
(AP Photo/RIA Novosti, Dmitry Astakhov, Presidential Press Service)
Vince ma non stravince. I risultati delle elezioni per la Duma lasciano l’amaro in bocca a Vladimir Putin, il cui partito, Russia Unita, scende poco al di sotto del 50%, a fronte del 70 e passa per cento di quattro anni fa. Successo dei comunisti di Zyuganov e degli uomini di Sergey Mironov, leader di Russia Giusta, che inaspettatamente si aggiudicano quasi il 14%.
Notte buia per lo zar di Russia, prossimo nuovo inquilino del Cremlino. Dopo le prime proiezioni, Vladimir Putin si è mostrato alle telecamere, sostenendo che i risultati delle elezioni sono “ottimi” e “riflettono la reale situazione del Paese”. Peccato che il suo volto fosse persino più imperscrutabile del solito e velato da un’ombra scura. Saranno tutti i sorrisi elargiti in campagna elettorale - cosa che Putin detesta - oppure l’aver rilasciato in fretta e furia, a urne ancora calde, una dichiarazione che sa un po’ di Pinocchio, ma è certo che questi risultati non sono “ottimi” per Russia Unita, nonostante si aggiudichi la maggioranza dei seggi nella Duma, 238 su 450. Ma l’idea di una maggioranza costituzionale dei due terzi è sfumata e in Parlamento il partito di Putin se la dovrà vedere con altri tre avversari: i Comunisti capeggiati da Zyuganov, che si sono aggiudicati circa il 20%, e poi Russia Giusta di Mironov, che ha oltrepassato la soglia del 13%, grazie a una campagna elettorale particolarmente aggressiva e fortemente incentrata sui temi economici (vedasi la commovente pubblicità della babuska che non arriva a poter comprare il latte), e i Liberal Democratici, capeggiati dalla controversa figura di Vladimir Zhirinowsky. Yabloko ha superato di poco il 3% e resterà fuori dall’Assemblea legislativa.
Ora cosa cambierà all’interno (e all’esterno della Duma)? In realtà assai poco, come ha sottolineato Dmitri Medvedev che, sorridente (lui per davvero) al fianco di Putin, subito dopo i primi risultati si è affrettato a commentare che “il 50% dei consensi testimonia l’esistenza di una democrazia reale“. “Adesso - ha poi aggiunto il capo del Cremlino - Russia Unita dovrà accordarsi sui singoli temi con le altre tre forze del Parlamento”. Cosa che in realtà già accadeva all’interno della Duma, dove spesso i tre partiti minori hanno trovato l’accordo con Russia Unita. Solo che oggi il partito di Vladimir Putin non può più regnare incontrastato e, soprattutto, non ha i due terzi necessari per modificare la Costituzione in “solitaria”. Cosa che è stata già fatta, a dire il vero, e che al momento non è considerata una priorità nella lista della spesa del Cremlino. Ci sono altre cose ben più urgenti all’orizzonte, a cominciare dalla necessità di arginare gli effetti della crisi economica e riportare a più miti livelli l’inflazione. Difficile, quindi, che assisteremo a stravolgimenti politici in Russia nei prossimi anni, anche se bisognerà vedere se il consenso nei confronti di Putin gli permetterà di coronare il sogno di “regnare” fino al lontano 2024.
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“Questa campagna elettorale è stata più interessante di quanto pensassi“, ha dichiarato a Panorama.it Evgeny Utkin, analista politico e corrispondente in Italia del settimanale Expert. “Ho sempre detto che Russia Unita avrebbe raggiunto la maggioranza in Parlamento. Ma è anche vero che il partito di Medvedev e Putin è sceso inizialmente sotto la somma degli altri tre partiti che sono entrati nella Duma e solo in un secondo tempo è risalito”. “Il dato chiaro che emerge da questi risultati - spiega Utkin - è che, grazie alla perdita di voti da parte di Russia Unita, si sono rafforzati gli altri tre partiti. Ma la stessa Russia Unita è stata penalizzata dall’aver eliminato il cosiddetto “voto contro tutti“. Così, quelli che finora avevano votato contro il partito di Putin e Medvedev, oggi si sono trovati costretti a votare per i comunisti, per Russia Giusta, Yabloko o gli altri”.
Il “voto contro tutti” è una particolarità del sistema elettorale russo, che fino alle scorse elezioni prevedeva in aggiunta ai voti ai singoli partiti una casella speciale chiamata, per l’appunto, “voto contro tutti”, in cui si esprimeva il voto di protesta, che veniva poi comunque conteggiato e distribuito tra i partiti vincitori, in base alle loro percentuali. Ma quest’anno il Cremlino ha cancellato la casella del “voto contro tutti” e, anche per questa ragione, gli elettori che si sono recati alle urne (con un’affluenza attorno al 60%), sono stati praticamente “costretti” a scegliere uno dei partiti in lista, pur di esprimere il loro voto di protesta. Si spiegherebbe anche così l’exploit dei comunisti di Zyuganov. E anche per questo Putin non festeggerà, nonostante un risultato che a denti stretti ha definito “ottimo”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Lunedì 5 Dicembre 2011


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Il 5 Dicembre 2011 alle 15:22 Russia al voto - Pagina 6 - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] Sergey Mironov, leader di Russia Giusta, che inaspettatamente si aggiudicano quasi il 14%. (…) Elezioni in Russia: Putin vince ma non festeggia - Mondo - Panorama.itPoliticainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete [...]
Il 6 Dicembre 2011 alle 13:23 Mosca come Il Cairo: dilaga la protesta contro Putin. Più di 200 arresti | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] In migliaia sono scesi in piazza a San Pietroburgo e a Mosca per manifestare contro Vladimir Putin e i risultati della recente tornata elettorale per l’elezione dei 450 membri della Duma. Anche Washington [...]
Il 6 Dicembre 2011 alle 18:45 - Vivi Capena ha scritto:
[...] centro specializzato in sondaggi, non si fa prendere dall’entusiasmo. Eppure, sa bene che le elezioni parlamentari del 4 dicembre hanno aperto un nuovo capitolo nella politica russa. Perché la timida società civile si è [...]
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