Martedì 6 dicembre la portavoce del dipartimento di Stato americano aveva comunicato l’apertura di un’ambasciata virtuale a Teheran. Gli Stati Uniti e la Repubblica islamica non hanno rapporti diplomatici dal 1979, e cioè dalla presa degli ostaggi americani nella sede diplomatica iraniana. A rappresentare gli interessi americani in Iran è la diplomazia elvetica ma, tenuto conto dell’importanza della rete, i tempi sono evidentemente sembrati maturi per aprire un’ambasciata virtuale. Ma i vertici di Teheran l’hanno presa per una provocazione.
Sul questo sito (in persiano) c’è un video in cui il segretario di Stato americano Hillary Clinton dichiara che “questa per noi è una piattaforma per comunicare gli uni con gli altri, in modo aperto e senza paura, a proposito degli Stati Uniti, delle nostre politiche, delle nostre culture e del popolo americano”.
Il sito fornisce i requisiti per studiare negli States e i moduli per richiedere il visto, senza però fornire veri e propri servizi consolari. E questo è stato motivo di protesta da parte dei blogger, perché da oltre trent’anni gli iraniani devono recarsi presso gli uffici consolari degli Stati Uniti in Turchia.
L’obiettivo del sito - si legge nel comunicato stampa - dovrebbe essere comunicare direttamente con gli iraniani, dando informazioni e punti di vista alternativi rispetto a quelli forniti dal “regime iraniano”, che definisce gli Stati Uniti “il grande Satana”. Ma allora - si chiedono gli iraniani in rete - si tratta solo di propaganda? Nulla di veramente utile?
L’uso - sempre nel comunicato stampa - del termine “regime” non deve aver riscosso successo presso le autorità iraniane. E infatti già il giorno dopo, mercoledì 7 dicembre, il sito dell’ambasciata virtuale è stato messo fuori uso: gli iraniani che hanno provato a collegarsi hanno trovato la scritta “In base al codice penale riguardo a Internet, non è possibile collegarsi a questo sito”.
Per l’agenzia di stampa Fars si è trattato di una decisione volta a “neutralizzare un altro piano degli americani”. Propaganda a parte, da una parte e dall’altra, è certo che il timing del lancio del sito è stato pessimo: esattamente una settimana dopo l’assalto dell’ambasciata britannica a Teheran da parte di un gruppo di integralisti, e pochi giorni dopo la presa di possesso da parte delle forze armate iraniane di un drone della CIA.
Non si poteva aspettare un momento migliore per lanciare un’iniziativa che poteva avere risvolti positivi?
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Venerdì 9 Dicembre 2011


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