Il gesto di un gruppo di radicali islamici rischia di avere conseguenze gravissime per la Repubblica islamica dell’Iran, già isolata a causa del suo programma nucleare e delle sanzioni internazionali. Non è bastato che il ministro degli Esteri di Teheran esprimesse rammarico e condannasse l’assalto all’ambasciata britannica e che la polizia della capitale arrestasse i giovani protagonisti di quell’azione. Azione messa in atto da una fazione di fanatici che vedono nella sede diplomatica inglese (fortificata, rispetto ad altre sedi) il simbolo dell’oppressione e dell’ingerenza occidentale verso Teheran. Basti pensare al colpo di Stato architettato a Londra nel 1953 per estromettere il premier nazionalista Mossadeq, colpevole di aver osato nazionalizzare il petrolio, a quel tempo largamente sfruttato proprio dagli inglesi.
All’indomani dell’assalto all’ambasciata britannica di Teheran, per timore di un’escalation oggi Londra ha richiamato in patria il proprio personale diplomatico e ha ordinato la chiusura della rappresentanza di Teheran nel Paese, con l’espulsione di tutto il personale diplomatico.
Non è la prima volta, era già successo nell’aprile 1997 quando tutti i paesi dell’Unione Europea ritirarono i loro ambasciatori per sette mesi, a causa della condanna di alcuni agenti dell’intelligence di Teheran, colpevoli di aver assassinato quattro curdi iraniani in Germania.
Di pari passo, la Norvegia annuncia la chiusura della sua ambasciata nella capitale iraniana, ma non evacuerà subito il personale diplomatico. La chiusura non è solo per solidarietà verso gli inglesi, ma anche per una paura crescente dopo gli scontri politici degli ultimi mesi tra Oslo e Teheran, giacché diversi ex diplomatici iraniani hanno chiesto asilo in questo paese scandinavo dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009.
Intanto a far fronte comune con Londra sono il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e ovviamente anche gli americani, che ricordano la tragica presa degli ostaggi statunitensi nella sede diplomatica di Teheran, il 4 novembre 1979, pochi mesi dopo la cacciata dello scià di Persia e la rivoluzione islamica guidata dall’Ayatollah Khomeini. In quell’occasione una cinquantina di diplomatici americani e membri dello staff erano stati presi ostaggio per 444 giorni. La trattativa costò al presidente democratico Jimmy Carter la rielezione (al suo posto fu eletto Reagan). Un evento non ancora superato, quello della presa degli ostaggi americani. E infatti Washington e Teheran non hanno ancora ristabilito le relazioni diplomatiche ed è la diplomazia svizzera a fare gli interessi americani in Iran.
Da parte sua, oggi la Francia invoca maggiori sanzioni contro Teheran, ma esclude un attacco militare.
Dopo il tragico evento di ieri a Teheran, i conservatori moderati si trovano sempre più in difficoltà. I riformatori, da parte loro, dopo il giro di vite seguito alle elezioni del 2009 sembrano fuori gioco. Resta da vedere che cosa succederà nelle prossime settimane, in attesa del voto, atteso per marzo, che porterà gli iraniani alle urne per eleggere il nuovo parlamento.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Mercoledì 30 Novembre 2011


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Commenti
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Il 30 Novembre 2011 alle 16:29 anna.one ha scritto:
@ Non è bastato che il ministro degli Esteri di Teheran esprimesse rammarico e condannasse l’assalto all’ambasciata britannica e che la polizia della capitale arrestasse i giovani protagonisti di quell’azione
Giovani protagonisti o basij agents? Si, è stata una dimostrazione “spontanea” dei soliti “studenti” e il governo non c’entra. /
Il 30 Novembre 2011 alle 21:51 anna.one ha scritto:
@ Basti pensare al colpo di Stato architettato a Londra nel 1953 per estromettere il premier nazionalista Mossadeq, colpevole di aver osato nazionalizzare il petrolio, a quel tempo largamente sfruttato proprio dagli inglesi.
Ho letto da qualche parte che sebbene la CIA attivamente stava cercando di rovesciare Mossadeq, TPAJAX Project, dopo che il piano di Roosevelt Jr. [Kermit} falli’ con la fuga dello shah e Zahedi che ando’ underground, gli USA non avevano nessun piano di backup e Washington era pronta a concedere e ,secondo cables che si possono facilmente ottenere, il Dipartimento di Stato e la CIA riconoscevano il crollo dei loro sforzi sovversivi.
Quelli che in effetti rimasero a continuare la missione di spodestare Mossadeq furono proprio le forze armate iraniane e il clero. (28 Mordad coup)
Dopo il tentato colpo di stato, gli uomini stimati della religione a Qom dettero il loro appoggio tacito al presidente del Parlamento, l’ayatollah Kashani. Attraverso i loro legami con il bazar e la loro capacità di galvanizzare la popolazione, contribuirono ad orchestrare le manifestazioni in Tehran. Mossadeq era già isolato.
Si, Kermit Roosevelt Jr. e la CIA furono gli istigatori, ma in realtà Washington fu colta alla sprovvista su come rispondere agli eventi a Tehran, e la responsabilità per il soffocamento delle aspirazioni democratiche del popolo iraniano, nell’estate del 1953, si trova in primo luogo con coloro che sono andati a schiacciare un altro movimento democratico, nell’estate del 2009 i mullahs. Sono loro che dovrebbero chiedere scusa al popolo iraniano.
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