Il mio professore di arabo è un membro dei Fratelli Musulmani. In questi giorni è euforico perché, dopo quasi 90 anni, si sta per realizzare il sogno del suo movimento: la Shari’a sarà la legge fondamentale della legislazione egiziana. Mi spiega che questa è una vittoria della democrazia, perché per la prima volta la Costituzione sarà espressione della volontà della maggioranza del popolo. La maggior parte degli egiziani, infatti, vuole che lo Stato sia governato secondo i principi dell’Islam.
I risultati delle elezioni confermano la sua tesi. I dati di queste prime ore post-voto, basati sui risultati dei candidati indipendenti, dicono che i Fratelli Musulmani otterranno tra il 30% e il 50% e che i partiti islamici avranno il 60%-65% dei seggi. Gli islamisti vinceranno le elezioni perché sanno fare politica. I membri della Fratellanza Islamica e i salafiti sono stati gli unici ad andare nelle campagne a distribuire le medicine per aiutare i bisognosi. I liberali, invece, non si sono mossi dai loro quartieri borghesi.
Alla vittoria degli islamisti ha contribuito anche la loro reputazione. I membri di questi partiti sono persone oneste. Questo conta molto in Egitto: un paese in cui la corruzione è molto diffusa. Infine i partiti islamici hanno avuto il merito di dire quello che la maggioranza delle persone voleva sentire su alcuni temi importanti, come Israele e l’economia. In questo senso la loro vittoria è una buona notizia per la democrazia. Il parlamento rappresenterà, per la prima volta, dopo anni di dittatura, la società egiziana.
La risposta del mio professore spiega perché la vittoria degli islamisti porterà l’Egitto a essere un paese più democratico, ma non una democrazia liberale. Diversi islamisti concepiscono la democrazia solo come il governo della maggioranza. In Egitto questo significa che diverse leggi contrarie ai principi del liberalismo, ma molto popolari, non saranno cambiate. Molti egiziani, per esempio, non ritengono accettabile che i convertiti dall’Islam al Cristianesimo possano cambiare la loro religione sulla carta d’Identità (in Egitto l’appartenenza religiosa viene indicata nei documenti ufficiali).
Lo Stato islamico è, per definizione, uno Stato ideologico. Le opinioni diverse possono essere tollerate e addirittura diventare maggioranza ma l’ideologia islamica ha una dignità superiore alle altre. Nello Stato islamico, i musulmani che non accettano i dettami della Shari’a non hanno soltanto un’altra opinione, sono anche persone che sbagliano. I Fratelli Musulmani ritengono che sia compito del governo educarli alla (loro) verità. Il loro modello non è la Turchia perché, come mi ha spiegato uno di loro: “Noi siamo democratici ma religiosi, loro sono laici”.
Gli Egiziani laici sanno che gli Islamisti hanno accettato le regole della democrazia e non temono che nasca uno Stato teocratico. La loro paura è di sentirsi soffocare dal conformismo religioso dell’Egitto di domani. I Laici temono che gli islamisti useranno tutti i mezzi per educare gli egiziani alla loro interpretazione religiosa. Le scuole, le televisioni e le moschee diventeranno i centri del loro potere e la loro ideologia sarà diffusa dal governo. Non riusciranno a convincere tutti, ma molti faranno finta di crederci per opportunismo. La ragazza laica che ambisce a diventare dottoressa si metterà il velo perché il medico è amico dei Fratelli Musulmani. Il ragazzo che vive con la sua fidanzata si sposerà per evitare i commenti dei vicini e dei familiari. Il negoziante laico esporrà il Corano per dimostrare a chi governa di essere dalla loro parte ed evitare problemi con la polizia. È questo conformismo, più che il fondamentalismo, il vero pericolo per l’Egitto di domani.
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Matteo Colombo vive tra Ankara e Il Cairo per studiare arabo e turco. Collabora con diversi siti di politica internazionale. Le sue grandi passioni sono l’Egitto, La Siria e la Turchia
- Venerdì 2 Dicembre 2011


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