
(Credits: LaPresse)
Hu Jintao ha fatto della lotta alla povertà e della creazione di una società più “armoniosa” uno dei nodi centrali del suo mandato. E dal momento che alla fine del 2012 dovrà cedere il passo al (probabile) futuro presidente Xi Jinping e che, contemporaneamente, la crisi economica internazionale ha ostacolato il raggiungimento di una serie di obiettivi che la dirigenza cinese si era prefissata, Hu Jintao è stato costretto ad inventarsi nuove iniziative per dimostrare alla popolazione di non aver dimenticato le promesse fatte.
Pechino ha così deciso di aumentare la soglia della povertà, portando a un dollaro al giorno il limite al di sotto del quale un cinese può essere considerato indigente. Si tratta di un incremento che, pur rimanendo al di sotto del tetto di 1,25 dollari stabilito dalla Banca Mondiale, quasi raddoppia la soglia precedente, ferma a 55 centesimi dagli anni ‘90.
Nelle intenzioni del governo non c’è tanto l’interesse a dimostrare al mondo quanto le condizioni dei poveri nella Repubblica popolare siano significativamente migliorate, anche perché la soglia non è stata spostata a seguito di un miglioramento della qualità della vita di una buona fetta di cinesi. Al contrario, se nel 2010 erano classificati come indigenti 27 milioni di cinesi, nel 2011 questo valore dovrebbe quadruplicarsi.
Aumentando il numero degli indigenti, però, il governo potrà far crescere anche il numero di sussidi loro concessi, facendo lievitare i fondi destinati alla lotta alla povertà del 20%, portandoli a un ammontare complessivo di circa 3,2 miliardi di euro. Grazie ai quali dovrebbe essere possibile evitare che i cinesi, e in particolare quelli residenti nelle aree rurali, facciano fatica a procurarsi i beni di primissima necessità con il frutto di un lavoro che tanti addirittura non hanno. Non solo: secondo Hu Jintao l’incremento del numero di sussidi erogati sommato alle nuove opportunità di lavoro offerte dai progetti infrastrutturali “periferici” che il governo si è già impegnato a portare a termine dovrebbe garantire a tutti i cinesi un‘istruzione di medio livello, una casa e una copertura sanitaria di base. Tutto entro il 2020, permettendo così al governo di annullare definitivamente il divario nella distribuzione della ricchezza, considerato uno dei principali responsabili dell’attuale arretratezza della Cina continentale.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 30 Novembre 2011


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