
Aung San Suu Kyi insieme al presidente Thein Sein (Credits: AP Photo/MRTV)
La Lega nazionale per la democrazia, il partito del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, è stato ufficialmente riconosciuto come legale dalla Commissione Elettorale della Birmania. La notizia è stata diffusa con una nota di tre righe pubblicata dal quotidiano ufficiale del regime New Light of Myanmar. La Lega potrà quindi partecipare alle prossime elezioni suppletive presentando i suoi “candidati democratici”, e in molti si aspettano che a ottenere un seggio sarà proprio la paladina della lotta per la libertà birmana.
Il fatto che la Commissione Elettorale del regime ci abbia messo solo tre settimane per autorizzare l’iscrizione del “nuovo” partito, riconoscendo i nomi delle ventuno persone che lo guidano, evidenzia come l’impegno del neo-presidente Thein Sein a portare avanti una vera e propria transizione democratica sia non solo realistico e credibile, ma abbia anche già dato diversi risultati concreti. Del resto, il riconoscimento ufficiale della Lnd come partito non è certo un risultato da sottovalutare, visto che appena un anno e mezzo fa questa formazione politica è stata costretta a sciogliersi a causa di una legge varata dalla precedente giunta militare che aveva impedito di includere nelle liste dei partiti che avrebbero partecipato alle elezioni di fine 2010 (le prime in vent’anni) persone che stavano scontando una condanna. L’unica alternativa per la Lega sarebbe stata quindi l’espulsione del loro leader, Aung San Suu Kyi, che a maggio 2010 si trovava anora agli arresti domiciliari. Se allora piuttosto che partecipare ad elezioni manipolate e rinunciare al riferimento e all’appoggio del loro leader storico la Lnd ha preferito boicottare le elezioni, nonostante la giunta avesse chiarito che i partiti esistenti che non si fossero registrati per la competizione elettorale di fine anno sarebbero stati sciolti, l’entusiasmo che accompagna oggi l’opportunità di partecipare dopo tanto tempo a una elezione, anche se suppletiva, non ha precedenti.
Per sottolineare che i tempi stanno finalmente cambiando e che per il Myanmar potrebbe essere arrivato il momento dell svolta democratica la Lega ha persino presentato un nuovo simbolo. Abbandonato lo storico cappello di bambù, anche perché utilizzato da un gruppo non autorizzato nelle elezioni del 2010, la compagine di Aung San Suu Kyi vuole ora essere identificata con un pavone combattente che fissa una stella bianca. Il primo rappresenta la rivolta studentesca soffocata nel sangue del 1988, la seconda la rivoluzione.
Il presidente Thein Sein sa bene che Aung San Suu Kyi potrebbe ottenere all’inizio del 2012 un successo elettorale ancora più grande di quello che la Lega per la democrazia si era già conquistata nel 1990, quando, purtroppo, tutti i deputati scelti dal popolo furono poi costretti dai militari alle dimissioni e al carcere. Da cui tanti ancora non sono usciti. Una consapevolezza che, però, non può fargli fare un passo indietro. Anche perché far cambiare il paese implica trovare il coraggio di sottoporsi al giudizio della popolazione. Nella speranza che quest’ultima non dimentichi troppo infretta che senza il generale Thein Sein libertà, democrazia, trasparenza e sviluppo in Birmania non sarebbero mai arrivati.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Martedì 13 Dicembre 2011


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