Recep Tayyip Erdogan batte Lionel Messi. Il premier turco, arrivato al terzo mandato, per i lettori della rivista Time è l’uomo dell’anno e ha sbaragliato tutti gli altri big, a cominciare da Barack Obama, arrivato decimo e superato da Silvio Berlusconi (ottavo posto).
I turchi si sono scatenati e con 122.928 hanno incoronato il vincitore della competizione di fine anno più attesa, quella di uomo (o donna) 2011 della rivista Time. In settimana probabilmente verrà annunciato il nome del vincitore reale, deciso dalla giuria di Time. Ma per adesso il primo ministro di Ankara si gode la vittoria pop, dopo aver notevolmente staccato la stella del Barcellona, Lionel Messi.
In realtà, la contraddizione di questa vittoria “popolare”, che non ha mancato di accendere immediate polemiche, si evince tutta dai numeri. Erdogan è stato il più votato sia in positivo che in negativo. Se quasi 123 mila lettori lo hanno scelto come figura dell’anno, dall’altra parte circa 180 mila hanno espresso un giudizio negativo su di lui, a cominciare dalla sua strategia estera, per finire all’eterna questione dei curdi (una “minoranza” di 14 milioni di persone) che il premier sembra voler risolvere con la forza, invece che con il dialogo democratico, come aveva promesso solo qualche tempo fa.
In più, dall’incidente della Mavi Marmara in poi, Erdogan ha congelato i rapporti con l’amico storico, Israele, tendendo invece la mano ai nemici di sempre dello Stato ebraico, Iran in testa. Insomma, il leader del partito islamico-moderato di Ankara deve ringraziare i suoi sostenitori, che sembrano essere molto più attivi degli amanti del calcio e dei tifosi del Barça.
Ma, per il resto, la sua figura, soprattutto in questo momento, in patria non gode di tutto questo sostegno, e anzi in molti parlano apertamente di atteggiamenti sempre più autoritari e preoccupanti, a cominciare dai nuovi filtri censori su internet, che hanno di fatto bloccato l’accesso a decine di siti, rei di “imbarazzare” la cultura islamica del governo. E recentemente anche Darwin e la sua teoria evoluzionista sono entrate nel mirino della censura turca. I siti che parlano o citano Darwin sono considerati al pari di quelli porno e quindi oscurati. Per i bambini, dicono ad Ankara.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Lunedì 12 Dicembre 2011


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