
(Credits: AP Photo/Amr Nabil)
di Matteo Fagotto
Il primo presidente egiziano dell’era democratica post Mubarak potrebbe non essere il cavallo più gradito all’Occidente: Mohammed el Baradei. L’ex direttore generale dell’Aiea e premio Nobel per la pace non supererebbe infatti il 4 per cento delle preferenze alle prossime presidenziali, secondo un sondaggio pubblicato dal Centro nazionale per la ricerca sociale del Cairo.
Un flop parallelo a quello dei partiti liberali alle recenti elezioni parlamentari e che potrebbe essere una delle ragioni dietro la recente mossa dello stesso Baradei, dettosi pronto a ritirare la propria candidatura in cambio della guida di un governo nazionale di transizione non inviso ai manifestanti di piazza Tahrir.
Secondo il sondaggio, l’uomo da battere sarebbe Amr Mohammed Moussa, 65 anni, ex ministro degli Esteri di Mubarak ed ex segretario generale della Lega Araba che ha il 23 per cento delle preferenze e un alto grado di popolarità, frutto delle prese di posizione su quelli che definì i “doppi standard” dell’amministrazione Usa sul nucleare israeliano e iraniano, e sul mancato riconoscimento internazionale delle elezioni che, nel 2006, sancirono la vittoria di Hamas in Palestina.
La corsa per le presidenziali, però, è tutt’altro che chiusa. I Fratelli Musulmani, vincitori delle elezioni parlamentari e che hanno più volte ribadito di non voler presentare alcun candidato alle presidenziali, potrebbero infatti tornare sui propri passi e puntare alla presidenza, visti anche gli scarsi poteri che, al momento, vengono riservati al Parlamento egiziano. La discesa in campo del movimento islamico potrebbe scompigliare i piani dell’ex-diplomatico, con buona pace di chi, in Occidente, pur non amandolo lo ritiene il male minore.
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