crisi del debito, ma ha anche ammesso che se l’Europa dovesse scivolare in recessione “sarà difficile evitare previsioni anche peggiori (per il Regno Unito ndr)”. Il Cancelliere dello Scacchiere ha poi ammesso che la Gran Bretagna è stata messa al tappeto da un’inflazione alle stelle e che per chiudere il buco nelle finanze pubbliche del Regno, le misure di austerity dovranno arrivare fino al 2016-2017. “La nostra sfida - ha detto Osborne - è persino più grande di quanto immaginavamo” e “i suoi effetti dureranno molto a lungo“. Parole che hanno spinto anche chi aveva pensato di andare a lavorare oggi a incrociare le braccia e a scendere in piazza. Londra si prepara alla grande serrata.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso
- Mercoledì 30 Novembre 2011


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Il 30 Novembre 2011 alle 11:02 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:
[...] La Gran Bretagna si ferma per 24 ore. Maxi sciopero generale in tutto il Paese per protestare contro il piano di austerity di George Osborne e la riforma del sistema pensionistico. Gli impiegati del settore pubblico si ribellano al congelamento degli stipendi nei prossimi due anni. Chiusi aeroporti, stazioni, scuole, tribunali, ospedali e biblioteche. In 2 milioni incrociano le braccia. Lacrime e sangue sì, ma non troppo. Il nuovo piano di austerity presentato ai Comuni dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, non è piaciuto ai sudditi di Sua Maestà. Lo sciopero generale organizzato dai sindacati confederati del TUC (Trade Unions Congress) ha ricevuto un’adesione altissima. Era da 30 anni che la Gran Bretagna non assisteva a uno sciopero così massiccio. Mille sono le manifestazioni e le marce di protesta previste in tutto il Regno Unito. [...]
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