Marine Le Pen a capo coperto nel Museo della Shoah a Gerusalemme: potrebbe succedere anche questo. La leader del Front National detta la fille, ossia la figlia (di Jean-Marie, fondatore del Fn), punta a visitare Israele prima delle presidenziali di aprile. Sdoganarsi con la comunità ebraica alzerebbe le sue quotazioni elettorali oggi al 15-17 per cento, facendole contendere il passaggio al secondo turno a Nicolas Sarkozy (beneficiario nel 2007 del voto ebraico in fuga da sinistra). L’ultimo scoglio è quella frase di papà Jean-Marie: “Le camere a gas sono un dettaglio della storia”.
Marine non è antisemita. Da ragazza frequentava night club sefarditi del Sentier. Ha condannato gli attacchi degli islamici radicali agli ebrei in Nord Africa e l’assassinio in Francia di Ilan Halimi, giovane sefardita torturato e ucciso da una banda d’immigrati musulmani. Appoggia Israele. Forse in chiave anti-islamica, ma allo stesso modo si è espressa in difesa dei diritti dei gay e delle donne. Lo scorso marzo è saltata per le polemiche una sua intervista di 40 minuti a Radio J, la radio della comunità ebraica. Frédéric Haziza, caposervizio politico: “Ciò che Marine Le Pen ha detto della Shoah sfida il tradizionale negazionismo del padre”.
È poi volata a New York ai primi di novembre e ha incontrato per 20 minuti l’Ambasciatore d’Israele all’Onu, Ron Prosor. E il quotidiano Haaretz le concede una possibilità, purché la condanna dell’anti-semitismo sia “chiara e forte”. A Palm Beach, Marine ha cenato con 200 repubblicani del Tea Party da Bill Diamond, finanziatore ebreo di Rudolph Giuliani. E per un soffio non è stata accolta da vip al Museo della Shoah a Washington. Che il secondo turno sia dietro l’angolo?
- Martedì 6 Dicembre 2011


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