di Giovanni Porzio
Per conoscere i risultati del primo round delle prime elezioni libere della storia egiziana bisogna attendere ancora qualche ora, quando i giovani della twitter revolution si raduneranno in massa per ricordare le 42 vittime della repressione poliziesca delle scorse settimane e i sostenitori della giunta militare al potere daranno vita a una contro-manifestazione in difesa dell’ordine costituito.
L’alta affluenza, ha spiegato il portavoce della commissione elettorale, ha ritardato lo spoglio delle schede. Ma gli exit poll non lasciano dubbi: a vincere sono i partiti islamici, che dopo la Tunisia e il Marocco sembrano destinati a conquistare la maggioranza anche all’Assemblea del popolo, la Camera bassa del Cairo. La Primavera araba è sempre più una primavera islamica.
Le ultime proiezioni danno il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli musulmani al 40 per cento nelle città in cui si è svolta la prima tornata delle consultazioni (il Cairo, Alessandria, Assiut, Port Said; nelle altre province si voterà fino a gennaio e per la Shura, la Camera alta, fino a marzo). Ma la grande sorpresa è la performance dei salafisti, i religiosi ultraconservatori rappresentati da Al-Nour, “la luce”, e da altre formazioni minori, accreditati el 20-25 per cento: in totale il blocco islamista potrebbe aggiudicarsi il 65 per cento dei seggi parlamentari.
E’ una batosta per i partiti laici e liberali e per gli attivisti della società civile che lo scorso gennaio avevano innescato la rivoluzione egiziana. La loro sconfitta, tuttavia, era prevedibile. Privi di una leadership e di una chiara visione politica, divisi sulla strategia da seguire, non potevano competere con la disciplinata e organizzatissima macchina da guerra dei militanti islamici, forgiata da decenni di opposizione semiclandestina al regime di Mubarak.
La partita che si sta giocando è ancora lunga e l’esito non è scontato. E’ però chiaro che il futuro dell’Egitto, con buona pace dei giovani di piazza Tahrir, sarà determinato dal confronto tra i generali e gli islamisti: gli uni decisi a salvaguardare i privilegi economici della casta militare e a mantenere in vita i vecchi apparati repressivi; gli altri a sostituire un regime autocratico con il confuso ed emergente blocco sociale di cui hanno saputo farsi interpreti.
- Venerdì 2 Dicembre 2011


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Commenti
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Il 2 Dicembre 2011 alle 19:56 anna.one ha scritto:
Prossimamente in Cairo!
La scienza islamica! Lasciare guidare donne Makes You Gay e non ci saranno più vergini!
Bwwahahhaaaaa!
L’abrogazione del divieto di donne al volante in Arabia Saudita si tradurrebbe in ‘vergini non piu’,il consiglio religioso del paese ha messo in guardia.
Un rapporto ’scientifico’ afferma che l’allentamento del divieto causerebbe più sauditi - uomini e donne - volti all’omosessualità e la pornografia.
Le sorprendenti conclusioni sono state tratte da “studiosi” musulmani al Majlis al-Ifta ‘al-A’ala, il più alto consiglio religioso dell’Arabia Saudita, lavorando in collaborazione con Kamal Subhi, ex professore al King Fahd University.
Mentre non lasciando guidare le donne promuove buone relazioni tra gli uomini giovani e le loro capre.
Lo studio è stato basato su un imam seduto in un caffè in mezzo a donne (poco serie, bitches secondo l’imam) Muslimas in uno stato senza nome arabo. Tutto scientifico, non si discute!
Mi chiedo come aiuta la gloria dell’Islam, quando tutto il mondo si sta scompisciando dal ridere.
In Tunisia non va meglio, infatti un gruppo di salafists interruppo le lezioni in una classe dell’Un. delle Lettere, Arti, Humanities di Manouba, vicino Tunisi, e ordino’ di smetterla con le classi miste e alle donne di indossare il velo completo, presero in ostaggio il dean e alcuni professori.
E non dimentichiamoci che il #1 dell’Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri è un fratello dell’organizzazione della Fratellanza Musulmana da quando aveva 14 anni.
Si, in Egitto i fratelli e i salafists hanno usato la democrazia per ottenere il potere. Come disse Djerejian :”One man, One vote, One Time” questo sarà il risultato della vittoria islamist. Sinceramente a cominciare dagli egiziani, se lo meritano.
Il 3 Dicembre 2011 alle 13:03 maat59 ha scritto:
Le conseguenze socilai e politiche legate alla caduta dei regimi dittatoriali in Tunisia, Libia ed Egitto non giungono inaspettate. Per troppi anni, agli occhi delle masse, il (seppur discutibile) processo di modernizzazione è apparso inscindibile da ogni forma di coercizione, fino a suscitare una sensazione generalizzata di non appartenenza comunitaria. In epoca di profondi cambiamenti in atto, il recupero della perduta identità viene affidato in primo luogo alla religione, quale collante imprescindibile dell’unità popolare. Il Corano diviene allora uno strumento di aggregazioe e di condivisione ideologica e la sottomissione incondizionata alla Shar’ia (o Legge Sacra)assurge a baluardo di una consapevolezza interiore ritrovata. La democrazia invocata nel corso della primavera araba riflette in sostanza l’intima esigenza di quella libertà di espressione socio-religiosa che è alla base della stessa Umma, la comunità islamica, in seno alla quale il sottile confine tra materialismo e religiosità è destinato a scomparire.
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