
Hillary Clinton ha incontrato Aung San Suu Kyi in una cena a Rangoon (State Department photo by William Ng)
In quello è che un momento storico per la Birmania, con un segretario di stato americano in visita ufficiale al Paese per la prima volta dal 1955, si è vissuto un incontro altrettanto significativo. Hillary Clinton e Aung San Suu Kyi si sono incontrate per la prima volta ieri per una cena privata, inimmaginabile l’anno scorso perché la signora di Rangoun era agli arresti. E oggi hanno avuto un nuovo faccia a faccia presso l’abitazione di Suu Kyi, in quella che è stata di fatto la sua prigione prima della liberazione dello scorso novembre.
Da questa sede sono uscite parole che, dette da un premio Nobel per la Pace diventata il simbolo delle aspirazioni democratiche del popolo del Myanmar (nome imposto alla Birmania dalla giunta militare), sanno emozionare: “Se andiamo avanti insieme sono fiduciosa che non ci saranno più passi indietro sulla strada verso la democrazia“, ha detto Suu Kyi.
“Siamo felici del modo con cui gli Stati Uniti si stanno impegnando con noi ed è attraverso l’impegno che speriamo di promuovere un processo di democratizzazione”.
Anche per Suu Kyi la visita della Clinton è “un momento storico” per entrambi i paesi. ”Gli Stati Uniti sono pronti a marciare al vostro fianco sul cammino delle riforme se deciderete di continuare in questa direzione che è , senza alcun dubbio, quella giusta per il popolo” ha dichiarato l’ex first lady americana ai giornalisti.
- Hillary Clinton è il primo segretario di Stato in visita al Myanmar da 50 anni
- Aung San Suu Kyi, accanto a Hillary Clinton, parla ai media
- La leader democratica Aung San Suu Kyi parla ai media tenendo la mano a Hillary Clinton
- Aung San Suu Kyi e Hillary Clinton nel loro secondo incontro in due giorni
- Aung San Suu Kyi e Hillary Clinton camminano nel giardino della residenza di Suu Kyi
- Sorrisi e passeggiata nel verde per Aung San Suu Kyi e Hillary Clinton
- Aung San Suu Kyi e Hillary Clinton nel loro primo incontro
- Hillary Clinton ha incontrato Aung San Suu Kyi in una cena a Rangoon
- Abiti orientali anche per Hillary Clinton come omaggio a Aung San Suu Kyi
- Hillary Clinton e Aung San Suu Kyi nel loro primo incontro
Entrambe in azzurro nel secondo incontro, ma Clinton in abiti occidentali, Suu Kyi in stile orientale, ancora più all’unisono sono state le due donne nel primo colloquio. La stessa coda di cavallo, lo stesso abbigliamento orientale chiaro, gli stessi orecchini: perle tra i capelli per Hillary Clinton, fiori crema per Aung San Suu Kyi. Un chiarissimo omaggio di Hillary alla Suu Kyi.
Era stata proprio la dissidente birmana a suggerire al presidente Usa Barack Obama di accettare l’invito a una visita di Stato delle autorità di Naypydaw, la nuova capitale eretta dalla giunta militare.
In due lettere rispettivamente consegnate ieri alla giunta e alla Suu Kyi Obama scrive che gli Stati Uniti sono pronti ad aprire “una nuova era” nei rapporti con la dirigenza della Birmania ma che saranno “sempre a fianco” di Aung San Suu Kyi.
Nella mattinata di ieri la Clinton ha incontrato per una “conversazione franca e produttiva” il presidente Thein Sein ed alcuni ministri, esortandoli a tagliare i legami con la Corea del Nord e rimarcando che le misure distensive introdotte recentemente rimangono “insufficienti”.
Il segretario di Stato ha prospettato il ripristino di un ambasciatore Usa, dopo due decenni in cui i rapporti sono stati gestiti da un incaricato d’affari. Inoltre, l’ex first lady ha annunciato che gli Usa non si opporranno più alla cooperazione della Birmania con il Fondo monetario internazionale, né ai programmi dell’Onu in materia di salute e microcredito.
Thein Sein ha prospettato “un nuovo capitolo nelle relazioni”. Ma per arrivarci e rimuovere le sanzioni applicate dagli anni Novanta, ha fatto capire la responsabile della diplomazia di Washington, c’è bisogno di un salto di qualità.
Occorre staccarsi dalla Corea del Nord che continua a violare “il consenso internazionale contro la proliferazione delle armi nucleari”. Occorrono progressi sui diritti umani perché “oltre mille prigionieri politici non sono ancora liberi”. Sarà necessario, ha concluso la Clinton, che gli ex generali ora al governo raggiungano un’intesa di pace con le milizie etniche, consentendo l’accesso in quelle zone proibite a osservatori e giornalisti.
Le riforme già avviate sono una riduzione della censura, la liberazione di alcune centinaia di prigionieri politici e l’inizio di negoziati con alcuni gruppi etnici in guerra da decenni con il governo centrale.
La Clinton lascerà il Paese nella giornata di oggi.
- Venerdì 2 Dicembre 2011

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