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Primavera egiziana. Fratelli musulmani: siamo anche noi indignados, non terroristi

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  • Tags: fratelli-musulmani, panorama in edicola, primavera araba, Primavera egiziana, rivolte islam
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Primavera egiziana. Fratelli musulmani: siamo anche noi indignados, non terroristi

di Matteo Fagotto

Seduto al bar di un centro commerciale nella periferia del Cairo, Ahmed el-Bialy sorseggia una tazza di tè e ricorda la sua esperienza durante la rivoluzione egiziana. Ha modi gentili e la barba curatissima. Gli piace raccontare gli eventi che hanno cambiato la sua vita. “Ho camminato 50 chilometri per raggiungere il centro del Cairo. È stato un momento straordinario. Non ho mai avuto paura. Neppure quando la polizia mi ha sparato a una gamba e sono dovuto andare all’ospedale”. El-Bialy, 34 anni, è un medico di Mansoura ed è uno dei 3 milioni di Fratelli musulmani che si stima vivano in Egitto. Come molti dei suoi compagni ha preso parte alle rivolte e agli scontri con le forze dell’ordine, e ha dormito in piazza Tahrir con la sua famiglia. Ora vuole raccogliere i frutti della rivoluzione per se stesso e per l’organizzazione che rappresenta. “È cambiato molto da gennaio a questa parte” sostiene. “Prima molti ci consideravano islamisti da temere, ma da allora tanti egiziani si sono uniti a noi. Dobbiamo usare questa opportunità al meglio per noi e per il nostro paese”.

Etichettato per anni come un movimento oscuro che aveva come scopo quello di ottenere il potere per imporre una rigida sharia, in poche settimane i Fratelli musulmani hanno vissuto uno dei più spettacolari stravolgimenti nella storia del paese: dopo anni di repressione e torture sono diventati la principale forza politica dell’Egitto, candidata a guadagnare la maggioranza nelle elezioni cominciate lunedì 28 novembre con un’affluenza record. Sempre che sopravvivano a una lotta intestina potenzialmente più pericolosa delle persecuzioni, che vede contrapposte la vecchia leadership e le nuove leve.

Le divisioni riguardano gli eventi recenti, ma anche i progetti di lungo termine. Molti giovani nei giorni scorsi avrebbero lasciato la Fratellanza, infuriati con la decisione del movimento di non prendere parte alle recenti proteste di piazza Tahrir che hanno provocato la morte di oltre 40 persone e il ferimento di migliaia. L’intenzione dei dirigenti era di non compromettere l’avvio delle elezioni. Ciò nonostante numerosi giovani hanno comunque scelto di unirsi ai dimostranti chiedendo le dimissioni del governo e lo scioglimento del consiglio militare, con il quale i Fratelli intrattengono ottimi rapporti. La frattura generazionale ha investito anche il Partito per la libertà e la giustizia, il braccio politico del movimento, creato all’indomani della rivoluzione di gennaio. Lo stesso leader della formazione Mohamed el-Beltagi ha scelto di manifestare.

In realtà sono in molti tra i Fratelli musulmani a non volere recidere quel legame con la società egiziana forgiato durante i giorni più caldi dell’occupazione di piazza Tahrir. «Pensavo che fossimo gli unici a subire il regime, ma là ho incontrato tante persone che soffrivano in silenzio, proprio come noi» riassume Mohamed Abdel-Hakem, 24 anni. “Dobbiamo continuare a lavorare insieme per fare pressione sull’esercito perché lasci il potere, consentendo alla democrazia di svilupparsi”.

Se la rivoluzione ha permesso ai Fratelli musulmani di farsi conoscere meglio, ha anche esposto i suoi membri alla contaminazione di idee diverse. Oggi i giovani chiedono cambiamenti radicali dell’organizzazione, invocano un ruolo di maggiore spessore per le nuove generazioni e per le donne, l’elezione dei dirigenti e la separazione completa tra movimento e partito.

“Aspiriamo a una democrazia modellata sull’esperienza turca” afferma Mohamed Othman, 28 anni, “ma finora l’unica preoccupazione della nostra leadership è stata la stabilità, non il cambiamento”. Othman è un membro dell’ala progressista della Fratellanza. Alla fine di marzo insieme ad altri 700 giovani Fratelli musulmani ha organizzato una riunione con centinaia di persone che chiedevano più apertura nel movimento e un completo rinnovamento del vertice. L’adunata, non autorizzata, ha fatto infuriare il consiglio della shura (l’organo di governo del movimento). E anche se la frattura è stata ricomposta le differenze sul futuro permangono.

Le divisioni sono arrivate all’alba della rivoluzione. Molti giovani come Ahmed Abdelgawad erano in piazza già il 25 gennaio, ma l’appoggio ufficiale dei leader del movimento è arrivato solo tre giorni dopo. “Noi vogliamo ccelerare le cose, loro no” sintetizza Abdelgawad.

Il vento della Primavera araba ha sfiorato anche le giovani Sorelle, come vengono definite le donne del movimento. Se negli anni del regime è stato loro impedito di assumere ruoli di primo piano per ragioni di sicurezza, adesso molte sentono che è arrivato il loro momento: “Il nostro fondatore Hassan al-Banna ha parlato molte volte dell’importanza del ruolo delle donne nel movimento. Sfortunatamente i nostri leader non sembrano dello stesso parere, ma questo dovrà cambiare” sottolinea Rehab Hassan Gouda, casalinga di 33 anni. Le fa eco Awatef Saad, che ha una piccola società per la gestione delle risorse umane. “La storia ha dimostrato che abbiamo sempre avuto una parte importante nella Fratellanza, chiediamo di partecipare al processo decisionale“. I Fratelli musulmani hanno accettato in parte le richieste dei più giovani: il nuovo partito ha candidato 70 donne alle elezioni parlamentari. Ed è pronto a vederle ricoprire ruoli di governo, pure insieme ai cristiani, ma rifiuta la candidatura di donne e cristiani alle presidenziali.

Il programma di Libertà e giustizia si basa sulla sharia, sostiene il mercato, i diritti di associazione e la libertà di stampa, per tutti i gruppi politici e religiosi. La leadership del partito ha tenuto molte riunioni con le donne e i giovani promettendo più apertura e un ruolo più decisivo all’interno dell’organizzazione, ma i progressi sono lenti e molte richieste, come una maggiore trasparenza nella gestione dei finanziamenti e nell’elezione degli organi di partito, sono state accolte con una certa preoccupazione. Così molti giovani sono pronti a cercare opportunità altrove.

Come ha fatto l’ex numero due dei Fratelli musulmani, Mohamed Habib, che a luglio ha lasciato il movimento per aderire alla formazione islamica Al-Nahda. Una settimana prima la Fratellanza aveva espulso nove membri della sua sezione giovanile perché avevano deciso di entrare nel partito della Corrente egiziana. “Lasciare il movimento non è facile. Diventa parte della tua vita quotidiana” sottolinea Mohamed Othman. “I miei figli sono cresciuti con quelli degli altri membri. Questo è il punto di forza dei Fratelli musulmani, non la militanza religiosa o politica: le relazioni personali“.

L’assistenza a poveri e bisognosi è stata un’altra importante strada per conquistare il sostegno popolare. Ci sono organizzazioni legate ai Fratelli musulmani che pagano le cerimonie nuziali a coloro che non se le possono permettere, senza badare al loro credo religioso o all’appartenenza politica. Il movimento sostiene, inoltre, 12 ospedali in tutto il paese dove gli indigenti vengono curati gratis. Il Farouk del Cairo è uno di questi. È piccolo ma cura 600 persone al giorno e sopravvive grazie a donazioni che coprono il budget da 1 milione di sterline egiziane (125 mila euro) l’anno. “Il modo in cui facciamo funzionare questo ospedale è un messaggio” afferma il dirigente Ahmed al-Mursi, anche lui membro della Fratellanza. “Si può essere vicini ad Allah offrendo assistenza medica ai poveri, non importa quale sia la loro fede”.

L’organizzazione gestisce centri sociali, programma attività sportive, tiene corsi e fornisce consigli ai teenager, non molto diversamente da quanto accade negli oratori della parrocchie europee. “I Fratelli musulmani cambieranno senza fratture tra giovani e vecchi” preconizza Marwa Mohsen, 30 anni, che da 8 segue un gruppo di ragazze adolescenti. “Abbiamo una grande opportunità di instaurare un rapporto con le persone e dobbiamo coglierla. La Fratellanza cambierà non a causa della rivoluzione ma grazie alla conquistata libertà“.

  • redazione
  • Lunedì 5 Dicembre 2011

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