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Vladimir Putin: lo zar di Russia alla vigilia delle elezioni - IL RITRATTO

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  • Tags: Anna Politovskaja, Boris-Eltsin, cecenia, censura, corruzione, Cremlino, Dmitri-Medvedev, elezioni russia 2012, Mikhail Khodorkovsky, personaggi, Russia, russia-unita, Vladimir-Putin, world news
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(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Anna Mazzone

Vladimir Putin, lo zar indiscusso di Russia, potrebbe restare al potere fino al 2024. Il 4 marzo del prossimo anno sarà eletto nuovamente presidente, dopo un’interruzione di quattro anni con la qualifica di premier. Ma chi è veramente Vladimir Putin e qual è il suo segreto per essere tanto amato a Mosca, e non solo, visto che che nel 2007 Time Magazine gli ha reso onore assegnandogli il titolo di uomo dell’anno?

Batman con al suo fianco il fedelissimo Robin. Alpha dog. Zar di Russia. Sono molti gli appellativi che sono piovuti addosso a Vladimir Putin in tutti questi anni di potere. Chiamato amorevolmente “Vladi” dagli amici come Silvio Berlusconi, oppure Pootie-Poot, come era solito fare George W. Bush. Anche il presidente americano si era arreso al suo fascino glaciale e lo considerava - per quanto possibile - un “amico”.

Insomma, dal 2000, quando è diventato presidente raccogliendo il testimone da Boris Eltsin, Vladimir Putin è progressivamente uscito dall’ombra, conquistandosi un posto al sole nel mondo e portando la Russia ad essere - o almeno a credere di poter ancora essere - una potenza mondiale. E dopo gli anni della fame, della povertà e della corruzione dilagante, per la maggior parte dei russi Putin ha rappresentato un faro di speranza. Per questo l’hanno votato in massa e continueranno a farlo anche alle prossime elezioni, nonostante i fischi che ha recentemente raccolto sul ring della finale dei campionati mondiali di arti marziali. Ma il “nostro” ci ha messo anche del suo, annichilendo l’opposizione attraverso una spietata censura sull’informazione, che ha praticamente epurato la Russia da ogni critica rivolta al suo Zar. Basti ricordare la drammatica uccisione della giornalista Anna Politovskaja. Ma anche l’arresto e la detenzione di Mikhail Khodorkovsky, reo di oscurare con le sue attività la “buona stella” politica di Putin.

Fuor di retorica, Batman-Putin (dalla definizione che ne dà in un cable di WikiLeaks l’ambasciatore americano a Mosca) nasce nel 1952 a Leningrado, odierna San Pietroburgo, e cresce in un ambiente tipicamente sovietico, abitando con la sua famiglia in una casa del popolo. Subito dopo la laurea in legge - che secondo voci dalla Russia avrebbe discusso con un professore eccellente, il padre di Dmitri Medvedev - Putin entra nel Kgb, i servizi segreti sovietici, e da lì viene spedito nella Germania dell’Est, dove resta dal 1985 al 1990, per poi tornare in Russia subito dopo la caduta del Muro.

Appena rientrato, lascia l’intelligence e aderisce al movimento dei riformisti con sede a San Pietroburgo, guidati dal sindaco della città, Anatoly Sobchak. Nel 1996, quando la scintilla del successo di Sobchak si spegne, Putin va a Mosca e lì ricopre una serie di incarichi di peso nel governo di Boris Eltsin, a cominciare dalla direzione di quel che resta del Kgb, ossia il Federal Security Bureau (FSB). Siamo nel 1998, quando sostituisce al vertice dell’agenzia di intelligence Nicolay Kovalyov.

Nell’agosto del 1999 Eltsin a sorpresa silura il suo primo ministro, Sergey Stepashin, e al suo posto mette Putin. Nel presentare il “giovane” Vladi, il vulcanico presidente russo usa parole profetiche, a poche ore dal defenestramento di Stepashin e durante un discorso alla nazione: “Alla luce delle imminenti elezioni presidenziali”, dice Eltsin, il nuovo capo del governo “è la persona in grado di consolidare la società, con l’appoggio di un ampio spettro di forze politiche, e di portare avanti le riforme.

Potrà unire coloro che nel secolo XXI dovranno rinnovare la grande Russia“. Detto, fatto. Il 31 dicembre del 1999, sempre a sorpresa, Eltsin fa un altro discorso alla nazione e si ritira dalla scena politica. Al suo posto, Putin esordisce come presidente. Capo dello Stato nel 2000, bissa il mandato nel 2004, quando ottiene più del 70% dei consensi. La gente lo votò (e lo vota ancora) perché rappresentava la “stabilità” e la riscossa dopo anni neri, in cui la Grande Madre Russia era stata relegata nel cantuccio dei poveri e dei disperati del mondo.

Mentre i prezzi di gas e petrolio continuavano a salire, Batman-Putin guadagnava sempre più fiducia e potere, fino ai nostri giorni. Come alleato di Anatoly Chubais, architetto del programma di privatizzazioni di massa degli anni ‘90, Putin riesce a trarre un profitto politico che mantiene fino ad oggi.

Nel 2008, non potendo correre per il terzo mandato presidenziale, passa la mano a Robin-Medvedev, suo delfino fedelissimo (più o meno) che vince agevomente le elezioni e nomina Putin come suo primo ministro, inaugurando l’epoca della cosiddetta “Tandem-crazia”. Nel 2012, passati questi ultimi quattro anni, Vladimir Putin può di nuovo correre per la presidenza, ed ha già “accettato” la nomina da parte del suo partito, Russia Unita, in un congresso talmente esaltante da riecheggiare i fasti del defunto Partito Comunista Sovietico.

(Credits: Ansa/Viktor Korotayev)
(Credits: Alexey Nikolsky)
(Credits: Ea/Yana Lapikova)
(Credits: AP photo/RIA Novosti, Yana Lapikova)
(Credits: Epa/Alexey Druzhinyn)

(Credits: Epa/Jagadeesh)
(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
(Credits: AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin)
(Credits: Epa/Anatoly Maltsev)
(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)


E, in realtà, di sovietico Vladimir Putin ha molto. Soprattutto per quanto riguarda il profilo da uomo del Kgb. Sarà per quel suo sguardo glaciale, che chi lo ha incontrato descrive come “impenetrabile” e per certi aspetti inquietante, oppure per il suo strapotere, sempre gestito low profile, come se fosse ancora un ragazzo che vive in una modesta casa del popolo a Leningrado.

In molti lo hanno associato ai miti comunisti del passato, da Lenin a Breznev. Nel primo caso a torto, visto che proprio con Vladimir Ilic Lenin Putin non ha, per così dire, un buon rapporto. Più volte ha tentato di eliminare il mausoleo della stella della rivoluzione di Ottobre dalla Piazza Rossa, ma l’opinione pubblica lo ha quasi aggredito, costringendolo a rimandare il suo Goodbye Lenin. Ci ha provato nel 2007 e poi all’inizio del 2011. Niente da fare: Lenin “riposa” ancora di fronte ai magazzini del Popolo, i mitici Gum.

In realtà, una tortura per il padre della rivoluzione comunista, costretto a stare di fronte alle vetrine scintillanti della nuova Russia, firmate da Bulgari e Prada. Insomma, certamente Lenin riposerà poco e male, costretto ad assistere all’espressione più sfrontata della vittoria del capitalismo borghese. Putin, invece, al limite è più simile a Breznev, ma solo per un motivo: proprio come lui ogni volta che va da un posto all’altro con i suoi agenti di sicurezza e i suoi assistenti, la città resta paralizzata per ore. Traffico bloccato, strade chiuse o deviate, proprio come accadeva negli anni ‘70 quando arrivava Breznev. Solo che - fa notare qualcuno a Mosca - negli anni ‘70 circolavano pochissime macchine, oggi invece un blocco di un paio d’ore getta l’intera città nel caos più totale.

Un burocrate privo di colore oppure un politico spietato, perfettamente in grado di gestire l’enorme potere nelle sue mani? Probabilmente, per quanto riguarda Vladimir Putin la verità sta nel mezzo. In molti lo accusano di aver contribuito alla censura progressiva dei mezzi di informazione in Russia. Basti pensare che l’80% del sistema televisivo è controllato dallo Stato, e lo Stato a Mosca ha un nome e un cognome: Vladimir Putin.

Inoltre, contro di lui gli attivisti di tutto il mondo puntano il dito per il pessimo livello dei diritti umani nell’ex Unione Sovietica e per tutti gli errori commessi in Cecenia, che da sempre è il cavallo di battaglia di Putin e, al tempo stesso, è la polveriera che rischia ogni volta di farlo cadere, tra radicalizzazione islamica e moti nazionalistici anti-putiniani. Dito puntato anche sulla gestione del drammatico attentato alla scuola di Beslan.

In molti hanno sottolineato come, di fronte a una tragedia che sconvolse il mondo intero e che tuttora viene ricordata con immenso dolore dai russi, Batman-Putin mostrò il suo volto peggiore, con una reazione a dir poco “algida” di fronte all’eccidio di quei bambini. E, anzi, sono in tanti ad addebitare proprio a lui, e al suo nefasto ordine dato alle teste di cuoio russe di penetrare nella scuola, la morte di tutti quei bimbi.

Una nuova guerra fredda nel XXI° secolo? Secondo Edward Lucas, ex capo dell’ufficio di Mosca dell’Economist e autore del libro La Nuova Guerra Fredda: il Putinismo e le Minacce per l’Occidente, un’ipotesi del genere è realistica, soprattutto se si guarda alla mentalità autoritaria di Vladimir Putin e, contemporaneamente, al capitalismo corrotto della classe dirigente di Mosca, messa lì - tanto per intenderci - proprio da lui. Insomma, a leggere Lucas non c’è da stare tranquilli, soprattutto quando un gigante come Gazprom regna in maniera pressoché totale sul mercato del gas e può decidere di chiudere i rubinetti e lasciare l’Europa al freddo a seconda del suo personale piacimento.

Avrete notato che non abbiamo accennato alla vita privata di Batman. Proprio come il supereroe dei fumetti, Putin ha fatto di tutto per eclissare la sua sfera privata dalla scena pubblica. Si sa che è sposato e ha due figlie. Più volte gli sono state attribuite storie extraconiugali, l’ultima con un’atleta olimpica a Mosca, ma così come sono nate poi le voci si sono spente, e non si sa bene se per mancanza di prove o per silenzio “coatto” di taluni spifferatori troppo indiscreti, che hanno pagato cara la loro propensione al gossip. Fatto sta che in Russia bisogna stare molto attenti quando si parla di Putin. E lo sa bene il pittore Alexander Shednov (conosciuto anche come Shurik), che nel 2009 è stato arrestato dai servizi russi. La sua colpa? Aver dipinto Putin (icona del macho russo) con un corpo da donna. Insomma, l’aver confuso Batman con Wonderwoman al povero Shurik è costata la libertà.

—

Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso

  • anna.mazzone
  • Venerdì 2 Dicembre 2011

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Il 2 Dicembre 2011 alle 13:22 BLOG : La voce di quasi tutti ha scritto:

[...] Vladimir Putin, lo zar indiscusso di Russia, potrebbe restare al potere fino al 2024. Il 4 marzo del prossimo anno sarà eletto nuovamente presidente, dopo un’interruzione di quattro anni con la qualifica di premier. Ma chi è veramente Vladimir Putin e qual è il suo segreto per essere tanto amato a Mosca, e non solo, visto che che nel 2007 Time Magazine gli ha reso onore assegnandogli il titolo di uomo dell’anno? Batman con al suo fianco il fedelissimo Robin. Alpha dog. Zar di Russia. Sono molti gli appellativi che sono piovuti addosso a Vladimir Putin in tutti questi anni di potere. Chiamato amorevolmente “Vladi” dagli amici come Silvio Berlusconi, oppure Pootie-Poot, come era solito fare George W. Bush. Anche il presidente americano si era arreso al suo fascino glaciale e lo considerava – per quanto possibile – un “amico”. [...]

Il 20 Gennaio 2012 alle 12:41 Russia: Zar Putin vola nei sondaggi, ma la partita per il Cremlino è appena cominciata | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] già scaldando i muscoli. Ieri il primo dibattito in diretta televisiva tra gli sfidanti dello Zar Putin: l’outsider Mikhail Prokhorov e il comunista Gennady Zyuganov. Gli ultimi sondaggi danno il [...]

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