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Russia al voto: Putin e la paura di perdere la maggioranza assoluta alla Duma - L’ANALISI

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  • Tags: crisi-economica, Dmitri-Medvedev, Duma, elezioni, elezioni russia 2012, europa, gas, oligarchi, Russia, Russia Giusta, russia-unita, Sergey Mironov, Vladimir-Putin, world news
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(Credits: Epa/Ekaterina Shtukina)

(Credits: Epa/Ekaterina Shtukina)

Anna Mazzone

Domenica 4 dicembre urne aperte in Russia. Gli elettori decideranno la composizione della Camera Bassa del Parlamento, la Duma, in attesa di votare il loro nuovo presidente, il prossimo 4 marzo. Non ci saranno sorprese, vincerà il partito di Vladimir Putin e Dmitri Medvedev, Russia Unita, ma bisogna vedere di quanto e se questa vittoria sarà “stellare” come le precedenti, quando la formazione politica dell’attuale premier raccolse oltre il 70%.

Russia Unita si prepara a incassare un’altra vittoria, questa volta alla Duma. Ma nessuno può ancora conoscerne la portata e, d’altronde, gli ultimi sondaggi parlano chiaro: la maggior parte dei giovani (il 74%) ha dichiarato di non essere interessato alla partita elettorale del 4 dicembre. In generale, il 47-48% dell’intero elettorato ha mostrato la medesima indifferenza. Sarà per questo che il presidente Dmitri Medvedev si è rivolto alla nazione durante una diretta televisiva, e ha spronato i russi a recarsi alle urne e “a fare la scelta giusta“, per eleggere i 450 membri della Duma. Insomma, il partito dello Zar Putin non dorme sonni tranquilli in questa vigilia.

Ed è subito allarme sui diritti civili. La procura di Mosca ha aperto un’inchiesta contro Golos, una ong che da agosto ha registrato e denunciato via web circa 4500 casi di violazioni della legge elettorale, in maggioranza compiute dal partito di Putin e Medvedev, Russia Unita. Secondo Human Rights Watch, le autorità russe starebbero cercando di chiudere l’associazione. Golos è accusata di essere finanziata da fondi esteri, di aver abusato di libertà di stampa e di aver falsificato informazioni con l’intento di denigrare un partito politico, ça va sans dire quello al potere, che ha recentemente salutato Vladimir Putin come il suo candidato ufficiale alla presidenza della Federazione russa.

Parlando in termini generali, questa prima tornata elettorale in Russia non è certo stata al centro dell’attenzione dell’Europa. Complici le palpitazioni che sta patendo il Vecchio Continente, impegnato a risolvere la crisi del debito, ma anche a Mosca la situazione non è poi così rosea, e la gente mostra gli stessi segnali “europei” di rifiuto della politica tout-court. I recenti fischi a Vladimir Putin ne sono l’emblema. Gli oligarchi si staranno pure arricchendo con il loro gas, ma il livello medio della popolazione non può certo godere di certi benefici. Ecco perché, è prevedibile che Russia Unita scenda ben al di sotto delle sue aspettative, e non riesca a raggiungere i due terzi degli eletti, che le garantirebbero una maggioranza assoluta alla Duma. E questo nonostante il tandem Putin-Medvedev (alias Batman e Robin, come da definizione dell’ambasciatore americano a Mosca in un cable di WikiLeaks) stia facendo di tutto per mostrarsi unito e sorridente, tra visite alle organizzazioni femminili (il peso del voto delle donne sarà determinante in queste elezioni) e cinguettii su Twitter, mezzo di cui Medvedev va pazzo e che lo rende molto simpatico alla maggior parte dei ragazzi, avvezzi a utilizzare quotidianamente i social network.

Ma la pubblicità migliore della campagna elettorale, e forse anche la più vera nonostante la retorica galoppante, se l’è aggiudicata il partito Russia Giusta, guidato da Sergey Mironov. Una nonnina tremolante si incammina alla ricerca di un litro di latte, per suo marito che infermo giace in un letto. La babuska pensionata getta uno sguardo triste al prezzo dell’oro bianco: 55 rubli. Il giorno prima erano 50. Conta disperatamente gli spiccioli che ha in mano e si rende conto di non poter arrivare a comprarlo. Allora, sconsolata, se ne torna a casa, dove la attende suo marito, che le chiede del latte e lei fa cenno di no con la testa: non ha potuto comprarlo perché costa troppo. Insomma, una pubblicità che fa sciogliere anche i cuori più algidi e che testimonia come, al di là dello scintillio e del glamour che regna al Cremlino, tra congressi faraonici e fiumi di rubli che arrivano dalle mega commesse di gas, le babuske di tutta la Russia a stento possono permettersi di comprare un litro di latte, perché l’inflazione galoppa a ritmi vertiginosi.

(Credits: Epa/Sergei Karpukhin)
(Credits: Epa/Sergey Ilnitsky)
(Credits: Epa/Yana Lapikova)
(Credits: Ekatherina Shtukina)
(Credits: Epa/Maxim Shipenkov)

(Credits: Epa/Dmitri Astakhov)
(Credits: Epa/Dmitri Astakhov)
(Credits: Epa/Yuri Kochetkov)
(Credits: AP Photo/Sergey Ponomarev)
(Credits: Epa/Sergey Ilnitsky)

(Credits: Epa/Anatoly Maltsev)
(Credits: AP Photo/Misha Japaridze)
(Credits: Epa/Maxim Shipenkov)
(Credits: Epa/Yuri Kochetkov)
(Credits: Epa/Ekaterina Shtukina)


Proprio su questo fa leva il partito di Mironov, sulle difficoltà economiche che, in un certo senso, accomunano Russia ed Europa, seppur da angolazioni differenti. Secondo gli esperti, Russia Giusta si è aggiudicata la palma per la migliore campagna elettorale, con il massimo voto in una scala da 1 a 5. Maluccio, invece, la campagna del partito di Putin, che si aggiudica un 3. Il partito Russia Unita non si è speso molto per favorire e promuovere i suoi candidati, completamente offuscato dalla luce che irradia la figura di Vladimir Putin e quella del suo “valletto”, Dmitri Medvedev. Insomma, alla fine saranno 4 i partiti che entreranno alla Duma: Russia Unita (che alcuni sondaggi danno al di sotto del 50%, mentre altri attorno al 58%), il partito Comunista di Zyuganov (attorno al 17%), il partito Liberal Democratico (che si dovrebbe attestare sull’11%) e Russia Giusta (con qualcosa forse sopra il 10%). Tutte le altre formazioni, se non raggiungeranno la soglia del 7% resteranno fuori dalla Camera Bassa. Ed è che per rientrarci hanno promesso mari e monti. Come ad esempio il partito Yabloko (che i sondaggi danno attorno al 3%), che ha proposto di regalare a tutti dai 3mila ai 6mila metri quadri di terreno, per costruire casa, mentre altri propongono di dare 1 milione di rubli (l’equivalente di 24mila euro) alle famiglie meno abbienti. Già, ma con quali soldi? Facile, con i proventi del gas, che dovrebbero anche essere re-investiti in infrastrutture e servizi sociali. Possiamo solo immaginare la gran risata che si sono fatti gli oligarchi!

“Sommando il costo delle promesse dei sette partiti russi, non si arriva al debito italiano ma facilmente si supera quello della Grecia”, scrive il giornalista Evgeny Utkin su Russia Oggi e continua: “Alcuni elettori russi credono alle promesse: il 4 per cento le ritiene realizzabili in toto, il 69 in parte. Quanto basterebbe per migliorare la propria vita”. Già, per l’appunto sogni, che sono gratis fino a prova contraria, ma che alla fine, nel silenzio della cabina elettorale, si infrangono miseramente. L’occhio adesso è puntato sulla giornata di domenica, ma - soprattutto sul 4 marzo del 2012, quando Putin verrà rieletto presidente, per la terza volta nella sua storia e prenderà il testimone da Medvedev, che diventerà il premier. Un valzer al potere tra una coppia che adesso sembra abbastanza rodata, ma in passato ha dato segnali di profonde fratture, tanto da far credere che Medvedev (l’anima più liberale dei due) avrebbe corso da solo sfidando il suo mentore Putin. Ma così non è stato. Medvedev si è reso conto che la sua sarebbe stata una corsa contro un muro e non ha voluto bissare la fine di James Dean, preferendo rimettersi al fianco di Putin senza “bruciare” la sua gioventù, rinunciando a una carriera politica futura.

Per parte sua, Putin ha dovuto scendere nel dettaglio dell’economia e ha affermato che intende percorrere i sentieri già tracciati dall’ex ministro Kudrin, con l’uso conservatore della leva fiscale. “In caso di nuova crisi finanziaria - scrive Francesco Cannatà, corrispondente a Mosca per tre anni dell’agenzia Agi - il Paese non si troverebbe impreparato come nel 2008″. “Nel riferire della svolta del 24 settembre (quando Medvedev si è rimesso alla volontà di Putin, rinunciando a candidarsi alla presidenza ndr) - continua Cannatà - tutti i media federali hanno usato un termine scacchistico: rokirovka, arrocco“. “Si tratta della sola mossa con cui il giocatore può muovere due pezzi contemporaneamente. Solo così il re attaccato può allontanare il pericolo”. La domanda ora, sia per gli scacchisti che non, è solo una: questa mossa funzionerà? Un anticipo sulla risposta lo avremo dai risultati di domenica e dalla prossima composizione della Duma.

—

Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso

  • anna.mazzone
  • Venerdì 2 Dicembre 2011

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