L’hanno voluto chiamare “appuntamento con il coraggio”, in realtà si tratta dell’inizio della campagna elettorale dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy. I suoi, capeggiati dal segretario generale Jean-François Copé, si sono riuniti per presentare i progetti per il 2012, e l’accento è caduto inevitabilmente, in questo periodo di crisi, sulle riforme fiscali per raddrizzare i conti pubblici.
“Produrre di più e spendere meno”: questo il leitmotiv del convegno organizzato, provocatoriamente, a Lille, la città natale di Martine Aubry, l’avversaria socialista che ha fatto votare le 35 ore di lavoro settimanali provocando, secondo l’Ump, una diminuzione di competitività delle industrie francesi rispetto a quelle degli altri Paesi.
La destra dunque vuole “valorizzare il lavoro” mettendo fine a tale sistema e facendo in modo che la gente lavori di più. Ma se lo slogan di Sarkozy nel 2007 era: travailler plus pour gagner plus (lavorare di più per guadagnare di più), ora si gioca al ribasso: l’idea è sempre quella di lavorare di più, ma a questa si aggiunge un’attenzione particolare al risparmio, per ridurre le spese.
Il ritorno all’equilibrio delle finanze pubbliche dovrebbe poi avvenire grazie a un “progetto a costo zero” che prevede che ogni spesa sia compensata da un risparmio del valore superiore o equivalente. Ma su cosa intende risparmiare l’Ump? Sull’assistenza pubblica, innanzitutto. Il testo recita: “si vuole passare da una logica di assistenza a una logica di responsabilità”: in altri termini, si intende rivedere il sistema di aiuti finanziari alle famiglie (le cosiddette allocations familiares) riducendone il volume.
Per combattere poi la frode fiscale il partito di Sarkozy intende creare una sorta di Fbi in grado di tracciare la “storia fiscale” di ognuno, grazie perfino a una futuristica “carta sociale biometrica” che riporti tutti i dati personali e fiscali di ogni cittadino…
Ma su cosa si punta per lo sviluppo? La chiave del sistema sembra poggiare sulle piccole e medie imprese, che il programma dell’Ump vuole far sviluppare attraverso una serie di facilitazioni di finanziamento in accordo con le banche e con i fondi regionali. Si prospetta anche uno Small Business Act europeo che riservi una parte di fondi pubblici alle suddette imprese.
In un momento in cui la cifra dei disoccupati sale pericolosamente, l’idea è quella di puntare sulla formazione, favorendo i contratti di apprendistato e di alternanza, che prevedono una formazione teorica e una pratica direttamente in azienda.
La valorizzazione del made in France sembra poi l’obiettivo principale per favorire la crescita economica dello Stato, che perde competitività rispetto ai Paesi emergenti e a quelli in cui la mano d’opera costa meno. Ma, se la produzione francese dovesse aumentare, la sua capacità di esportazione riuscirebbe a tenere il passo, in un mondo in cui la crisi sembra essere globale?
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Giorgia Castagnoli, giornalista, vive a Parigi dove collabora con il Corriere della Sera, Le Monde des Religions e l’Institut de Relations Internationales et stratégiques
- Giovedì 1 Dicembre 2011


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